Il partigiano salvato dalla Wehrmacht PDF

Lo stesso argomento in dettaglio: Operazione Achse, Mancata difesa di Roma il partigiano salvato dalla Wehrmacht PDF Resistenza romana. Il movimento resistenziale romano era attraversato da diverse linee di frattura. Antonello Trombadori fino al suo arresto il 2 febbraio 1944, e successivamente da Carlo Salinari.


Författare: Andrea Ciappi.

Se c’è una speranza profonda che possa derivare da questa pubblicazione è che si dia un segno di conciliazione. Di dialogo. Ce ne sarebbe davvero tanto bisogno nel clima politico-istituzionale di oggi, ma anche di ieri, e, temiamo, anche di domani. L’avversario non è “avversario” bensì “nemico”. E come tale da abbattere. Succedeva nella Seconda Guerra Mondiale e appunto succede in guerra, e non dovrebbe perciò accadere in un confronto civile e democratico ordinario. Ma anche al culmine del più truce conflitto, un militare tedesco in ritirata trova il sistema, pur tra tentennamenti che probabilmente gli sono imposti da ordini dall’alto, di salvare un partigiano. Due “nemici” acerrimi che si riconoscono in una mano tesa. Il fatto raccontato da Gino e Silvano Zanobini si svolge nel 1944 alle Lame, località della Valdipesa (in provincia di Firenze) tra San Casciano e Montespertoli.

Le azioni gappiste suscitarono preoccupazione negli altri partiti e in particolare Giuseppe Spataro, rappresentante della DC nella giunta militare, manifesta in ogni occasione la necessità di osservare cautela per non provocare le rappresaglie. Il 31 gennaio fu annunciata, in rappresaglia per l’uccisione di un soldato tedesco e il ferimento di un secondo, la fucilazione di dieci prigionieri avvenuta a Forte Bravetta. Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio del 1944 la repressione tedesca riuscì a ostacolare fortemente la resistenza partigiana: il Partito d’Azione e il gruppo di Bandiera Rossa dovettero ridurre al minimo le loro attività, mentre i GAP del centro di Roma vennero temporaneamente sciolti e i loro componenti si trasferirono nelle borgate, tornando attivi alla metà di febbraio. Gruppo di gappisti romani, tra i quali sono cerchiati in rosso alcuni dei partecipanti all’attentato di via Rasella. Nelle sue memorie Amendola scrive che, in seguito alle fucilazioni del 7 marzo, per reagire alla paura bisognava colpire i tedeschi e i repubblichini e portare l’azione dei GAP su un piano più alto. Si iniziò dunque a progettare un attacco per il 23 marzo, venticinquesimo anniversario della fondazione dei Fasci italiani di combattimento, avvenuta il 23 marzo 1919.

Diversamente dall’attacco al corteo fascista, nessun altro membro della giunta militare del CLN fu preventivamente informato del progetto dell’attacco al “Bozen”. Esaminato il percorso della colonna del “Bozen”, si valutò che il punto più favorevole in cui attaccare era via Rasella, una strada piuttosto stretta in salita, attraversata dal solo incrocio con via del Boccaccio. La salita avrebbe ritardato la marcia della colonna, mentre l’angustia della strada avrebbe accresciuto i danni che le avrebbe inferto la bomba, oltre a ridurne la mobilità nel controattacco. Nel frattempo, dopo il discorso di papa Pio XII del 12 marzo contro la guerra aerea e l’invito rivolto a entrambe le parti belligeranti a non rendere Roma un campo di battaglia, a partire dal 19 marzo iniziarono a diffondersi voci sulla fuoriuscita dei tedeschi dalla città. Secondo il diario di Calamandrei, proprio mentre si diffondeva la voce che i tedeschi fossero in procinto di lasciare la città, i gappisti notarono che le marce della colonna del “Bozen” attraverso il centro si diradavano: non passò il 18 e 19 marzo, tornò ad attraversare via Rasella il 20, cosicché si scelse di colpirla l’indomani, ma il 21 l’esplosivo non era pronto. Annunci delle celebrazioni per l’anniversario dei Fasci sul Messaggero del 22 e del 23 marzo: prevista inizialmente al Teatro Adriano, la manifestazione fu spostata presso la federazione fascista in via Veneto.

Annullato quindi l’attacco contro i fascisti, i GAP poterono dedicarsi completamente all’attentato contro il “Bozen”. Salinari e i gappisti si prepararono a colpire i soldati al loro ritorno nel pomeriggio secondo il piano. Il compito di far brillare l’esplosivo fu affidato a Bentivegna “Paolo”, il quale il 23 marzo travestito da spazzino partì dal rifugio gappista verso via Rasella, con il carretto contenente l’ordigno. 23 marzo 1944 i soldati del “Bozen” erano partiti in ritardo dopo l’esercitazione di tiro effettuata al poligono di Tor di Quinto e solo alle ore 15. 45 la colonna sbucò da Largo Tritone e girò verso via Rasella.

Soldato del “Bozen” in via Rasella immediatamente dopo l’attentato. L’edificio all’angolo di via del Boccaccio crivellato di colpi in una foto del 2005. Molti buchi sulle facciate di altri palazzi della zona sono stati rimossi nel 2004 durante dei restauri. Alle 15:52 Bentivegna accese con il fornello di una pipa la miccia di cinquanta centimetri, preparata per innescare l’esplosione dopo circa cinquanta secondi, tempo necessario ai tedeschi per percorrere il tratto di strada compreso tra il punto a valle usato per la segnalazione e il carretto. Fu un attimo terribile per tutti.