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Il cinque maggio è un’ode scritta da Alessandro Manzoni nel 1821, in occasione della morte di Napoleone morto esule sull’isola di St. Nell’opera, scritta di getto in tre giorni dopo aver appreso dalla Gazzetta di Milano del 16 luglio 1821 le circostanze della morte di Napoleone, Manzoni mette in risalto le battaglie e le imprese dell’ex imperatore, nonché la fragilità umana e la misericordia di Dio. Dopo aver appreso l’inaspettata e tragica notizia, il poeta, colto da improvviso turbamento, si immerse in una profonda meditazione di carattere storico ed etico, conclusasi quando – sempre leggendo la Gazzetta di Milano – seppe della conversione di Napoleone, avvenuta prima del suo trapasso. Manzoni affidò poi la redazione del primo getto alle egli manifestò la sua gloria PDF del ms.


Författare: Rafael Díaz Dorronsoro.

Dopo aver finalmente composto l’ode, Manzoni la presentò alla censura austriaca, che tuttavia non ne consentì la pubblicazione: come disse Angelo De Gubernatis, infatti, l’Austria aveva tosto riconosciuto nel Cinque Maggio del Manzoni un omaggio troppo splendido al suo temuto nemico, che pareva come evocato dal suo sepolcro, in quelle strofe potenti. Manzoni, con la stesura de Il cinque maggio, non intendeva né glorificare la figura di Napoleone, né muovere a pietà il lettore per il suo trapasso, bensì illustrare il ruolo salvifico della Grazia divina, offrendo al contempo uno spaccato esistenziale della vita di Napoleone. L’impero di Napoleone al suo apogeo nel 1811, tra paesi vassalli, alleati e lo stesso territorio francese. Il cinque maggio ha inizio con un esordio severo e ineluttabile, Ei fu, con il quale Manzoni annuncia al lettore che Napoleone non è più vivo. Per riferirsi al defunto imperatore il poeta ricorre a un pronome personale di gusto solenne e letterario, Ei, che sottolinea la fama di Napoleone, talmente conosciuto che non ha bisogno di introduzioni. Dopo quest’esordio così pregnante e conciso, Manzoni passa a descrivere l’immobile stupore dell’intera popolazione umana, rimasta percossa, attonita all’annunzio della morte del condottiero. Nei versi successivi si fanno alcuni cenni alle ultime vicende militari napoleoniche: la sconfitta di Lipsia del 1813, il periodo dei cento giorni e la disfatta definitiva a Waterloo, nel 1815.

La strofa successiva presenta un tono perentorio e indica il quadro geografico nel quale si sono svolte le gesta napoleoniche. Questa meditabonda riflessione è accompagnata da un elenco dei sentimenti che hanno tempestato l’animo di Napoleone durante la sua ascesa al potere: la gioia ansiosa e trepidante che si dispiega nell’animo alla realizzazione di un grande progetto, l’insofferenza di un animo ribelle che, non domato, si sottopone agli altri, ma che pensa al potere, e l’esultanza che sostenne il suo trionfo imperiale, che era quasi folle ritenere possibile. Manzoni scruta dentro l’animo del Napoleone esule a Sant’Elena, riconoscendovi un uomo fiaccato dal cumulo dei ricordi. La successione di glorie e sconfitte napoleoniche è seguita da quella che, a detta del Momigliani, è la strofa più importante dell’ode per conoscere il giudizio del Manzoni storico su Napoleone. In questa strofa, che sempre secondo Momigliani artisticamente è fra le più notevoli dell’ode, Napoleone appare infatti come un titanico dominatore.

Napoleone, tuttavia, è pur sempre un uomo, e in quanto tale anch’egli è soggiogato alle dinamiche che regolano gli accadimenti umani. Segue, come osservato da Francesco De Sanctis, una strofa in cui l’immaginazione del poeta si riposa. Napoleone è finito e rimane ozioso, è costretto a ricordare. Il ricordo del passato per Napoleone è soffocante, avvilente, e presagisce la disperazione, come suggerito dalla tronca e disperò, che a mo’ di rintocco sembra concludere inesorabilmente la parabola terrena del generalissimo. Il cinque maggio risponde alla forma metrica dell’ode.