Barberino del Mugello. Una storia millenaria PDF

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Författare: Adriano Gasparrini.

Barberino di Mugello è una terra di passaggio, un incrocio di cammini. Lo testimoniano il capoluogo del Comune e le tante frazioni con le loro peculiari vicende storiche, ancor oggi riconoscibili, nonostante i terremoti, le guerre e le recenti metamorfosi. È una terra che si può vivere e apprezzare nei suoi vari aspetti: le bellezze artistiche e architettoniche, il turismo, il commercio, la gastronomia, le feste. Suddiviso in capitoli monografici illustrati, il libro documenta la realtà territoriale rappresentandola a tutto tondo: dalla storia agli insediamenti, dalla viabilità all’economia, dalla memoria all’ambiente, dal lago di Bilancino al capoluogo, dalle principali frazioni alle case coloniche e alle grandi ville.

Il territorio comunale si sviluppa a livello pianeggiante, nella parte centrale della piana di Firenze-Prato-Pistoia. Il comune di Campi confina con sette comuni: Firenze, Scandicci, Signa, Poggio a Caiano, Prato, Calenzano e Sesto Fiorentino. Comune di Poggio a Caiano: il brevissimo confine è delimitato dal fiume Ombrone Pistoiese dalla Via Pistoiese alla confluenza della gora Bonzola. Dalla confluenza della Bonzola nell’Ombrone Pistoiese, il confine comunale segue il corso della stessa fino al ponte di Via Crocicchio dell’Oro, a poca distanza dalla frazione pratese di Castelnuovo. Il confine con Calenzano segue il corso della Marinella fino ad un punto parallelo alla Via Mugellese, dove svolta a est seguendo un percorso eccentrico di alcune viottole di campagna fino a confluire nella Via Mugellese.

Il confine segue per il primo tratto il corso del torrente Garille Vecchio per poi svoltare ad est. Il confine con Firenze, a partire dal Fosso Reale, è segnato a nord da una via campestre fino all’incrocio con essa di Via dei Manderi, che a sua volta fa da confine fino ad un’altra via campestre che confluisce poi in Via Villari. Il confine comunale con Scandicci è segnato dal fiume Arno fino all’altezza della stazione di San Donnino. Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Campi Bisenzio. Anticamente la località era nota solo come “Campi”: così la cita, ad esempio, Dante Alighieri nella sua Divina Commedia. Il nome forse derivava dalla suddivisione in numerosi campi del territorio.

Nello stemma del comune è rappresentato, su fondo rosso, un levriere rampante con collare azzurro, sormontato da una corona murale in oro con muro aperto di quattro porte, di cui tre a vista, e sedici finestre, di cui nove a vista, sormontate da sedici merli. Il gonfalone è composto da un drappo rosso, riportante l’arme sopra descritta, con la scritta d’oro “Comune Campi Bisenzio” su due righe in capo e in punta. Palazzo Benini, Teatrodante Carlo Monni, Villa Rucellai, Villa Montalvo. Secondo l’ISTAT al 31 dicembre 2015 la popolazione straniera residente era di 8. I nomi di Campi Bisenzio e di sue frazioni compare in diverse opere letterarie.