365 motivi per non avere paura PDF

Questa voce o sezione sull’argomento linguistica non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Una lingua franca è una lingua che viene usata come strumento di comunicazione internazionale o comunque fra persone di differente lingua madre e per le quali 365 motivi per non avere paura PDF straniera. Prende il nome dalla lingua franca mediterranea o sabir, lingua pidgin parlata nei porti del Mediterraneo tra l’epoca delle Crociate e il XIX secolo.


Författare: Maurizio Mirilli.

Nella Bibbia ci sono tantissimi inviti a non avere paura, in riferimento a varie, circostanze, della vita. Essi sono sufficienti per avere una parola di consolazione per ogni giorno dell’anno. L’autore ripercorre così 365 “non temere” presenti nella Parola di Dio (tante volte infatti nella Bibbia è ripetuta la frase “Non avere paura/Non temere”) facendone altrettanti motivi di speranza e di incoraggiamento. Un libro di semplici riflessioni che sipropone di portare una luce di speranza nella nostra vita di tutti i giorni. Pensata in particolar modo per i giovani, che nella società d’oggi appaiono sempre più smarriti e confusi, si tratta di una lettura che può rasserenare gli animi di tutti gli uomini.

I primi studi sulla lingua franca furono effettuati da Hugo Schuchardt. Tuttavia, la lingua franca mediterranea è solo uno dei primi esempi di utilizzo di fonte di comunicazione tra parlanti: oggi come oggi, per esempio, la lingua franca per eccellenza è l’inglese, che è sia L1 che LF. Storicamente, il ricorso ad una lingua franca è di antiche origini, presumendosi che possa essere insorto per soddisfare esigenze di natura commerciale. In seguito, all’utilizzo mercantile si sono affiancati quelli diplomatici e culturali.

L’uso di una lingua franca consente inoltre agli operatori interessati di poter evitare il ricorso alla mediazione dei traduttori ed allestire una comunicazione diretta. Sull’etimologia della locuzione, mutuata dal corrispettivo italiano, si ritiene probabile l’ipotesi che derivi da un modo di dire diffuso presso la diplomazia africana e levantina. Si possono enumerare molte lingue utilizzate nel corso del tempo come lingua franca o interlingua. Attualmente, per i commerci e per alcune scienze l’inglese è di fatto la lingua franca prevalente nella maggior parte del mondo, così come l’arabo sta assumendo un ruolo analogo presso i paesi a maggioranza religiosa islamica. Nel corso della storia, si sono avuti molti esempi di lingua franca.

Inoltre, le lingue franche sono favorite da motivi diplomatici e culturali. La lingua persiana è un esempio importante di lingua franca divenuta tale grazie alle conquiste, sebbene abbia raggiunto questo status in un periodo successivo alla fondazione dell’impero. Inoltre, l’essere una lingua madre diffusa in stati multinazionali non l’ha resa automaticamente una lingua franca. L’Elam, ovvero la parte di terra iraniana agli sbocchi di Tigri ed Eufrate, fu invasa dai persiani durante il primo millennio a. L’impero persiano stava allargandosi sempre di più: alla fine del 522 a.

Anatolia e la parte est dell’Iran. Mentre nelle zone meno civilizzate era più facile che il persiano si diffondesse da zero, è importante notare quanto questo fosse invece arduo nei territori più progrediti, dove era già diffusissimo l’aramaico. La diffusione del persiano conobbe una breve interruzione a causa della conquista dell’Impero da parte di Alessandro Magno nel 332 a. Durante questo periodo lungo qualche decina di secoli, fu proprio l’aramaico a subìre un forte declino come lingua franca, mentre il persiano – che nel frattempo aveva conosciuto un’evoluzione in pahlavi – aumentò proporzionalmente la sua diffusione. Con l’uccisione dell’ultimo sovrano sasanide Yazdgard III nel 651 d.

