Dopo la democrazia PDF

A che punto è la notte dopo la democrazia PDF filosofia. Chi ha paura dei diritti umani?


Författare: Ralf Dahrendorf.

Che cosa è la filosofia sociale? Nell’ambito della riattivazione contemporanea delle risorse critiche interne all’analisi marxista del capitalismo, un posto preminente spetta alla ricerca di Erik Olin Wright, per la sua attenzione al problema della definizione e della registrabilità empirica delle classi. Che fine ha fatto oggi, la classe operaia, e quali speranze ha di costruire un’alternativa al capitalismo? Ne parliamo con Erik Olin Wright, docente di sociologia all’Università del Wisconsin, importante marxista americano contemporaneo, nonché studioso, da oltre 40 anni, delle classi sociali e delle loro trasformazioni. Secondo l’ultimo rapporto Istat, la classe operaia in Italia è morta. La classe operaia è morta, nel XXI secolo?

Ci sono modi di definire la classe operaia secondo cui effettivamente è in declino in termini di percentuale della popolazione. Se si definisce la classe operaia come i lavoratori manuali dell’industria, allora la classe operaia è indubitabilmente in calo in termini di numeri, e forse lo è al punto che la sua morte può essere annunciata dal vostro istituto di statistica. Se esiste ancora, in che forme esiste? La classica idea della classe operaia non era basata solo sul fatto che è dominata dal capitale, ma anche sul fatto che fosse omogenea nelle proprie condizioni di vita. Tutti quelli che erano dominati dal capitale avevano più o meno le stesse condizioni di vita , c’era omogeneità, e c’era un elemento collettivo: quelli che erano dominati dal capitale erano aggregati in grandi unità di produzione. Le classiche immagini delle grande fabbriche.

In che modo questi cambiamenti impattano sull’azione collettiva e sulla prospettiva di un cambiamento politico? Rendono la traduzione degli interessi dei lavoratori in un’identità dei lavoratori più difficile. Nel periodo classico dei concetti di classe e di capitalismo, la traduzione degli interessi in identità avveniva in maniera relativamente facile. C’è sicuramente questa frammentazione sia in termini di produzione, ad esempio tra lavoratori della logistica e precari cognitivi, nella stessa unità di produzione, ma c’è anche una frammentazione identitaria, anche in termini razziali. Penso che il primo compito sia far capire alla gente in maniera più profonda la natura del problema: il problema si basa sui rapporti di potere del capitalismo. Anche se questi rapporti di potere producono conseguenze diverse per diversi gruppi sociali, queste conseguenze derivano dallo stesso problema: i rapporti di potere del capitalismo. Ciò che sta dicendo è che sia sul piano politico sia sul piano economico la chiave è la battaglia per la democratizzazione, il cambiamento dei rapporti di potere.

Crede che questo potrebbe creare le condizioni per la transizione a una società post-capitalistica? Sì, anche se la guerra di posizione di Gramsci non si basava primariamente sulla costruzione di istituzioni economiche alternative, era un concetto primariamente politico. Calando questa proposta nel contesto italiano, si pone il problema di come realizzare questo processo di democratizzazione all’interno dell’Unione Europea. Non c’è solo la globalizzazione, c’è anche un organizzazione sovranazionale con regole che non sono solo capitalistiche ma proprio neoliberiste. Non c’è una ragione intrinseca per cui uno stato europeo debba essere neoliberista. Lo è, perché questi sono i termini in cui il capitalismo ha forgiato questa istituzione politica transnazionale, ma penso che il progetto di democratizzare il quasi-stato europeo, rendendolo un’istituzione che abbia più capacità e non meno, ma in maniera subordinata alla democrazia, debba essere parte del progetto di democratizzazione più generale.