Didattica narrativa. Teoria e prassi PDF

Jerome Bruner  è uno dei più importanti e noti psicologi contemporanei , con la sua attività di didattica narrativa. Teoria e prassi PDF ha contributo agli sviluppi della psicologia dell’educazione e della didattica. 1960 al 1972 ha diretto il Center of Cognitive Studies.


Författare: Lia D. Sasanelli.

Anche solo scorrendo le produzioni più recenti, è semplice rintracciare la presenza di molteplici ottiche e punti di vista attraverso cui si ritaglia e si concepisce l’oggetto di studio legato alla questione narrativa. In questo libro si “stringe” il campo d’indagine sulle connessioni che intercorrono nel legame narrazione-apprendimento in quanto si considera l’atto narrativo come “fonte di conoscenza” dunque dotato di una sostanziale “natura” epistemica che consente di innescare processi di elaborazione, interpretazione, comprensione, rievocazione di conoscenze. Il lavoro, che esprime l’interesse per la dimensione diacronica del conoscere mediante il racconto e per la componente culturale della narrazione, pone l’accento sul carattere coinvolgente dello stile didattico narrativo che, in un rapporto di reale e dinamica integrazione con lo stile logico-categoriale, va a configurarsi come una strategia vincente, in quanto incorpora in sé la valenza sia pedagogica che didattica di legare strettamente la dimensione cognitiva con quella comportamentale, emotiva, psicologica ed esistenziale.

La sua ricerca muove dagli studi giovanili sul funzionalismo percettivo al cognitivismo degli anni ’60 fino ai più recenti interessi in ambito costruttivistico ed ermeneutico. Grande influenza hanno esercitato su di lui Piaget e Vigotskij, quest’ultimo specialmente per il concetto di cultura e il suo carattere protesico, per il concetto di zona di sviluppo prossimale e per il ruolo del linguaggio nello sviluppo del pensiero. I primi studi di Bruner vennero condotti sulle conseguenze del dopoguerra nella psicologia sociale e successivamente sul processo percettivo e sull’influenza dei fattori sociali. In opposizione ai comportamentisti, diede inizio ad un nuovo indirizzo di ricerche chiamato “New look on perception” che sosteneva, tra l’altro, la continuità tra l’attività percettiva e quella concettuale, studi che lo portarono ad apprezzare le idee di Maria Montessori sul valore del materiale strutturato per lo sviluppo logico. Nel 1959,  un anno decisivo per i problemi educativi, pedagogici e scolastici, Bruner fu chiamato a coordinare un gruppo di studiosi alla Conferenza sull’Educazione di Woods Hole dove si progettarono nuove teorie dell’istruzione e modalità per migliorare i programmi scolastici e i metodi didattici statunitensi. Negli anni ’60 gli studi di Bruner sui processi di insegnamento-apprendimento, sui programmi e i curricoli scolastici, sui modi e gli strumenti dell’insegnamento ebbero una notevole diffusione in tutto il mondo e furono punto di riferimento per la revisione dei programmi di studio e dei metodi di insegnamento.

Nell’analisi dei processi di apprendimento Bruner è partito dalle ricerche di Piaget per poi svilupparle sottolineando l’influenza dei fattori socio-culturali rispetto a quelli genetici. Per lui una teoria dell’istruzione doveva indicare le esperienze più efficaci per promuovere l’apprendimento e  specificare inoltre come va strutturato un complesso di conoscenze affinché sia effettivamente compreso dal discente. Gli studi di Bruner considerarono in seguito l’impatto della povertà, del razzismo e dell’emarginazione sulla vita mentale e sullo sviluppo dei bambini, e si orientarono quindi sull’influenza della cultura sul modo in cui i bambini apprendono. Con tali studi Bruner prospetta una nuova idea della mente e del suo sviluppo in quanto è nella vita sociale e culturale delle persone e nei loro tentativi di costruire percezioni e resoconti dell’esperienza socialmente condivisibili che sono da ricercarsi le proprietà distintive della vita psichica. La cultura, col suo carattere protesico, è fondamentale perché permette di trasmettere ed ampliare la conoscenza tra le diverse generazioni attraverso numerosi dispositivi, amplificatori della capacità motoria, comunicativa e cognitiva. Negli anni ’80 e ’90 Bruner è diventato quindi fautore di una concezione costruttivistico-culturalista anche grazie alle influenze del mondo dell’epistmologia, in particolare di Goodman, e delle riletture di Vigotskij.

Nella svolta culturalista si evidenziano come elementi fondamentali l’intenzionalità e l’intersoggettività per la negoziazione del significato nei diversi ambiti di vita. Il lavoro di Bruner approfondisce infatti gli aspetti della memoria autobiografica e del pensiero narrativo. Dalla fine degli anni ’90 Bruner si occupa di ricerche inerenti la narrazione e il diritto segnalando come il tessuto culturale cambi anche in relazione ai modi di raccontare i casi giudiziari. Università degli studi di Pisa, www. Teoria e prassi dei dispositivi formativi. La vita, il percorso intellettuale, i temi, le opere.