Diario di un cappellano alpino PDF

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Författare: Lamberto Cambi.

Non rimuovere questo avviso finché la disputa non è risolta. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Nel corso degli anni taluni hanno rappresentato la storia dei fratelli quasi come un mito, voluto e mantenuto dalla retorica della politica del tempo, successivamente tramontato con il mutamento del contesto politico. In questo non va dimenticato che al tempo dei fatti la società era ancora animata dai valori e dagli ideali che il risorgimento aveva trasmesso e che potevano essere vissuti fino al sacrificio. Primo dei quattro fratelli, e meglio conosciuto come Nino, fu molto legato agli ambienti montani a lui familiari, che esplorava e scalava da solo. Dopo la maturità classica, unico tra i fratelli, scelse la carriera militare, segui il Corso Ufficiali alla Scuola Ufficiali di Torino, superato il quale venne inquadrato nel corpo degli Alpini, partendo per la Libia il 6 settembre 1913.

Venne inviato a Merg, con il battaglione Feltre, e impiegato fino all’agosto 1914, nelle operazioni di controllo militare del territorio. Ritornato in patria, con l’avvento della prima guerra mondiale, e fu inserito nel Battaglione alpini “Edolo” del 5º Reggimento alpini con il grado di tenente. Gli venne affidato il compito di addestrare le reclute alla vita d’alta quota e all’utilizzo delle attrezzature sci-alpinistiche, al fine di migliorane le prestazioni durante le esplorazioni, le spedizioni e i combattimenti in ambiente alpino. Partecipò a numerose battaglie nella zona dell’Adamello, ove era posto il confine con l’Impero austro-ungarico.

Una delle più importanti, nell’aprile del 1916, fu senza dubbio quella che venne ribattezzata la battaglia della Lobbia. A lui venne affidata una delle tre colonne d’attacco, mentre un’altra fu assegnata al fratello Attilio. L’obbiettivo era la conquista del Dosson di Genova, zona strategica per la supremazia militare della zona. Nei mesi successivi, a partire dal maggio 1916, fu impegnato nella battaglia per la conquista del Corno di Cavento, una delle cime del gruppo dell’Adamello. Nelle prime battute di questa battaglia, al comando della 1ª compagnia, riuscì a sorprendere il nemico con un’operazione coordinata con i vertici militari. Il possesso della cima venne alternato più volte tra le due eserciti, e le lotte si protrassero per più di due anni.

8 settembre successivo viene posto al comando del Battaglione Monte Suello sul Monte Grappa. Su questa montagna, il 23 di ottobre 1918 viene colpito, rimanendo mutilato di un piede. Nonostante l’amputazione subita, dopo la guerra riprese le scalate sulle montagne, che l’avevano già visto in azione in passato. Tra le salite più significative una nuova via aperta in solitaria sul Cervino.

Alla memoria gli venne assegnata una medaglia d’oro e la croce di guerra. Poco distante dal Rifugio Garibaldi, allora quartier generale di quelle operazioni belliche, si può trovare la Punta Nino Calvi, a lui dedicata, nel gruppo dell’Adamello. Cresta della Croce Dosson di Genova, 12 aprile 1916. Vedretta di Lares, 15 giugno 1917. Dopo aver concluso gli studi universitari, con il conseguimento della laurea in legge, Attilio già nel novembre del 1911 fu chiamato a servire la patria nella guerra italo-turca. Arruolato nella 51ª compagnia del Battaglione Alpini Edolo inquadrato nel 5º Reggimento alpini con il grado di sottotenente, ebbe modo di mettersi in evidenza tanto da essere insignito con una medaglia di bronzo al valor militare. Tornato a Bergamo, si dedicò attivamente alla sua carriera di avvocato e partecipò alla vita cittadina come segretario del Partito Radicale, mentre in ambito sportivo riprese a praticare lo sci e l’alpinismo.

Grande conoscitore delle montagne, esperto alpinista nonché membro con il fratello Nino di un noto gruppo di arrampicatori su roccia, il GLASG, allo scoppio della prima guerra mondiale, il 23 maggio 1915, fu inquadrato nella 50ª compagnia del battaglione degli alpini “Edolo” con il ruolo di tenente. I primi combattimenti lo videro impegnato nella zona del Montozzo, nei monti tra l’Adamello e il passo Gavia. Il 21 agosto 1915, durante la spedizione volta alla conquista di Punta Albiolo, sita nel gruppo del Tonale, riuscì a espugnare la postazione degli austriaci. Il mese seguente, precisamente il 25 settembre 1915, si rese protagonista anche della conquista del Torrione dell’Albiolo. Con soli quattro uomini e sotto il fuoco del nemico distante solo una decina di metri, portò l’assalto decisivo, situazione che gli valse un’altra medaglia, questa volta d’argento.