L’Italia dopo la crisi. Ambiente Italia 2013: idee di futuro a confronto PDF

Il primo elemento è costituito dal fatto che, tra la fondazione dello Stato unitario e la contemporaneità, hanno luogo l’istituzione e lo sviluppo in tutta Europa dei sistemi di welfare, vale a dire dell’insieme di misure volte a sostenere i cittadini nei loro bisogni fondamentali, l’Italia dopo la crisi. Ambiente Italia 2013: idee di futuro a confronto PDF come ad assisterli di fronte a evenienze della vita, quali malattie, infortuni sul lavoro, condizioni di non autosufficienza. Il fenomeno in questione, tuttavia, non presenta solo discontinuità rispetto al passato, ma anche alcune anomalie rispetto alle consuetudini e alle teorie politico-sociali tradizionali.


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L’edizione 2013 del Rapporto Ambiente Italia di Legambiente guarda al “dopo crisi” con idee e proposte che non si accontentano di vedere il nostro Paese sopravvivere alla recessione e alle politiche di riduzione del debito e della spesa pubblica. Le tesi sviluppate nel volume confermano che da questa crisi si può uscire solo con analisi e ragionamenti nuovi, che devono entrare nella discussione pubblica e politica. E per questo serve immaginare una prospettiva capace di muovere l’innovazione ambientale come chiave per ripensare e rilanciare l’economia diversamente da come lo si è fatto in passato. Servono politiche attente alle risorse, alle qualità e alle vocazioni dei territori. Grazie al contributo di molti autori e protagonisti del dibattito politico e tecnico-scientifico, nel volume l’idea di un futuro diverso viene affrontata da molteplici angolazioni, guardando allo scenario italiano e internazionale: politica nazionale ed europea, industria, fisco, legalità, mobilità, energia e altro ancora. Al volume cartaceo si affianca, in formato ebook, il Rapporto sullo stato dell’ambiente in Italia completo di tutti gli indicatori ambientali e realizzato a cura dell’Istituto Ambiente Italia.

Di queste anomalie ne analizzeremo in particolare tre. Una seconda anomalia si può riscontrare nell’autonomia delle loro origini e della loro mission. Stato, il fenomeno che stiamo mettendo a fuoco è invece strutturalmente autonomo. Una terza anomalia da segnalare è che questo fenomeno organizzativo è portatore di un nuovo paradigma nella scena pubblica italiana. Un ultimo elemento da richiamare è quello delle informazioni disponibili su questo fenomeno.

Non si tratta di un problema tecnico, ma di un ulteriore indicatore del carattere anomalo della cittadinanza attiva. La questione si può riassumere in questi termini. Un primo passo da compiere è quello di identificare il fenomeno della cittadinanza attiva nei suoi elementi costitutivi e distintivi. Un elemento che indubbiamente caratterizza questo fenomeno è la sua natura plurale. Ciò si riflette su diversi aspetti. Guardando agli individui, anche la membership riflette questa pluralità, andando ben al di là della coppia iscritti-attivisti, tipica delle forme tradizionali di partecipazione politica e sociale, e alla generica forma del volontariato.

Si tratta infatti di un impegno estremamente variabile nella intensità del legame, nelle forme e nel tipo di inquadramento. Che cosa accomuna, quindi, queste realtà nelle loro differenze? Gli elementi di unità possono essere colti, a nostro parere, nei ruoli svolti, nell’esercizio di poteri, nelle strategie e nei modelli operativi adottati. Circa i ruoli, ne possono essere identificati chiaramente tre. Il primo riguarda l’effettiva tutela di diritti proclamati in leggi o radicati nella coscienza comune, o ancora l’impegno per la loro giuridificazione, ove essi siano riconosciuti dalla comunità politica ma non ancora tradotti in legge. Un terzo ruolo può essere definito in termini di empowerment: un processo attraverso il quale un soggetto in condizioni di debolezza o subalternità diventa in grado di esercitare le proprie prerogative grazie al rafforzamento della consapevolezza di poterlo fare.

Il valore dell’organizzazione, in questo caso, è di particolare rilevanza, in termini sia di accumulazione e trasmissione di memoria e di competenze, sia di quantità di risorse mobilitabili. Un ulteriore elemento che accomuna queste organizzazioni è la capacità di influenza diretta su soggetti e processi, ovvero l’esercizio di varie forme di potere. Infine, tra gli elementi che accomunano le forme di attivismo civico, vi sono le strategie e i modelli operativi. L’impiego di queste due strategie ha dato vita a un repertorio di azioni decisamente più ricco di quello che risulta dalla letteratura. Il primo, e il più ovvio, è la legislazione, con l’introduzione di norme come quella sulla violenza sessuale o quella sulla confisca dei beni dei gruppi mafiosi.

Il livello di fiducia pubblica in queste organizzazioni è, in Italia come in tutto il mondo, ai massimi livelli. Questo patrimonio è una delle più rilevanti risorse di cui godono le organizzazioni di attivismo civico, specialmente in un’epoca in cui sia per i partiti, sia per gran parte delle pubbliche amministrazioni e per le imprese private, la fiducia è una delle risorse più scarse a disposizione. Tenendo presenti le coordinate generali fissate nel paragrafo precedente, grazie ai dati del Censimento ISTAT 2011 è possibile disegnare un quadro più preciso dell’universo di organizzazioni di cittadinanza attiva in Italia e della loro evoluzione nel tempo. Prima di addentrarci in questo deposito di dati, occorre chiarire portata e limiti dell’operazione realizzata dall’Istituto di statistica, che rappresenta un unicum, almeno in Europa. In questo caso i dati che utilizzeremo potrebbero essere imprecisi per eccesso.

Va segnalata, infine, la circostanza che la rilevazione dell’ISTAT riflette l’origine della classificazione delle organizzazioni non-profit affermatasi come standard a livello mondiale. Grazie alle informazioni derivanti dall’indagine dell’ISTAT è possibile stabilire alcune caratteristiche generali. Vediamo ora gli elementi che compongono questo profilo, in chiave tanto sincronica quanto diacronica, con riferimento ai quattro decenni e mezzo presi in considerazione. Come si è già detto, il numero delle organizzazioni che hanno risposto alla domanda 27 del questionario dell’ISTAT, e che possiamo quindi considerare come la più rilevante approssimazione dell’universo della cittadinanza attiva in Italia, risulta essere pari a 103. Si tratta prevalentemente di organizzazioni tradizionali impegnate nelle attività sportive e ricreative, nell’assistenza sociale e nella rappresentanza di interessi economici, che si sono successivamente trasformate o si sono impegnate in attività di cittadinanza attiva.