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In quasi quarant’anni di attività artistica, De André ha inciso quattordici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo fausto Melotti. L’angelo necessario PDF singoli e poi riedite in antologie. Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco è uno degli esponenti della cosiddetta Scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana.


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Di idee anarchiche e pacifiste, è stato anche uno degli artisti che maggiormente hanno valorizzato la lingua ligure. Fabrizio De André nasce il 18 febbraio 1940 nel quartiere genovese di Pegli, in via De Nicolay 12, dove, nel 2001, è stata posta una targa commemorativa dal Comune di Genova. Dopo aver frequentato le scuole elementari in un istituto privato retto da suore, passa alla scuola statale, dove il suo comportamento “fuori dagli schemi” gli impedisce una pacifica convivenza con le persone che vi trova, in special modo con i professori. Negli anni del dopoguerra De André conosce Paolo Villaggio, futuro attore comico e scrittore umorista, diventandone intimo amico e con il quale dividerà gran parte delle sue scorribande giovanili.

Assegnato alla sezione A, quella con i professori migliori e più severi, è da subito trasgressivo con i docenti ma cordiale con i compagni di classe. Successivamente a un primo e problematico approccio, determinato dalla decisione dei genitori di avviarlo allo studio del violino, l’incontro decisivo con la musica avviene con l’ascolto di Georges Brassens, del quale De André tradurrà alcune canzoni, inserendole nei suoi primi album a 45 giri. Nell’estate del 1960, Fabrizio, insieme a Clelia Petracchi, che scrive il testo con lui, compone quella che lui ha sempre considerato la sua prima canzone, La ballata del Miché, in cui è marcata l’influenza della canzone esistenzialista francese. In seguito al matrimonio e alla nascita del figlio, il ventiduenne Fabrizio è pressato dalla necessità di avere un lavoro fisso per provvedere al mantenimento della famiglia, e trova un impiego come vice preside in un istituto scolastico privato di proprietà del padre.

Lessi Croce, l’Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti, dopo i diciotto chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io, poeta vero non lo ero. Ho scelto la via di mezzo: cantante. Fabrizio De André nella friggitoria Carega in Sottoripa negli anni ’60, insieme al figlio Cristiano. Il 2 maggio 1963 avviene il debutto televisivo del cantautore, che nel programma Rendez-Vous, condotto da Line Renaud con la regia di Vito Molinari e trasmesso dal primo Canale canta Il fannullone.

Gli anni fra il 1968 e il 1973 sono fra i più proficui per l’autore che comincia la serie dei concept album con Tutti morimmo a stento. Come ha raccontato Roberto Dané, l’idea del disco è dello stesso Dané, che pensa di realizzarla con Duilio Del Prete, poi la propone ad Antonio Casetta, il quale la dirotta a De André. Nel 1969 tornai da Casetta e gli sottoposi un’altra idea, che avevo intenzione di realizzare con Duilio Del Prete: un disco basato sui Vangeli apocrifilui, che era un grande discografico, di buon fiuto, mi ascoltò con attenzione e alla fine disse: “Ma scusi, perché questa idea non la propone a Fabrizio De André? Nel disco suonano, tra gli altri, I Quelli, che nel 1971, dopo l’ingresso di Mauro Pagani, cambiano il nome in Premiata Forneria Marconi. Te la sentiresti di dire quale dei tuoi dischi è il migliore?

Senza dubbio ti rispondo: La buona novella, è quello più ben scritto, meglio riuscito”. 2010 – La buona novella, viene pubblicato ad aprile. Mi raccolse dopo un concerto ubriaco come un tino di mosto, mi caricò in macchina, mi trascinò in casa sua, mi offrì un cesso per finire di rovesciarmi lo stomaco e un letto per lasciarmi girare la testa fino al sonno. Il racconto di Farassino, pubblicato su La Stampa, differisce nel finale: “Il mattino dopo gli prestai una mia bella camicia, con la raccomandazione di restituirmela. Non l’ho più vista, ma con lui era così”. Nel 2005 il cantante Morgan ha pubblicato Non al denaro non all’amore nè al cielo, un riadattamento dell’album con nuovi arrangiamenti e alcuni intervalli musicali. L’album è sempre stato considerato, anche dal suo autore, come uno dei più confusi.

La vena anarchica di De André deve fondersi con quella marxista di Bentivoglio, e spesso i punti di sutura e di contraddizione sono fin troppo evidenti. Anche il pubblico accoglie l’album in maniera negativa. Delle canzoni del disco, solo Verranno a chiederti del nostro amore rimane nel repertorio dell’autore dal vivo negli anni a seguire. Il valore musicale del disco verrà riconosciuto compiutamente, da gran parte della critica, solo negli anni ’90. Talvolta verrà perfino indicato come il miglior album di De André. Sono anche gli anni in cui De André fa le sue prime esperienze di spettacoli dal vivo: lavoratore instancabile e al limite del perfezionismo in studio di registrazione, il cantautore invece non riesce a trovare il coraggio e a vincere la timidezza per esibirsi in pubblico, verso il quale aveva più volte dichiarato di essere “allergico” e di patirne un “timore oscuro”.