Confessioni di un eco-peccatore PDF

Dopo la fase polemica iniziale, Barth si assesta su posizioni più morbide. Karl Barth studia presso varie università svizzere e tedesche acquisendo una formazione in linea con le tendenze dominanti nel mondo protestante di inizio Novecento. Nel tempo varie influenze si sovrappongono a questa base e portano Barth a maturare una sensibilità molto diversa. Lo confessioni di un eco-peccatore PDF della prima guerra mondiale, nel 1914, porta Barth a prendere le distanze dai suoi maestri tedeschi che avevano dichiarato il loro sostegno alla guerra.


Författare: Fred Pearce.

Da dove vengono i prodotti che acquistiamo ogni giorno? Chi li ha fatti, e con quali costi per l’ambiente? Che cosa gli succede dopo che vengono buttati? Per rispondere a queste domande Fred Pearce, uno dei più quotati giornalisti ambientali del mondo, ha viaggiato in più di venti paesi per conoscere le persone e i luoghi da cui provengono le cose che usiamo quotidianamente. Dalle miniere d’oro del Sud Africa agli allevamenti di gamberi in Bangladesh, dalle fabbriche di giocattoli cinesi ai campi di cotone in Australia, Pearce indaga sugli aspetti economici, ambientali e morali di quel gigantesco processo chiamato “globalizzazione”. Ne emerge un quadro spiazzante, che mette in discussione luoghi comuni e presunte verità care a una parte del pensiero ambientalista, e indica soluzioni possibili ai grandi problemi della nostra epoca. Riscaldamento globale, problema demografico e crisi energetica: Pearce sottolinea come ciascuna di queste sfide possa essere vinta servendoci di ingegno, capacità di adattarci e fiducia, le nostre qualità più preziose.

Egli vive così il “tramonto degli dei”, è portato a valutare criticamente i suoi maestri e le sue convinzioni. Infine un influsso non determinante, ma chiarificatore, è quello di Kierkegaard: grazie al filosofo danese, Barth mette ordine nel “materiale mentale” raccolto attraverso tutti questi stimoli, e trova la formula dell’infinita differenza qualitativa tra il tempo e l’eternità che sta alla base di tutta la sua speculazione in particolare negli anni venti, ma anche dopo. Esso è il manifesto della cosiddetta “teologia dialettica”. Dio è “totalmente Altro” rispetto all’uomo, al mondo, alla storia, al tempo. Tra Dio e mondo vi è una irriducibile e infinita “differenza qualitativa”. L’uomo è perciò immerso “a priori” in un circolo chiuso di peccato e problematicità che lo porta a porsi continue domande senza trovare risposte definitive.

L’uomo è posto in una crisi insolubile di cui è consapevole, ma che non riesce a superare. Le conoscenze umane sono tutte relative, fallaci e deboli, la teologia non può fare affermazioni “forti” su Dio, la fede è un salto indeducibile, uno spazio vuoto lasciato all’iniziativa di grazia divina. L’etica non può fondarsi sull’uomo, ma deve essere testimonianza del fallimento dell’uomo nella dimensione del “sacrificio”. La politica deve fuggire dagli estremismi di rivoluzione e conservazione, perché entrambi finiscono con lo sfidare Dio e la sua salvezza. La religione corre costantemente il rischio del titanismo, di volere cioè raggiungere Dio. La chiesa si rivela spesso come il tentativo storico di “umanizzare Dio”. Dio può entrare in una indeducibile relazione di grazia con il mondo.

Nonostante la sua infinita trascendenza, Dio non rinuncia a entrare in relazione con l’uomo, a incontrarlo e intervenire “tra i tempi” senza entrare “nel tempo”. Ciò avviene in un atto indeducibile che può partire solo da Dio stesso che è la grazia o l’elezione divina. Le conoscenze acquisiscono significato alla luce di Dio, la teologia deve mettersi in ascolto della rivelazione, rinunciare a speculazioni metafisiche troppo umane e saper cogliere la “contemporaneità” che parla attraverso la Parola di Dio, la fede è l’accettazione di un dono che viene da Dio, l’obbedienza accettata a una chiamata. In campo etico occorre vivere come se noi fossimo Cristo, cioè amare il prossimo in modo totalmente gratuito.

La religione diventa la più alta delle possibilità umane, perché è il luogo in cui l’uomo si apre alla trascendenza e alla grazia. La chiesa non mira più ad affermare se stessa, ma rinvia oltre sé, divenendo simbolo e testimonianza di una realtà trascendente. Di questi due aspetti del pensiero del Römerbrief quello più dirompente è il primo ed è quello più valorizzato dalla critica e anche dallo stesso Barth. La fede mantiene il suo assoluto primato, essa è dono di Dio, proveniente dalla grazia e indeducibile dalla storia e dalla psicologia. A partire dagli anni trenta fino alla morte avvenuta nel 1968, il pensiero di Barth porta a compimento quell’ammorbidimento di posizioni che già si era intravisto nello studio su Anselmo d’Aosta. 13 volumi che impegnerà l’Autore per oltre trent’anni.