L’intellettuale ieri e oggi. Generazioni in dialogo con Norberto Bobbio PDF

Una piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa. Negli anni cinquanta con le sue ricerche scoprì ed identificò il fattore di accrescimento della fibra nervosa l’intellettuale ieri e oggi. Generazioni in dialogo con Norberto Bobbio PDF NGF, per tale scoperta è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita. I genitori, molto colti, instillarono nei figli il proprio apprezzamento per la ricerca intellettuale.


Författare: .

Cosa può insegnarci oggi il Novecento? Cosa può dirci sul ruolo dell’intellettuale? In un continuo scambio tra passato e presente, alternando l’approccio filosofico all’approfondimento storico, sei giovani studiosi (Marco Albeltaro, Diego Guzzi, Eleonora Piromalli, Jacopo Rosatelli, Sciara Giuseppe, Vai Lorenzo) si confrontano con le parole di Politica e cultura di Norberto Bobbio. Una rilettura dei principali temi del pensiero bobbiano – libertà, democrazia e dialogo – ci restituisce l’attualità di un filosofo in grado di insegnare, a mezzo secolo di distanza, il valore della mediazione e l’importanza di una “politica della cultura” e di una cultura della politica. Un dialogo vivo sulla pagina, in cui anche Bobbio prende la parola con il suo saggio “L’impegno dell’intellettuale ieri e oggi” (1997) che viene qui pubblicato in volume.

In seguito alle leggi razziali del 1938 in quanto ebrea sefardita, Rita fu costretta a emigrare in Belgio con Giuseppe Levi, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Poco prima dell’invasione del Belgio tornò a Torino, dove, durante l’inverno del 1940, allestì un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche, ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti dell’estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. I Levi-Montalcini sopravvissero all’Olocausto restando nascosti a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione per non incorrere nelle deportazioni. Una volta furono salvati da una domestica, che li fece scappare appena in tempo.

Nell’agosto 1944 gli Alleati costrinsero i tedeschi a lasciare Firenze. La Montalcini divenne allora medico presso il Quartier Generale anglo-americano. Come tale venne assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia, trattando le epidemie di malattie infettive e di tifo addominale. Era in corso un’epidemia di tifo, i malati morivano a decine. Facevo di tutto, il medico, l’infermiera, la portantina.

Terminata la guerra tornò con la famiglia nel 1945 a Torino dove riprese gli studi accademici e allestì un laboratorio di fortuna casalingo in una collina vicino ad Asti. Nel 1947 il biologo Viktor Hamburger, al quale si era ispirata per molti suoi lavori, la invitò a St. Certa di rimanere negli Stati Uniti solo pochi mesi, quella che doveva essere una breve permanenza si rivelò poi una scelta trentennale. Questa scoperta “andava contro l’ipotesi dominante nel mondo scientifico che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni”. Nel 1956 venne nominata professoressa associata e nel 1958 professoressa ordinaria di zoologia presso la Washington University di St. Louis e, nonostante inizialmente volesse rimanere in quella città solo un anno, vi lavorò e vi insegnò fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1977.