Dizionario dei pittori piemontesi dell’Ottocento PDF

A lui si deve, dizionario dei pittori piemontesi dell’Ottocento PDF l’altro, la progettazione del Castello d’Albertis di Genova. Il ritorno dai campi, è custodita all’Accademia Ligustica di Belle Arti nel capoluogo ligure.


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Il primo censimento dei pittori piemontesi del XIX secolo: un’opera di riferimento indispensabile per storici dell’arte, studiosi, collezionisti, mercanti e appassionati d’arte. Mancava a tutt’oggi una documentazione completa e scientificamente corretta sulla pittura piemontese del secolo XIX, ancora poco indagata se non nelle più significative emergenze: il “Dizionario della Pittura Piemontese dell’Ottocento” colma questa lacuna censendo per la prima volta, con dati certi e verificati, 1000 artisti, piemontesi di nascita e/o di operosità, dai maestri alle personalità minori, dagli innovatori ai discepoli, agli epigoni, ai ritardatari che rappresentano una ramificata e importante trama di cultura e di gusto.Curatore del Dizionario è Giuseppe Luigi Marini, noto conoscitore della pittura del XIX secolo, in particolare di quella piemontese, autore di monografie e curatore di importanti mostre proprio sui pittori pedemontani, da Grosso a Tavernier, a Maggi, da Pellizza da Volpedo a Fontanesi, da Quadrone a Delleani ecc.Un amplissimo corredo iconografico (circa 1200 fotografie) accompagna la schedatura biografico-critica, completa di una circostanziata bibliografia.

Nato in una famiglia della borghesia lusitana, da Antonio José e da Emilia Games de Silva Reis, nel 1845 iniziò a frequentare lo studio del pittore e incisore spagnolo Trifón de Avilez. Assecondando una tradizione familiare, il padre lo mandò quindi a Genova insieme al fratello Julio per introdurlo al mondo degli affari. A dargli occupazione furono i fratelli Baratta, corrispondenti commerciali dei d’Andrade. Il giovane si dimostrò tuttavia, già a quel tempo, molto più interessato alla vita intellettuale e alle arti decorative che non al mondo degli affari. L’anno successivo, assieme al fratello, visita Civitavecchia, Roma, Napoli e Firenze. A causa di una grave malattia deve però fare rientro a Lisbona dove non smette tuttavia di frequentare l’ambiente artistico.

La permanenza in Italia è stata considerata dallo stesso D’Andrade un passo importante ai fini della sua formazione artistica. E a Genova fa ritorno appena un anno dopo il suo rientro in patria, nel 1857, per iniziare a frequentare lo studio del pittore Tammar Luxoro. Nel 1858 viene di nuovo richiamato dal padre a Lisbona dove lavora presso il Consolato di Toscana. Si appassiona ai problemi architettonici e urbanistici della città natale.

Nel 1860 torna a Genova, e in quel periodo visita l’esposizione di pittura di Torino. Si trasferisce quindi a Ginevra per frequentare lo studio di Alexandre Calame. Tornato a Genova, nel 1861 frequenta i corsi di prospettiva e architettura dell’Accademia Ligustica, intraprende viaggi in Italia e nel Delfinato francese. Nella città ligure entra a far parte del gruppo dei pittori detti “i Grigi”, che dipingevano dal vero paesaggi naturali, sull’esempio del gruppo di Fontainebleau. Questo gruppo intendeva richiamarsi ad una rappresentazione diretta del modello, sulle orme del realismo francese ed era in contrasto con l’accademismo tradizionale.