365 giorni con Giovanni Paolo II PDF

Il sarto che ha da vestire un gobbo, se non tiene conto della gobba, non 365 giorni con Giovanni Paolo II PDF. Giovanni Giolitti, Memorie della mia vita, Milano, F. Giuvanin”, com’era chiamato in famiglia, rimase ad un anno orfano del padre, che morì a causa di una polmonite.


Författare: Giovanni Paolo II.

Frequentò la facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Torino e si laureò a soli 19 anni, grazie a una speciale deroga del rettore che gli consentì di compiere gli ultimi tre anni in uno solo. All’attività politica fu avviato da uno degli zii che era stato deputato nel 1848 e che manteneva stretti rapporti d’amicizia e politici con Michelangelo Castelli, segretario di Cavour. Privo di un passato impegnato nel Risorgimento, portatore di idee liberali moderate, nel 1862 incominciò a lavorare al Ministero di Grazia, giustizia e culti. La sua carriera di alto funzionario continuò nel 1877 con la nomina alla Corte dei conti e poi nel 1882 al Consiglio di Stato. Sempre nel 1882 si candidò a deputato, venendo eletto.

Nel 1889 fu nominato Ministro del Tesoro nel secondo governo Crispi, assumendo in seguito anche l’interim delle Finanze. Nel 1890 tuttavia si dimise, per una questione legata al bilancio ma anche a causa di un generale disaccordo sulla politica coloniale intrapresa da Crispi. Nel 1891 si pronunciò per una riforma delle imposte per portarle da proporzionali a progressive. L’inizio dell’avventura giolittiana come primo ministro coincise sostanzialmente con la prima vera disfatta del governo di Crispi, messo in minoranza nel febbraio del 1891 su una proposta di legge di inasprimento fiscale.

Il governo rappresentativo non può procedere regolarmente senza partiti organizzati con programmi chiari e precisi. Fu costretto alle dimissioni dopo poco più di un anno, il 15 dicembre 1893, messo in difficoltà dallo scandalo della Banca Romana che evidenziò in modo inequivocabile la prassi consolidata, fra politica e mondo della finanza, fatta di relazioni di mutuo interesse trasversali rispetto agli schieramenti politici. Giolitti non ebbe incarichi di governo per i successivi sette anni, durante i quali la figura principale della politica italiana continuò a essere Francesco Crispi, che condusse una politica estera aggressiva e colonialista. Giolitti ebbe una notevole influenza che andava oltre quella propria della sua carica di Ministro degli Interni, anche a causa dell’avanzata età del presidente del consiglio. Giovanni Giolitti sarà forse il primo politico italiano di scuola liberale a cogliere le potenzialità e l’importanza di questo dibattito. Questi concetti, che oggi possono sembrare scontati, erano all’epoca considerati “rivoluzionari”.

I conservatori criticarono duramente quello che per loro era un cedimento al sovversivismo e gli industriali rimasero costernati quando si sentirono dire a chiare lettere che il governo non sarebbe assolutamente intervenuto nei confronti degli scioperi e che, piuttosto, gli imprenditori si sarebbero dovuti rassegnare a concedere adeguati aumenti salariali ai lavoratori. Noi dinnanzi alle rinnovate proteste del Capo della Chiesa contro la integrità territoriale dello Stato – in quanto alla politica ecclesiastica, crediamo che non vi siano cambiamenti da fare . Il principio nostro è questo, che lo Stato e la Chiesa sono due parallele che non si debbono incontrare mai. Si era intanto formata una consistente parte di opinione pubblica a favore della nazionalizzazione delle ferrovie, soluzione che Giolitti stesso sosteneva. 1905 Giolitti, anche in seguito a una malattia, si dimise da presidente del Consiglio. Dopo le dimissioni, Giolitti invitò l’amico Alessandro Fortis a creare un governo che avrebbe avuto il suo appoggio.

Il governo Fortis rimase in carica fino a inizio 1906. Giolitti si tenne fuori dal governo e anzi operò per farlo cadere, nell’intento di succedergli, come effettivamente avvenne. Italia dello zar di Russia Nicola II. Nel maggio 1906 Giolitti insediò il suo terzo governo, durante il quale continuò, essenzialmente, la politica economica già avviata nel suo secondo governo.

Il terzo ministero Giolitti passò alla storia come “lungo e fattivo” ed è anche indicato come il “lungo ministero”. La conversione della rendita venne condotta con notevole cautela e competenza tecnica: il governo, infatti, prima di intraprenderla, chiese e ottenne la garanzia di numerosi istituti bancari. Il bilancio dello stato si arricchì, così, di un gettito annuo che si aggirava sui 50 milioni di lire dell’epoca. Degne di nota, inoltre, le operazioni di soccorso e ricostruzione che il governo nel 1908 organizzò in occasione del terremoto di Messina e Reggio seguito da un disastroso maremoto.