Essa rappresentò una vera e propria apertura ad un nuovo mondo, sebbene la rivoluzione linguistica non si scatenò subito. Gli effetti sul persiano, che continuò a mantenere comunque salde le sue radici, furono incredibilmente positivi. Prima di tutto, non c’era stata alcun tipo di resistenza politica al dominio arabo, e ovviamente l’élite religiosa svolgeva i suoi compiti in lingua araba. Se fino ad allora il persiano era servito più da L1 che da LF, la situazione cambiò radicalmente dal 1000 d. Difatti, sebbene il popolo turco riuscì a passare da schiavo a sovrano, non operò con l’intento di rivoluzionare la lingua del territorio iraniano. Il greco è una lingua franca che ha conosciuto due differenti sviluppi in aree diverse. I colonizzatori greci fecero il loro ingresso sulle sponde occidentali del Mediterraneo nell’850 a.

Il greco era riuscito a diventare una lingua franca per tutta l’area ovest del Mediterraneo non solo perché chiave di una vasta commercializzazione, ma anche per motivi di prestigio culturale, letterario, scientifico e di intrattenimento. A est, invece, la situazione era differente. Atene, sarebbe diventata lo standard universale dal terzo secolo a. Il latino ha ottenuto lo status di lingua franca nel momento in cui è riuscito a diffondersi come lingua del cristianesimo, cioè tra il II e il IV secolo d. Qualche centinaio di anni prima, nel 200 a. Una lingua, prima di diventare lingua ufficiale di una religione, attraversa spesso alcune fasi. Prima di tutto, ha bisogno di essere la lingua in cui vengono trascritti e diffusi i testi, poi deve diventare lingua ufficiale dell’amministrazione clericale, e infine essere adottata nella liturgia.

I primi seguaci di Cristo ed i primi diffusori del culto nell’impero romano parlavano rispettivamente l’aramaico ed il greco. La liturgia in latino veniva imposta in qualunque Paese fosse evangelizzato, anche dove i parlanti locali non avevano la minima conoscenza della lingua. Anche se in un primo momento era stato concesso di leggere le scritture in latino ma spiegarle nella lingua locale, questa usanza fu ben presto soppressa: la grande dignità ed eleganza del latino veniva considerata al pari di nessun’altra lingua. Ovviamente, il latino è stato solo una delle lingue scelte a scopo di proselitismo: per citare un esempio famoso, il Protestantesimo è stato portato dai missionari inglesi in tutto il mondo per centinaia di anni. Ciononostante, l’inglese non ha mai stretto un rapporto inscindibile dalla religione, che invece è rimasta legata ai vernacoli locali. La lingua italiana è considerata la base su cui si è sviluppata la lingua franca mediterranea, usata a partire dal tardo XV secolo lungo le sponde del Mediterraneo da mercanti pisani, veneziani, genovesi diretti verso il Nord Africa. L’espansione dei rapporti politico-commerciali favorì la diffusione di alcune tra le lingue più importanti, tra cui il francese, l’arabo ed il greco, nonché i dialetti italiani delle repubbliche marinare.

Le testimonianze che ci sono rimaste – molto ripetitive, evidentemente a causa delle conversazioni monotematiche – sono quasi sempre attribuite a parlanti turchi o arabi: questo lascia intuire che in verità si tratti di parodie linguistiche perpetrate da alloglotti. Gli usi dell’italiano non si limitano al settore commerciale. Nel ‘500, l’area centro-settentrionale italiana era una delle più ricche d’Europa in termini di cultura, letteratura, musica: la lingua italiana si diffonde quindi come mezzo di comunicazione tra i parlanti europei più altolocati, quasi al pari col francese, proprio per la sua “musicalità”. La diffusione dell’italiano proseguì fino al Settecento come lingua della corrispondenza diplomatica tra occidentali di diverse nazioni, nonché come forma di contatto diplomatico tra la Sublime porta e l’Europa.