Fosca PDF

Come esprimere colle parole la bruttezza orrenda di quella donna! Né tanto era brutta per difetti di natura, per disarmonie di fattezze – che anzi erano in parte regolari – quanto per una magrezza eccessiva per la rovina che il dolore fisico e le malattie avevano prodotto fosca PDF sua persona ancora così giovine. Fosca è il romanzo più famoso dello scrittore Iginio Ugo Tarchetti.


Författare: Ugo Igino Tarchetti.

Uscito a puntate sulla rivista Il pungolo nel 1869 e raccolto in volume nello stesso anno, composto da 50 capitoli, è uno dei più rappresentativi romanzi della Scapigliatura. A cinque anni di distanza, Giorgio, militare di carriera nell’esercito con il grado di ufficiale ottenuto per un atto di eroismo, decide di affidare alla carta le memorie di un periodo particolarmente doloroso della sua vita, caratterizzato dall’amore per due donne dai caratteri opposti: Clara e Fosca. I ricordi iniziano quando il giovane militare, in congedo per malattia in quanto cardiopatico, decide di abbandonare il suo odiato villaggio natio per recarsi a Milano, a far visita ad un amico. Di stanza in un piccolo villaggio, Giorgio è spesso ospite nella casa del colonnello, comandante della guarnigione. Fosca è una donna di rara bruttezza affetta da una grave malattia, ma allo stesso tempo dotata di un’acuta sensibilità e di una raffinata cultura.

La donna, seppure conscia del proprio ripugnante aspetto, è altresì avida d’amore. Ben presto Fosca si innamora di Giorgio, bello, gentile e sensibile, diverso dagli altri militari rozzi e grossolani ed il giovane inizia a subirne l’oscuro fascino, tanto da non riuscire ad evitarla e da essere costretto ad instaurare con la donna, suo malgrado, un morboso legame sentimentale. Nel tentativo di allontanarsi da Fosca, il giovane oppresso e tormentato, chiede e ottiene una licenza di tre giorni che passa in compagnia di Clara e, quando ritorna alla guarnigione, cerca di riportare la situazione creatasi con Fosca in un alveo di normalità, promettendole affetto e amicizia sincera, ma lei pretende l’amore e se non l’otterrà si lascerà morire. Passano così venti lunghi giorni nei quali Fosca vive reclusa nella sua stanza.

Giorgio, seppur riluttante, accetta e con la complicità del medico si reca di notte nella stanza di Fosca giurandole amore. Tuttavia, lo strano rapporto che s’instaurerà fra i due, consumerà Giorgio anche psichicamente, trascinandolo verso il delirio. Una cosa sovratutto contribuiva ad accrescere il mio dolore: il pensiero fisso, continuo, orrendo, che quella donna volesse trascinarmi con sé nella tomba. Il vederla già consunta, già incadaverita, abbracciarmi, avvinghiarmi, tenermi stretto sul suo seno durante quei suoi spasimi, era cosa che dava ogni giorno maggior forza a questa fissazione spaventevole. Il medico intuisce l’errore fatto e fa ottenere al giovane, che nel frattempo era stato colto da una perniciosa febbre nervosa, una licenza di 40 giorni. Giorgio, felice di potersi ricongiungere con Clara, parte di buon mattino con il treno, ma Fosca lo segue e gettandosi in lacrime, disperata, ai suoi piedi si fa giurare dall’amato di stare via solo un paio di giorni.

Il maggiore medico, sorpreso per il repentino ritorno del giovane, rendendosi conto che la sanità di Giorgio è seriamente in pericolo e sentendosi in parte responsabile per l’accaduto, decide di intercedere presso il comando generale per fargli ottenere un trasferimento definitivo a Milano. Il dispaccio contenente l’ordine di trasferimento di Giorgio viene recapitato in casa al colonnello durante il festeggiamento del Natale, in cui sono presenti ospiti e ufficiali del distaccamento con le loro consorti. La stessa sera Giorgio ricevette una lettera di Clara, in cui la donna gli comunicava la sua intenzione di troncare definitivamente il loro rapporto, il marito era caduto in disgrazia ed ella sentiva più che mai, in questo periodo difficile, il suo dovere di moglie e di madre. Durante la notte Giorgio, ormai ossessionato dal rapporto con Fosca, s’introduce nella sua camera dichiarandole il suo amore e la giovane, pur sapendo che questa sarà per lei un’emozione fatale, consuma felice con l’amato l’amore. L’indomani avviene il duello, prima con la sciabola dove i due contendenti si feriscono a vicenda, poi con la pistola. Alla fine del romanzo, Giorgio dimessosi dall’esercito, dopo quattro mesi di malattia, apprenderà con una lettera del dottore, contenente un plico con i capelli di Fosca, della morte di questa, avvenuta tre giorni dopo il duello. Il romanzo si chiude con l’esortazione del medico, che consiglia a Giorgio di viaggiare e distrarsi, in modo da poter guarire completamente.

La vicenda della Fosca, narrata in prima persona dal protagonista, appare scarna di eventi esteriori, ma giocata quasi completamente sul piano psicologico. La struttura del romanzo si presta invece a un’interpretazione simbolica: Giorgio è stretto tra due fuochi, rappresentati dalle due donne amate e dai loro caratteri antitetici, sottolineati allusivamente dai loro nomi. Fosca è la donna-vampiro, che succhia la linfa vitale all’uomo corrompendolo e portandolo alla morte. Stephen Sondheim e James Lapine hanno scritto un adattamento teatrale del romanzo, Passion, un musical debuttato a Broadway nel 1995, con Donna Murphy nel ruolo della protagonista.

Zaccaria, Dal testo alla storia, dalla storia al testo, Milano 2002, vol. 5, tomo 1, A-L, Gremese, 2000, p. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 13 ott 2018 alle 10:08. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli.

Speriamo che sia femmina è un film del 1986 diretto da Mario Monicelli. Speriamo che sia femmina è un ritratto di una famiglia borghese allargata, come ce ne sono tante al giorno d’oggi, in cui i toni della commedia convivono con quelli drammatici di ogni esistenza umana trovando l’equilibrio in un tono medio, favorito dal contesto un po’ irreale della vita di campagna. In un grande casale della campagna toscana vive in armonia un gruppo di donne. Elena, donna energica e razionale, dirige la fattoria, mentre la domestica Fosca, pratica e di buon senso, è il vero nume tutelare della casa, che provvede alle necessità materiali di tutte. Un’altra donna, Franca, la figlia maggiore di Elena, appare e scompare a seconda dei fidanzati presi o lasciati.

La figlia minore, Malvina, mite e sottomessa, pensa prevalentemente ad allevare e curare con affetto i cavalli della fattoria. In questo gineceo l’unica figura maschile è il vecchio zio Gugo, rimbambito e fastidioso per i suoi colpi di testa, accudito dalla domestica. In questo ambiente irrompe il conte Leonardo, marito della padrona, sebbene i due vivano separati di comune accordo. Poco tempo prima il conte, con lo zio Gugo alle costole, era andato a visitare un belvedere posto ai margini di un profondo dirupo. Deluso e senza i finanziamenti sperati, decide di tornare a Roma. Il fattore Nardoni ritrova le bambine fuggite, che vengono riportate a casa, dove giunge la notizia della morte del conte.