Il castello di Otranto PDF

Horace Walpole del 1764, considerato il primo romanzo gotico. La prima edizione, risalente al 1764, era intitolata The Castle of Otranto, A Story. From the Original Italian of Onuphrio Muralto, Canon of the Church of St. Nella seconda il castello di Otranto PDF e in quelle successive Walpole riconobbe invece la paternità dell’opera scrivendo che “Il modo favorevole in cui questi piccoli frammenti sono stati ricevuti dal pubblico impone all’autore di spiegare il terreno su cui egli l’ha composto”.


Författare: Giancarlo Carlotti.

Fu un tentativo di miscelare le due anime della narrativa, l’antico e il moderno. In principio era tutto immaginazione ed improbabilità: in seguito, la natura è sempre stata copiata con successo L’autore delle pagine seguenti ritiene possibile riconciliare i due tipi. Nella sua edizione del 1924 de Il castello di Otranto, Montague Summers ha dimostrato che la storia della vita di Manfredi di Sicilia ha ispirato alcune parti della trama. Il vero castello medievale di Otranto è tra i beni di Manfredi.

La signoria di Otranto era legata a una profezia: Il castello e la signoria d’Otranto sarebbero venuti a mancare all’attuale famiglia, quando l’autentico possessore fosse diventato troppo grande per abitarvi. Manfredi, principe d’Otranto, ha due figli: Matilda e Corrado, il suo prediletto. Egli dovrebbe sposare Isabella, la figlia del marchese di Vicenza. Proprio il giorno delle nozze, però, Corrado viene schiacciato da un enorme elmo identico a quello della statua di Alfonso, un precedente principe della signoria d’Otranto. Alla sera Manfredi propone a Isabella di sposare lui. Il Principe desidera infatti un erede maschio, che non riesce ad avere dalla principessa Ippolita.

Manfredi cerca di inseguirla, ma viene trattenuto dallo spettro di un suo antenato. Isabella raggiunge un passaggio segreto che congiunge i sotterranei del castello alla chiesa di San Nicola e, con l’aiuto di un contadino di nome Teodoro, riesce a fuggire, rifugiandosi nel convento, ma Manfredi lo scopre. I domestici, inoltre, gli riferiscono di aver visto le braccia e le gambe di un gigante nel salone. Il mattino seguente, Padre Girolamo informa Manfredi che Isabella è stata trovata nella chiesa del convento. Manfredi condanna a morte Teodoro, che inoltre è innamorato di Matilda.

Il contadino vuole confessarsi prima di morire e Padre Girolamo, durante la confessione, riconosce Teodoro come suo figlio. Se Girolamo avesse voluto risparmiare la vita di Teodoro, avrebbe dovuto riportare Isabella al castello. Mentre avviene l’incontro, Federico arriva al castello. Quest’ultimo viene riportato al castello e racconta di aver trovato la spada compagna dell’elmo che prediceva un pericolo per sua figlia.

Manfredi propone a Federico la mano di Matilda in cambio di quella di Isabella e costui, affascinato da Matilda, acconsente, per poi cambiare idea a causa dell’apparizione di uno scheletro. Nel salone viene vista di nuovo la mano di un gigante. Manfredi vede Teodoro con una donna e, credendo che sia Isabella, la accoltella, uccidendo invece Matilda. Dopo la morte di Matilda, un boato fa crollare il castello e la figura di Alfonso appare al centro delle rovine. Ecco Teodoro, il vero erede di Alfonso!

Horace Walpole, Il castello di Otranto, trad. Note di Storia e Cultura Salentina, anno XV, pp. Carlo Stasi, Otranto nel Mondo, in Note di Storia e Cultura Salentina, anno XVI, pp. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 14 gen 2019 alle 21:41. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. La neutralità di questa voce o sezione sull’argomento Storia è stata messa in dubbio. Questa voce o sezione sull’argomento battaglie non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti.

La città fu posta sotto assedio per circa due settimane e i suoi abitanti si rifugiarono all’interno delle mura resistendo e respingendo con vigore le offese. A scatenare l’assedio e le crudeltà dell’esercito turco comandato dall’abile condottiero Ahmet Pascià fu l’uccisione da parte dei difensori di Otranto dell’ambasciatore turco inviato per negoziare la resa, cosa ritenuta sacra dai turchi. In seguito alla battaglia e all’invasione degli ottomani, andò distrutto il monastero di San Nicola di Casole, che ospitava allora una delle biblioteche più ricche d’Europa. Europa e tale era anche la sua artiglieria capace di produrre consistenti devastazioni. Nel maggio del 1480 la flotta turca fece rotta ancora una volta su Rodi, e Ferrante di Napoli spedì due grosse navi in soccorso ai cavalieri gerosolimitani.

In realtà questa era solo una azione diversiva infatti il sultano, contro le aspettative e quasi contemporaneamente, fece salpare una seconda flotta approntata a Valona. Il sultano voleva attaccare il reame di Napoli e non Rodi. Aveva scelto come bersaglio Brindisi, scovando il pretesto in presunti diritti turchi sull’eredità dei principi di Taranto. Maometto II intendeva nell’immediato, indipendentemente dalla sua manifesta volontà di realizzare il sogno di espugnare Roma, punire Ferrante di Napoli per l’aiuto da questi fornito ai Cavalieri di Rodi e agli insorti albanesi. Dettaglio della Sala della battaglia di Otranto del Castello Di Capua. Comandante della flotta turca era Gedik Ahmet Pascià, noto come Giacometto, rinnegato greco o forse albanese, che era stato uno dei primi fra coloro che avevano istruito i Turchi sull’arte della navigazione. Stando alle varie fonti storiche essa era composta da un numero compreso tra le 70 e le 200 navi nominalmente capaci di trasportare tra i 18.

000 uomini: cifre in continua oscillazione nelle stime anche a seconda della classificazione di ciascuna imbarcazione poiché le armate marittime, oltre alle navi da guerra, includevano una serie di legni minori che andavano dalla nave da trasporto sino alla piccola barca di appoggio. L’armata turca si concentrò a Valona per imbarcare le truppe, mentre Maometto II, tramite una rete di spie, confondeva i nemici sul punto di approdo, da cui sarebbe partito l’attacco. Attraversò il canale d’Otranto di notte, e il 28 luglio 1480, a causa di una portentosa tramontana, si ritrovò davanti a Otranto, porto facile da espugnare e più vicino alla costa albanese. Otranto era una città ricca e fiorente ma mal fortificata nei confronti di un attacco portato dalle artiglierie turche. 000 abitanti, avrebbe però dovuto contare proprio sulle fortificazioni a fronte del soverchio numero degli avversari. La crisi italiana favoriva i Turchi.

Gli Stati italiani divisi tra loro non avrebbero contrapposto alcuna forza politico-militare. Il 28 luglio, presso i laghi Alimini, dalla flotta turca sbarcarono 16. Nei primi momenti dello sbarco si scontrarono in isolate scaramucce con i soldati della guarnigione otrantina che cercava di bloccarli mentre scendevano dai navigli. A quel punto, portate a terra le artiglierie, Ahmet Pascià cominciò l’assedio. Il 29 luglio la guarnigione e tutti gli abitanti abbandonarono il borgo in mano ai Turchi per ritirarsi nel castello che ne costituiva la cittadella. Già il giorno successivo al primo attacco i Turchi, occupato il borgo, compivano razzie nei casali vicini. A difendere Otranto c’erano solo 2.