Cosa e dove nel mondo. Atlante PDF

La definizione di mondo nella lingua italiana affonda nell’espressione cosa e dove nel mondo. Atlante PDF locus mundus nella sua accezione di “luogo pulito, chiaro, visibile” ovvero quella porzione della Terra, ma anche del cielo, illuminata dalla luce e quindi visibile, identificabile e riconoscibile dall’essere umano. In un contesto metafisico, esso può anche fare riferimento a ogni cosa realizzata nella realtà del Creato, ovvero l’universo. URL consultato il 6 giugno 2014.


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Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 9 feb 2019 alle 22:37. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Il nome della rosa è un romanzo scritto da Umberto Eco ed edito per la prima volta da Bompiani nel 1980. Già autore di numerosi saggi, il semiologo decise di scrivere il suo primo romanzo, cimentandosi nel genere del giallo storico e in particolare del giallo deduttivo. Il romanzo ha ottenuto un vasto successo di critica e di pubblico, venendo tradotto in oltre 40 lingue con oltre 50 milioni di copie in trent’anni .

Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film nel 1986, affidato alla regia di Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery nei panni di Guglielmo e Christian Slater nel ruolo di Adso. Il 16 agosto 1968 mi fu messo tra le mani un libro dovuto alla penna di tale abate Vallet, Le manuscript de Dom Adson de Melk, traduit en francais d’après l’édition de Dom J. Nel prologo, l’autore racconta di aver letto durante un soggiorno all’estero il manoscritto di un monaco benedettino riguardante una misteriosa vicenda svoltasi in età medievale in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Guglielmo da Baskerville, un frate francescano inglese, e Adso da Melk, suo allievo, si recano in un monastero benedettino di regola cluniacense sperduto sui monti dell’Italia settentrionale.

Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all’ex inquisitore, altre morti violente si susseguono: quella di Venanzio, giovane monaco traduttore dal greco e amico di Adelmo, e quella di Berengario, aiutante bibliotecario alle cui invereconde profferte aveva ceduto il giovane Adelmo. La situazione è complicata dall’arrivo dell’inquisitore Bernardo Gui, che trova la fanciulla insieme a Salvatore e prende spunto dalla presenza di un gallo nero, che la ragazza affamata avrebbe voluto mangiare, per accusarli di essere cultori di riti satanici e responsabili delle misteriose morti. Aymaro da Alessandria fa alcune allusioni e Adso medita sulla santità e sullo sterco del demonio. Terzo giorno da laudi a prima.

Abate, Guglielmo ha alcune idee mirabolanti per decifrare l’enigma del labirinto, e ci riesce nel modo più ragionevole. Protagonisti Guglielmo da Baskerville, frate francescano, già inquisitore, si reca al monastero in cui si svolge la vicenda dietro richiesta dell’imperatore, in qualità di mediatore fra il Papato, l’Impero e l’ordine francescano nell’ambito di un incontro che si terrà nell’abbazia. Adso da Melk, novizio benedettino al seguito di Guglielmo, è la voce narrante della storia. Come il maestro ricorda Sherlock Holmes, così Adso richiama nel nome e nel rango il suo assistente Dottor Watson.

Entrambi inoltre sono narratori in prima persona dei fatti loro accaduti. Jorge da Burgos, a conoscere i segreti della biblioteca. Jorge da Burgos, anziano cieco, profondo conoscitore dei segreti del monastero e in passato bibliotecario. Adelmo da Otranto, miniatore e primo morto.

Alinardo da Grottaferrata, il più anziano dei monaci e per il suo comportamento considerato da tutti affetto da demenza senile ma si rivela utile alla risoluzione della vicenda. Bencio da Uppsala, giovane scandinavo trascrittore di testi di retorica e nuovo aiuto-bibliotecario. Berengario da Arundel, aiuto bibliotecario dell’abbazia. Venanzio da Salvemec, traduttore dal greco e dall’arabo, conoscitore dell’antica Grecia e devoto di Aristotele. Personaggi minori Magnus da Iona, trascrittore.

Delegazione pontificia Bernardo Gui, inquisitore dell’ordine domenicano. Bertrando del Poggetto, cardinale a capo della delegazione pontificia. Ispirato da Girolamo di Catalogna, primo vescovo di Caffa, in Crimea. Michele da Cesena, generale dell’ordine dei Frati Minori e capo della delegazione imperiale. Umberto Eco aveva alle spalle un gran numero di saggi. L’idea di scrivere un romanzo venne alla luce nel 1978, quando un amico editore gli disse di voler curare la pubblicazione di una serie di brevi romanzi gialli.

La decisione di ambientare il romanzo nel medioevo fu una scelta dettata dalla familiarità di Eco con quel particolare periodo storico, che aveva già approfondito in studi e saggi precedenti. Leggevo, facevo disegni, diagrammi, insomma inventavo un mondo. Ho disegnato centinaia di labirinti e di piante di abbazie, basandomi su altri disegni, e su luoghi che visitavo. Il titolo provvisorio del libro, durante la stesura, era L’abbazia del delitto. Successivamente Eco valutò anche il titolo Adso da Melk, ma poi considerò che nella letteratura italiana — a differenza di quella inglese — i libri aventi per titolo il nome del protagonista non hanno mai avuto fortuna.