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Questa è fin sopra l’amore PDF voce di qualità. Considerato come uno dei più grandi scienziati e matematici della storia, i contributi di Archimede spaziano dalla geometria all’idrostatica, dall’ottica alla meccanica. La vita di Archimede è ricordata attraverso numerosi aneddoti, talvolta di origine incerta, che hanno contribuito a costruire la figura dello scienziato nella mente collettiva. Ad esempio, è rimasta celebre nei secoli l’esclamazione hèureka!


Författare: Manuela Vitale.

Si hanno pochi dati certi sulla sua vita. Tutte le fonti concordano intanto sul fatto che fosse siracusano e che sia stato ucciso durante il sacco romano di Siracusa del 212 a. Secondo Plutarco era imparentato col monarca Gerone II. La tesi è controversa ma trova riscontro nella stretta amicizia e stima che, anche secondo altri autori, li legava. La data di nascita non è certa. Viene di solito accettata quella del 287 a.

Il comandante romano fece costruire una tomba in suo onore. La figura di Archimede affascinò i suoi contemporanei al punto che nel tempo le vicende biografiche si sono fittamente intrecciate alle leggende ed è tuttora difficile distinguere gli elementi di finzione dalla realtà storica. Alla mancanza di testimonianze si aggiunge anche il fatto che Archimede scrisse solo opere di carattere teorico e speculativo. Nell’immaginario collettivo Archimede è indissolubilmente legato a due aneddoti. Vitruvio riferisce che il problema sarebbe stato risolto misurando i volumi della corona e di un uguale peso d’oro immergendoli in un recipiente colmo d’acqua e misurando l’acqua traboccata.

Si tratta però di un procedimento poco plausibile, sia perché comporta un errore troppo grande, sia perché non ha alcuna relazione con l’idrostatica sviluppata da Archimede. Lo stesso argomento in dettaglio: Presunta tomba di Archimede. Ad un tratto entrò nella stanza un soldato romano che gli ordinò di andare con lui da Marcello. Archimede rispose che sarebbe andato dopo aver risolto il problema e messa in ordine la dimostrazione.

Il soldato si adirò, sguainò la spada e lo uccise. Nella seconda un soldato romano si sarebbe presentato per uccidere Archimede e quest’ultimo lo avrebbe pregato invano di lasciargli terminare la dimostrazione nella quale era impegnato. Marcello, che avrebbe conosciuto e apprezzato l’immenso valore del genio di Archimede e forse avrebbe voluto utilizzarlo al servizio della Repubblica, sarebbe stato profondamente addolorato per la sua morte. Questi autori raccontano che fece dare onorevole sepoltura allo scienziato. Cicerone racconta di avere scoperto la tomba di Archimede grazie a una sfera inscritta in un cilindro, che vi sarebbe stata scolpita in ottemperanza alla volontà dello scienziato.

Cuius ego quaestor ignoratum ab Syracusanis, cum esse omnino negarent, saeptum undique et vestitum vepribus et dumetis indagavi sepulcrum. Tenebam enim quosdam senariolos, quos in eius monumento esse inscriptos acceperam, qui declarabant in summo sepulcro sphaeram esse positam cum cylindro. Ego autem cum omnia collustrarem oculis – est enim ad portas Agragantinas magna frequentia sepulcrorum – animum adverti columellam non multum e dumis eminentem, in qua inerat sphaerae figura er cylindri. Io quand’ero questore scoprii la sua tomba , sconosciuta ai Siracusani, cinta con una siepe da ogni lato e vestita da rovi e spineti, sebbene negassero completamente che esistesse. Tenevo, infatti, alcuni piccoli senari, che avevo sentito essere scritti nel suo sepolcro, i quali dichiaravano che alla sommità del sepolcro era posta una sfera con un cilindro. Archimede deve gran parte della popolarità al suo contributo alla difesa di Siracusa contro l’assedio romano durante la seconda guerra punica.

Archimede distrusse le navi nemiche con il fuoco. Questa presunta arma fu oggetto di dibattiti sulla sua veridicità fin dal Rinascimento. René Descartes la ritenne falsa, mentre i ricercatori moderni hanno tentato di ricreare l’effetto usando i soli mezzi disponibili ad Archimede. Un esperimento per testare gli specchi ustori di Archimede fu effettuato nel 1973 dallo scienziato greco Ioannis Sakkas.