Alla larga dai comunisti PDF

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Författare: Luigi Carletti.

Lo stesso argomento in dettaglio: Partito Comunista d’Italia. Nel 1930 Bordiga fu definitivamente espulso dal partito con l’accusa di trotskismo. Una volta caduto il regime fascista nel 1943 ricominciò a operare legalmente partecipando immediatamente alla costituzione di formazioni partigiane e dal 1944 al 1947 agli esecutivi antifascisti successivi al governo Badoglio I, dove il nuovo capo politico Palmiro Togliatti fu anche per un breve periodo vicepresidente del Consiglio dei ministri. Nel 1947 nel nuovo clima internazionale di guerra fredda il PCI è allontanato dal governo e sarebbe rimasto all’opposizione per tutto il resto dei suoi giorni, non entrando mai in nessun governo repubblicano.

L’amicizia e la lealtà che legavano il PCI all’Unione Sovietica, nonostante a partire dal 1968 una graduale progressiva critica all’operato del PCUS, fecero sì che l’atteggiamento nei rapporti internazionali non si tradusse mai in una rottura dei rapporti col partito sovietico. Il PCI è stato per molti anni dall’osservazione dei dati elettorali il partito comunista più grande dell’Europa occidentale. La scissione dei comunisti dal PSI avvenne sui famosi 21 punti di Mosca che delimitavano in modo netto la differenza delle posizioni politiche dei rivoluzionari da quelle dei riformisti e che costituivano le condizioni per l’ingresso nell’Internazionale Comunista, che aveva come obiettivo principe l’estensione della rivoluzione proletaria su scala mondiale. Il Congresso del PSI aveva appena rifiutato con solo un quarto di voti contrari, come previsto nelle 21 condizioni per l’adesione all’Internazionale Comunista, di espellere i membri della corrente riformista del partito.

Il nuovo partito era un partito rigorosamente rivoluzionario e la sua linea politica era fondata sull’esclusione di qualsiasi tipo di accordo con i socialisti. Anche a causa della scissione dell’ala riformista del PSI, avvenuta nel 1922, questo provocò i primi attriti con l’Internazionale Comunista che pose con forza il tema della riunificazione con il PSI di GIacinto Menotti Serrati. Il PCd’I venne soppresso dal regime fascista il 5 novembre 1926, ma continuò la sua esistenza clandestina, i cui militanti in parte rimasero in Italia, dove fu l’unico partito antifascista a essere presente seppure a livello embrionale, in parte emigrarono all’estero, soprattutto in Francia e in Unione Sovietica. Nel 1926 molti comunisti italiani fuggirono dal Paese e circa seicento trovarono rifugio in Unione Sovietica. La loro situazione fu difficile da subito e molti cercarono di rientrare in Italia.

Su segnalazione dei dirigenti italiani alle autorità sovietiche circa duecento militanti vennero indicati come indisciplinati o bordighisti-trotskisti, vennero inviati nei Gulag o direttamente fucilati, una tragedia di grandi proporzioni sulla quale per molto tempo si è saputo molto poco. Con la crescita del pericolo nazista l’Internazionale Comunista cambiò strategia e tra il 1934 e il 1935 lanciò la linea di riunire in un fronte popolare tutte le forze che si opponevano all’avanzata dei fascismi. La linea politica del PCd’I andò di nuovo in crisi con il patto Molotov-Ribbentrop del 1939 in quanto fu impossibile conciliare l’unità antifascista con l’approvazione del patto fra sovietici e nazisti e fu costretto ad appiattirsi sulle posizioni dell’Internazionale che in quel periodo teorizzava per i comunisti l’equidistanza tra i diversi imperialismi. Il 15 maggio 1943 in seguito allo scioglimento dell’Internazionale Comunista assunse la denominazione di PCI.

Quando il 25 luglio del 1943 Mussolini fu costretto a dimettersi, l’iniziativa del partito aumentò sensibilmente sia per i maggiori margini di manovra sia per la conseguente uscita dal carcere e il ritorno dall’esilio di numerosi dirigenti comunisti. Pietro Secchia, ex operaio biellese, imprigionato e deportato dal regime fascista dal 1931, liberato da Ventotene il 19 agosto 1943, venne incaricato durante una riunione tenuta a Roma il 10 settembre 1943 di recarsi a Milano per organizzare la guerra partigiana. Secchia raggiunse Milano in treno il 14 settembre dopo essere passato per Firenze e Bologna e aver diffuso le direttive del partito tra i militanti provenienti dall’antifascismo attivo. GAP e nelle SAP nelle città.