Geometrie sociali della (post)modernità PDF

Jump geometrie sociali della (post)modernità PDF navigation Jump to search L’Astrattismo è un’avanguardia artistica nata nei primi anni del XX secolo, in zone d’Europa lontane tra loro, dove si sviluppò senza intenti comuni. L’arte occidentale è stata, dal Rinascimento fino al XIX secolo, segnata dalla logica della prospettiva e dal tentativo di riprodurre un’illusione della realtà visibile. Ma l’accessibilità alle arti delle culture altre rispetto a quelle europee mostrano modi alternativi di descrivere l’esperienza visiva agli artisti.


Författare: Fabio Massimo Lo Verde.

La crisi economica e sociale che connota l’attuale periodo storico è diventata il leitmotiv dei discorsi che nel quotidiano vengono intrapresi dall’attore sociale. La sociologia è chiamata a riflettere non solo su tale crisi, ma anche, nel contempo, sul momento di difficoltà che essa stessa sta attraversando come disciplina. Se per un verso, infatti, le si riconosce da più parti, non senza qualche appunto critico, la capacità di dotarsi di uno statuto e di un ruolo “dentro” le istituzioni, il compito che appare sempre più arduo è quello, più tradizionale, di comprendere e spiegare la realtà sociale, obiettivo che sempre più spesso rischia di esserle disconosciuto come sua specificità. Questo volume mette in evidenza come alcuni oggetti, processi e problemi sociali ereditati dalla modernità – come ad esempio quelli che riguardano la produzione dello spazio fisico e sociale – siano interpretabili secondo categorie presenti nella tradizione di ricerca sociologica. Si tratta di categorie che, certamente non nuove, consentono però di comprendere le dinamiche del mutamento sociale. Tra queste, alcune categorie “ancorate” alla sociologia formale di Simmel (la distanza sociale, la marginalità, la sociabilità “sotto controllo” generata dalle nuove paure postmoderne). Le forme in cui si declina la “socievolezza” contemporanea costituiscono, oltre che oggetti sui quali la sociologia può misurarsi per comprendere alcuni cambiamenti sociali, un terreno di confronto per riflettere sulla condizione attuale della disciplina. Tale riflessione viene svolta anche alla luce dei risultati di ricerche empiriche condotte a Palermo e di indagini sul campo di dimensione nazionale che costituiscono un importante referente empirico, con l’obiettivo di mettere a fuoco il talvolta difficile rapporto esistente fra teoria e ricerca nelle scienze sociali.

Siamo in periodo di piena industrializzazione con la nascita dei primi sindacati. Contemporaneamente, gli stati europei si lanciano nella colonizzazione di paesi africani e asiatici. In filosofia si afferma l’irrazionalismo di Sigmund Freud e Nietzsche, in contrapposizione alla serenità della Belle époque. La diffusione sempre più ampia dei mezzi di riproduzione delle immagini, come la fotografia, porta gli artisti ad esaltare le peculiarità dell’arte che siano inaccessibili alla meccanicità, ovvero un’interpretazione del reale soggettiva, propria ed esclusiva dell’artista.

Fondamentali furono le esperienze fauvista e cubista: la prima esaltava lo stato d’animo dell’artista attraverso l’uso non tradizionale del colore, mentre il secondo perseguiva la semplificazione delle forme secondo l’ordine della geometria e dello spazio. L’astrattismo nasce dalla scelta degli artisti di negare la rappresentazione della realtà per esaltare i propri sentimenti attraverso forme, linee e colori. Punto di riferimento fondamentale è il testo di Wilhelm Worringer Astrazione ed empatia, del 1907, dove l’arte viene interpretata in base all’intenzionalità dell’artista. In Italia le idee dell’arte astratta pura vennero accolte piuttosto tardi, attorno agli anni trenta, ma si svilupparono in forme di grande spessore artistico, che aprirono la strada a molti dei più originali movimenti del secondo Novecento. Il gruppo de “il Milione” praticò un’arte più “istintiva”, seguendo il talento di Reggiani, che costruiva mosse geometrie partendo da linee oblique, e dalle originalissime e colorate sintesi di forme realizzate da Osvaldo Licini. Como era la città della seta, e i concetti di stile e modernità nel colore erano ben presenti.