L’interrogatorio giudiziario e l’intervista investigativa PDF

Il luogo dove è stato attivato il detonatore dell’ordigno usato per il mortale attentato al giudice. Assieme al collega e amico Paolo Borsellino, Giovanni Falcone è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale. Il secondo nome di Giovanni, Salvatore, gli fu dato in memoria dello zio materno Salvatore Bentivegna, tenente dei Bersaglieri morto sul Carso colpito da l’interrogatorio giudiziario e l’intervista investigativa PDF granata durante la prima guerra mondiale. Il terzo nome Augusto fu dovuto alla passione del padre per la storia romana.


Författare: Letizia Caso.

Negli ultimi anni tra l’ambito della psicologia e quello delle attività investigative sono sempre più frequenti le occasioni di contatto e collaborazione, per quanto concerne ad esempio i processi investigativi, le attività formative, l’attendibilità della testimonianza, l’autopsia psicologica, l’offender profiling. Questo libro intende proporre la sistematizzazione di un’area specifica della psicologia investigativa, quella relativa alle tecniche e ai problemi legati alla conduzione e alla valutazione dell’interrogatorio investigativo e giudiziario. Il “testimone”, indipendentemente dalla sua posizione giuridica (indagato, imputato, testimone oculare, vittima ecc.), riveste infatti un ruolo cruciale in ogni procedimento penale. Gli autori illustrano con chiarezza i processi psicologici e i fattori sociali in grado di influenzarne il resoconto, con particolare attenzione alle caratteristiche del testimone vulnerabile; affrontano poi le tecniche per rendere efficace ed etico un interrogatorio, ed esaminano il problema della falsa testimonianza e dei metodi internazionali utilizzati per la decodifica di tale comportamento. Infine, discutono le tecniche di ascolto del minore nei casi di abuso e maltrattamento.

I Falcone dovettero abbandonare la Kalsa nel 1940 a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e sfollarono a Sferracavallo, un borgo che oggi fa parte della riserva marina di Isola delle Femmine. Giovanni frequentò le scuole elementari al Convitto Nazionale di Palermo, le medie alla scuola “Giovanni Verga” e le superiori al liceo classico “Umberto I”. In parrocchia si appassionò anche al ping-pong e in una partita giocò con Tommaso Spadaro, personaggio di spicco della malavita locale impegnato nel traffico di stupefacenti e oggi all’ergastolo. Nel settembre 1957 si trasferì a Livorno per frequentare l’Accademia navale, con l’intenzione di laurearsi in ingegneria, ma anziché essere assegnato ai corpi tecnici fu assegnato allo Stato Maggiore.

Lo stesso argomento in dettaglio: Pizza connection. Cominciò ad abbracciare i principi del comunismo sociale di Enrico Berlinguer in occasione delle elezioni politiche italiane del 1976, sebbene la sua famiglia avesse da sempre votato Democrazia Cristiana. Nel 1973 si trasferì alla sezione civile del Tribunale di Trapani. Nel luglio 1978 però ritornò a Palermo. Alle prese con questo caso, Falcone comprese che per indagare con successo le associazioni mafiose era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie, ricostruire il percorso del denaro che accompagnava i traffici e avere un quadro complessivo del fenomeno. Grazie a un assegno dell’importo di centomila dollari cambiato presso la Cassa di Risparmio di piazza Borsa di Palermo, Falcone trovò la prova che Michele Sindona si trovava in Sicilia smascherando quindi il finto sequestro organizzato a suo favore dalla mafia siculo-americana alla vigilia del suo giudizio. Sono anni tumultuosi che vedono la prepotente ascesa dei Corleonesi, i quali impongono il proprio feudo criminale insanguinando le strade a colpi di omicidi.

Emblematici i titoli del quotidiano palermitano L’Ora, che arriverà a titolare le sue prime pagine enumerando le vittime della drammatica guerra di mafia. Il 6 giugno 1983 Rosario Spatola fu condannato, insieme con 75 esponenti della cosca Spatola-Gambino-Inzerillo, a dieci anni di reclusione ma sarebbe stato arrestato a New York dall’Fbi, in collaborazione con la polizia italiana, solo nel 1999. Lo stesso argomento in dettaglio: Pool antimafia. La validità del nuovo sistema investigativo si dimostrò subito indiscutibile, e sarà fondamentale per ogni successiva indagine, negli anni a venire. Lo stesso argomento in dettaglio: Maxiprocesso di Palermo. Nel dicembre 1986, Borsellino viene nominato Procuratore della Repubblica di Marsala e lascia il pool.

Caponnetto si apprestava a lasciare l’incarico per ragioni di salute e raggiunti limiti di età. Alla sua sostituzione vennero candidati Falcone e Antonino Meli. Il 19 gennaio 1988, dopo una discussa votazione, il Consiglio Superiore della Magistratura nominò Meli. Meli si insedia nel gennaio 1988 e finisce con lo smantellare il metodo di lavoro intrapreso, riportandolo indietro di un decennio. Da qui in poi Falcone e i suoi dovettero fronteggiare un numero sempre crescente di ostacoli alla loro attività. Il 30 luglio Falcone richiese addirittura di essere destinato a un altro ufficio, e Meli, ormai in aperto contrasto con Falcone, come predetto da Borsellino, sciolse ufficialmente il pool. Un mese dopo, Falcone ebbe l’ulteriore amarezza di vedersi preferito Domenico Sica alla guida dell’Alto Commissariato per la lotta alla Mafia.

Lo stesso argomento in dettaglio: Attentato dell’Addaura. Falcone dichiarò al riguardo che a volere la sua morte si trattava probabilmente di qualcuno che intendeva bloccarne l’inchiesta sul riciclaggio in corso, parlando inoltre di “menti raffinatissime”, e teorizzando la collusione tra soggetti occulti e criminalità organizzata. Espressioni in cui molti lessero i servizi segreti deviati. I fatti descritti venivano presentati come movente della morte di Falcone per opera dei Corleonesi, i quali avrebbero organizzato il poi fallito attentato come vendetta per il rientro di Contorno. Gli accertamenti per individuare gli effettivi responsabili portarono alla condanna in primo grado per diffamazione del giudice Alberto Di Pisa, identificato grazie a dei rilievi dattiloscopici. Nel gennaio 1990, Falcone coordina un’altra importante inchiesta che porta all’arresto di trafficanti di droga colombiani e siciliani. La polemica sancì la rottura del fronte antimafia, Cosa nostra sembrò trarre vantaggio della tensione strisciante nelle istituzioni, cosa che avvelenò sempre più il clima attorno a Falcone, isolandolo.

Claudio Martelli, Giovanni Falcone e Salvo Andò. La vicinanza di Falcone al socialista Claudio Martelli costò al magistrato siciliano violenti attacchi da diversi esponenti politici. Falcone era stato informato poco più di un anno prima con un dossier dell’Arma dei Carabinieri del ROS che analizzava l’imminente neo-equilibrio tra mafia, politica e imprenditoria, ma il nuovo incarico non gli aveva permesso di ottemperare a ulteriori approfondimenti. Sostenuto da Martelli, Falcone rispose sempre con lucidità di analisi e limpidezza di argomentazioni, intravedendo, presumibilmente, che il coronamento della propria esperienza professionale avrebbe definito nuovi e più efficaci strumenti al servizio dello Stato. Eppure, nonostante la sua determinazione, egli fu sempre più solo all’interno delle istituzioni, condizione questa che prefigurerà tristemente la sua fine. In effetti, alcuni giorni prima dell’attentato Falcone dichiarò: “Mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano”.