L’inferno e le sue pene PDF

E ‘l duca mio a l’inferno e le sue pene PDF: «Perché pur gride? Caina attende chi a vita ci spense». Queste parole da lor ci fuor porte. E caddi come corpo morto cade.


Författare: A. Arrighini.

Ma la mia guida gli rispose: “Che hai da gridare? Ecco le parole che ci dissero. Il Dante dell’Inferno non sottomette le ragioni cristiane a quelle umane, ma si sforza di trovare un compromesso. Di fronte a quel consumato “conoscitor de le peccata”, le anime, d’altra parte, non possono che sottomettersi spontaneamente al loro destino. Infatti la frenesia della passione sulla terra trova qui il suo contrappasso nel vento vorticoso che sbatte le anime come fuscelli.

Sappiamo che l’Inferno fu iniziato nel 1306, concluso nel 1309 e pubblicato nel 1314. Dante un preciso accusatore e divulgatore. Francesca veniva fatta passare per una poco di buono meritevole di morte, avendo tradito il marito col cognato. Polenta di Ravenna come profugo nel 1318, restandovi sino alla morte. Gianciotto, tradito dalla moglie e dal fratello, fosse destinato a finire fra i traditori. Uccidendo Paolo, Gianciotto non aveva forse difeso il proprio onore?

Nessuna teologia cattolica, di fronte all’attenuante dell’adulterio, avrebbe mai messo Gianciotto nella Caina, al massimo l’avrebbe punito in un qualche cerchio del purgatorio. Dante ha mai sostenuto che il comportamento o il carattere di Gianciotto fosse riprovevole o insopportabile. I commentatori danteschi del Trecento si sono alquanto divertiti a fantasticare sulla natura dei personaggi di questa tragedia. Gianciotto un uomo piuttosto rude, non fosse priva di fondamento. 1282 la carica di capitano del popolo a Firenze, allo scopo di conciliare le tensioni tra guelfi e ghibellini. Guido da Polenta ad affrontare i Traversari e ad impadronirsi, con un colpo di mano, di Ravenna. Cesena, Bertinoro e Faenza negli anni 1290-93.

Secondo la leggenda Gianciotto sarebbe stato avvelenato nel castello di Torriana da qualche suo vassallo. 1286, Zambrasina, figlia di Tibaldello Zambrasi di Faenza e vedova di Tino Fantolini, da cui ebbe cinque figli, tutti citati nel testamento di Malatesta da Verucchio. Pur essendo storicamente rivali, le due casate guelfe, attraverso la mediazione dell’arcivescovo ravennate Bonifacio, erano riuscite a organizzare un fronte comune contro Guido. Non c’era stato solo il matrimonio antighibellino tra Gianciotto e Francesca, ma anche tra Bernardino, fratello di Francesca, e Maddalena, sorellastra di Gianciotto. Francesca, nonostante passi per lussuriosa, viene enormemente riabilitata? Forse a causa di questo vergognoso e tacito “patto guelfo” il “ghibellin fuggiasco” ha voluto poeticamente mettere Francesca, pur con le dovute cautele teologiche, sull’altare delle donne libere d’amare, che non si piegano alle convenienze dei potenti. E’ tuttavia impossibile non chiedersi, alla fine della lettura del canto, il vero motivo per cui Francesca, umanamente parlando, sia stata messa all’inferno.