Il Vaticano e il ‘Kulturkampf’ PDF

Questa voce o sezione sull’argomento politica è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Il Kulturkampf in una caricatura dell’epoca. Reichstag il 17 gennaio del 1873. La gerarchia, il Vaticano e il ‘Kulturkampf’ PDF, non ha altro fine che sé stessa, ma la religione, signori miei, della gerarchia, non ha alcun bisogno.


Författare: Massimiliano Valente.

Frutto di un vasto lavoro di ricerca condotto nelle sedi archivistiche, questo libro ricostruisce, in forma originale e completa, lo scontro fra la Chiesa cattolica e la Prussia nella seconda metà dell’Ottocento, che ha profondamente regnato i rapporti fra la Santa Sede e la nazione germanica anche nei decenni successivi. Il testo presenta una impostazione nuova sul piano cronologico. Il Kulturkampf (la “Battaglia culturale”) è visto non solo nella tradizionale chiave culturale-ideologica del conflitto tra Stato e Chiesa in Prussia negli anni Settanta-Ottanta dall’Ottocento, ma è posto in relazione anche con il periodo precedente. L’autore opera una narrazione degli eventi secondo una visione politico-diplomatica; ma offre al tempo stesso un quadro articolato e completo dei rapporti tra Santa Sede, episcopato e movimento cattolico in Prussia. Il testo ricostruisce dunque la complessa realtà del cattolicesimo in Germania in anni cruciali e rappresenta un contributo importante nella serie di interventi che figurano nella collana “Religione e società”. In essa compaiono infatti studi originali, che ricostruiscono la storia dei rapporti fra la Santa Sede e significative aree politiche e culturali: la Cina, la Terra Santa, la Francia, l’Inghilterra, le Chiese Orientali, le missioni e le colonie in Africa, negli anni del colonialismo e nel successivo periodo della decolonizzazione.

Eppure, non fu proprio questa la posizione che caratterizzò il Kulturkampf tedesco, che può essere quindi ben distinta, pur apparentemente simile nei suoi effetti, dalla successiva politica laicista della Terza Repubblica francese. Se infatti la battaglia per la civiltà era il problema spirituale in cui versò la Mitteleuropa, de facto tra il 1859 e il 1879, l’aspetto politico del problema era rappresentato dal rapporto tra Curia romana e Stati sovrani. Ed è esattamente questo aspetto, il conflitto di competenza tra Stato e Chiesa, che maggiormente rilevò ed assunse maggiore rilevanza nella prospettiva di Bismarck. Non si tratta di uno scontro tra credenti e non credenti, bensì dell’antichissima lotta per il potere, antica quanto la razza umana, tra i Regno e il Sacerdozio, lotta ch’è molto più antica della venuta sulla terra del Redentore. Si tratta della difesa dello stato, si tratta di delimitare dove può arrivare il potere del sovrano e dove quello dei sacerdoti. Simili negli effetti e d’accordo dunque nella legislazione, i due modelli culturali erano diversi. La prospettiva bismarckiana era conservatrice e affondava le sue origini, pur in una rinnovata prospettiva ottocentesca, molto più indietro, allo scontro medievale tra papato e impero, se non, come amava dire lo stesso Bismarck, alla lotta tra Agamennone e Calcante.

In senso lato, dunque, una prima forma di Kulturkampf potrebbe essere considerata la politica ateistica o laicista della Francia rivoluzionaria, figlia dell’illuminismo giacobino. Il termine Kulturkampf definisce tuttavia più da vicino l’aspetto peculiare che questa lotta, come si è detto, assunse negli Stati tedeschi. Alcuni storici parlano, a proposito, del periodo tra il 1859 e il 1879 di un Kulturkampf mitteleuropeo. A partire dal 1879, alla fine, le parti incominciarono invece ad avviare trattative e si giunse ad un compromesso, che significò, nei fatti, una vittoria della posizione difensiva della Chiesa, soddisfacendo tuttavia in parte i poteri nazionali. Il conflitto continuò invece negli altri paesi, Francia ed Italia, dove però aveva assunto caratteristiche diverse. Il terreno per questo aspro scontro era stato preparato dai successi ottenuti dalla Chiesa a partire dalla Restaurazione fino al 1854, anno della proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione.

Negli stati di lingua tedesca ciò si tradusse concretamente nel Concordato con l’Austria del 1855, che orientava l’impero in modo assolutamente confessionale e concedeva alla Chiesa notevoli privilegi. La risposta liberale tuttavia non si fece aspettare e la Chiesa dovette arretrare. Le sconfitte militari dell’Austria nella seconda guerra di indipendenza italiana indebolirono, in politica internazionale, le posizioni conservatrici. Ma, ancora una volta, la terribile sconfitta subita dall’Austria nel 1866 a Königgrätz segnò definitivamente la fine della supremazia austriaca e del vecchio equilibrio conservatore in Europa. In Austria era già cominciata una reazione del pensiero laico. Successivamente venne messa in discussione la disciplina del matrimonio confessionale.

Ma la politica liberale, il cui esponente di spicco era il dr. I vescovi reagirono già nel 1861 opponendosi alle proposte del governo. 1876, ma non ottenne la sanzione imperiale. Lo stesso argomento in dettaglio: Religioni in Germania. Fu nell’Impero germanico che il fenomeno scoppiò in maniera virulenta. Bisogna tuttavia distinguere, data la natura federale dell’impero, tra i diversi stati, alcuni dei quali, come la Baviera, erano a maggioranza cattolica. Come paese ad assoluta maggioranza cattolica, la posizione del Regno di Baviera era particolarmente importante nella legislazione del Reich.

Per questo motivo la lotta alla Chiesa cattolica in Germania interessò le gerarchie statali. Con la legge contro l’abuso del pulpito per fini politici, varata dal Reichstag il 10 dicembre 1871, si ebbe un primo attacco: la proposta venne proprio dal Ministro della cultura del Regno di Baviera. Un religioso che fa degli affari dello stato oggetto di un’esternazione o di una riflessione in un modo che danneggi la quiete pubblica, è condannato al carcere o alla reclusione fino a due anni. In una lettera di Bismarck al re Ludovico II, il Cancelliere rese chiaro come, proprio per questo motivo, il Kulturkampf fosse assolutamente necessario e non fosse possibile alcun accordo con il Papa. Lo scopo dell’Impero tedesco è la tutela del diritto: l’attività parlamentare non è fine a sé stessa, ma è un mezzo per il raggiungimento della finalità della Federazione. Nulla di sorprendente che il conflitto fosse dunque ferocissimo nel Regno di Prussia. Bisogna però premettere una considerazione: è vero che i leader del secondo impero, Bismarck su tutti, diedero una personale impronta alla questione politica.

Questa aveva tuttavia davvero assunto aspetti tali, che si sarebbe dovuta necessariamente, prima o poi, porre. Per di più, il Regno di Prussia era di tradizione protestante e, come tale, anti-papista da sempre. Proprio per questo motivo, dunque, non aveva bisogno, a differenza della Baviera, di una politica anticlericale. Anzi, la Prussia, come paladina del protestantesimo, aveva già la presunzione di aver raggiunto la massima libertà per i gruppi religiosi, evangelici come cattolici. Secondo lo storico Armando Saitta, l’antiprussianesimo dei cattolici della Baviera e della Germania meridionale assunsero una connotazione religiosa nei confronti del potere centrale. Dogma della infallibilità papale avevano già portato ad un radicalizzazione dello scontro. In Germania la stessa gerarchia episcopale, sulle prime, temeva una proclamazione del dogma.