Apprendere l’arte PDF

Questa voce o sezione sull’argomento movimenti artistici non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. L’arte è un elemento fondamentale della cultura aborigena. Le opere d’arte venivano usate apprendere l’arte PDF segnare il territorio dei vari clan, ricordare eventi storici, raccontare le storie del dreamtime, insegnare le leggi e la morale.


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Il volume affronta il tema dell’educazione degli adulti nella fruizione dei beni culturali dalla parte dei veri protagonisti dell’arte: la gente che partecipa alle mostre, alle visite dei musei e delle gallerie. Inoltre esamina i rapporti tra l’arte, la magia e la religiosità.

I materiali tradizionali impiegati nella pittura aborigena erano acqua o saliva mescolate con ocra e altri coloranti minerali, sangue di canguro e resine. Come strumenti si usavano semplici pennelli, bastoncini, o le dita. Nella pittura su corteccia si utilizzano parti lisce e prive di nodi, preferibilmente ricavate dall’albero durante la stagione umida. La corteccia veniva poi pulita della scorza esterna più dura con uno strumento appuntito, riscaldata al fuoco, e appiattita calpestandola o schiacciandola con grossi sassi. Nella pittura rupestre aborigena tradizionale venivano utilizzate pareti rocciose spesso situate all’interno di caverne o in luoghi difficilmente accessibili.

I luoghi scelti per la pittura avevano spesso un importante significato spirituale o religioso nella cultura locale, e non raramente i nuovi dipinti venivano realizzati sulla stessa parete usata per dipinti più antichi, che ne risultavano coperti. La pittura aborigena è estremamente varia. Gli stili specifici meglio noti sono tre: la pittura “a raggi X”, la dot art, e una variante dello stencil. Nella pittura cosiddetta “a raggi X”, animali e uomini sono raffigurati mostrandone lo scheletro e le viscere, come in una sorta di sezione che ricorda per l’appunto una radiografia. Questa sezione sugli argomenti arte e antropologia è solo un abbozzo.

Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Le sculture lignee aborigene rappresentano spesso i mimi, creature mitologiche simili a piccoli uomini. Il principale strumento musicale tradizionale australiano è il didgeridoo. Nord dell’Australia, luogo ricco di termitai ed è lo strumento sacro degli australiani aborigeni.

000 anni, visto che esistono dei graffiti di tale età che lo raffigurano, ma potrebbe essere anche più antico. I didgeridoo tradizionali sono in eucalipto decorati con motivi totemici aborigeni, anche se oggi si trovano strumenti di diversi materiali: dal teak alla plastica e dal metallo alla ceramica. Il nome “didgeridoo” è un’interpretazione onomatopeica data dai colonizzatori inglesi che, sbarcati sul nuovo continente, sentirono il suono ritmato “did-ge-ridoo” provenire da dei rami di eucalipto cavi suonati dagli aborigeni. Esistono diversi stili tradizionali in cui viene suonato il didgeridoo che si differenziano in modo impercettibile per noi.

Il didgeridoo è usato sia nei riti sacri che nella vita di tutti i giorni. Per le popolazioni dove questo strumento è tradizionale le donne non possono suonarlo nei riti sacri, essendo usato principalmente nel rito di iniziazione maschile. Per alcune etnie è assolutamente vietato l’uso del didgeridoo da parte delle donne ma, ironicamente, questo avviene nel sud dell’Australia dove non è uno strumento tradizionale. Nella cultura degli australiani aborigeni le Vie dei Canti rappresentano una inestricabile e complicatissima toponomastica musicale che permette di ricreare e perpetuare i riti della creazione. Il culto magico di questa natura procura agli individui un centro spirituale sito al di fuori di loro stessi, un centro che riunisce ogni singolo uomo in un unico, grande collettivo spirituale, legandolo indissolubilmente all’ambiente in cui vive. In pratica il continente australiano si può leggere come una partitura musicale. Ancora oggi ogni neonato eredita una sezione di canto per diritto di nascita.

Le sue strofe sono proprietà privata inalienabile e delimitano il suo territorio. Una volta adulto e”iniziato” alla rivelazione della creazione gli viene svelata una geografia mitica per apprendere i luoghi in cui gli esseri soprannaturali hanno celebrato riti, danzato o fatto cose importanti. L’arte aborigena è quasi sempre espressione di messaggi spirituali, religiosi e mitologici legati al dreamtime. Predominano il racconto di storie volte a spiegare l’origine del mondo così come gli aborigeni lo conoscono e a insegnare la morale aborigena, attraverso il riferimento ad archetipi e totem. L’arte aborigena, in particolar modo la pittura rupestre, è soggetta a un continuo deterioramento, in gran parte dovuto all’intervento diretto o indiretto dei coloni europei e, oggi, dei turisti.

Nel 1966, un dipinto dell’artista aborigeno David Malangi fu riprodotta sulla banconota da un dollaro australiano, inizialmente senza che l’artista ne fosse a conoscenza. Nel 1983, gli aborigeni Warlpiri di Yuendumu iniziarono a dipingere 36 porte della scuola locale con le loro storie del dreamtime. Fra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta divenne molto celebre l’opera di Emily Kngwarreye, un’ottantenne pittrice aborigena. Gli aborigeni non hanno sviluppato una lingua scritta, e quindi non esiste nemmeno una letteratura propriamente detta, sebbene si possa sostenere che i canti aborigeni rappresentino una tradizione letteraria orale. Dopo la colonizzazione, alcuni autori aborigeni hanno realizzato importanti opere letterarie in lingua inglese.

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