Fare storia. Culture e pratiche della ricerca in Italia da Gioacchino Volpe a Federico Chabod PDF

Eugenio Montale nacque a Genova, in un palazzo dell’attuale corso Dogali, nella zona soprastante Principe, il 12 ottobre 1896, ultimo dei fare storia. Culture e pratiche della ricerca in Italia da Gioacchino Volpe a Federico Chabod PDF figli di Domenico Montale e Giuseppina Ricci, esponenti della media borghesia genovese. Il 21 maggio riceve la cresima.


Författare: Margherita Angelini.

La domanda se esista per primo l’individuo o la società, notava scherzosamente Edward H. Carr, è simile alla questione dell’uovo e della gallina: la società e l’individuo sono inseparabili, e anche lo storico è un portavoce, conscio o inconscio, della società a cui appartiene. È possibile quindi parlare, come per altre categorie professionali, di una responsabilità dello studioso di storia nei confronti della collettività? Partendo da questa domanda ed esaminando rigorosamente i percorsi storiografici di due testimoni privilegiati come Gioacchino Volpe (1876-1971) e l’allievo Federico Chabod (1901-1960), il libro propone una nuova interpretazione del ruolo degli studiosi di storia nella società italiana tra fascismo e prima età repubblicana e analizza i loro rapporti con la coeva cultura storica europea in un periodo di importanti rivolgimenti collettivi e individuali. Il “fare storia” in questi anni fu profondamente influenzato dal lavoro di Volpe e Chabod; entrambi ebbero un ruolo preminente negli studi e furono dei “poli aggreganti” per diversi intellettuali che lavorarono accanto a loro nelle accademie, nelle università, negli istituti storici e nelle riviste specializzate.

La sua formazione è dunque quella tipica dell’autodidatta, che scopre interessi e vocazione attraverso un percorso libero da condizionamenti. Ma quel “piccolo mondo” è sorretto intellettualmente da una vena linguistica nutrita di queste lunghe letture, finalizzate soprattutto al piacere della conoscenza e della scoperta. Nell’anno 1917, dopo quattro visite mediche, è dichiarato idoneo al servizio militare, a settembre è arruolato nel 23º fanteria a Novara, frequenta a Parma il corso allievi ufficiali di complemento ottenendo il grado di sottotenente di fanteria e chiede di essere inviato al fronte. Montale prende subito le distanze sottoscrivendo nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce.

Montale giunge a Firenze nel 1927 per il lavoro di redattore ottenuto presso l’editore Bemporad. Montale, dopo l’edizione degli Ossi del 1925, nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. 1933 conosce l’italianista americana Irma Brandeis, con cui avvia una quinquennale storia d’amore, cantandola con il nome di Clizia in molte poesie confluite ne Le occasioni. Legge molto Dante e Svevo, e i classici americani.

Quando entrai nel Partito d’Azione scrissi articoli per il “Mondo”, poi vidi che Calamandrei si lasciava abbindolare da persone mediocri. Quella del Partito d’Azione fu una vera moda: quando Milano fu liberata ci furono trecentomila domande di tessera, ma gli iscritti effettivi furono soltanto tremila. Diventa redattore del Corriere della Sera e critico musicale per il “Corriere d’informazione”. Eugenio Montale ritratto in un’immagine nei suoi ultimi anni di vita. Nel pieno del dibattito civile sulla necessità dell’impegno politico degli intellettuali, Montale continuò ad essere un poeta molto letto in Italia. Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni.

Nel 1976 scrisse il commiato funebre al suo collega defunto, il salernitano Alfonso Gatto. Eugenio Montale morì a Milano la sera del 12 settembre 1981, un mese prima di compiere 85 anni, nella clinica San Pio X dove si trovava ricoverato per problemi derivati da una vasculopatia cerebrale. Ossi di seppia, Torino, Gobetti, 1925. La casa dei doganieri e altri versi, Firenze, Vallecchi, 1932. Versi del 1940-42, Lugano, Collana di Lugano, 1943. Quaderno di traduzioni, Milano, Edizioni della Meridiana, 1948. La bufera e altro, Venezia, Neri Pozza, 1956.