La cosa e l’ente. Verso l’ipotesi ontologica PDF

Quello dell’essere è un tema che attraversa tutta la storia della filosofia fin dai la cosa e l’ente. Verso l’ipotesi ontologica PDF esordi. Per quanto già posto dalla filosofia indiana sin dal IX secolo a.


Författare: Nicola Russo.

Che cosa si nasconde nella differenza tra la cosa e l’ente? In che modo tale diseguaglianza tra ciò che è lo stesso, istituita ogni volta che diciamo una parola e che rimane perciò indicibile, ha a che fare con l’ontologia, la teologia, la tecnica e il nichilismo? Qual è il solvente che unisce per rendere ogni cosa, ogni essente, in fondo un bel niente? Sono queste le domande che istradano lungo un percorso a ritroso, dalla riesumazione heideggeriana della questione dell’essere, indietro verso la prima filosofia greca, la teoria della verità di Platone e la fisica di Aristotele, alla ricerca di cosa ne è della “cosa” nel gioco di specchi del logos, che la può dire sempre e solo come ente. Nel solco dell’antica massima di Misone di Chene: “Che non vengano le cose dalle parole, ma dalle cose le parole”.

Identità: ad esempio “gli italiani sono gli abitanti dell’Italia”, “Umberto Eco è l’autore de Il nome della rosa”. Quanto sopra riportato è una generalizzazione che, se consente di comprendere i principali usi del vocabolo, non rende conto della varietà dei significati e delle implicazioni che il concetto di Essere ha avuto nel corso della storia della filosofia. Essere così come è stato analizzato dai vari filosofi nel corso della storia. Occorre anche tener presente che i termini essere ed esistenza sono stati spesso utilizzati con significati diversi, mentre nel linguaggio comune si tende a considerarli sinonimi. Parmenide nota come l’essere sia unico e non possano esserci due esseri perché se uno è l’essere, e l’altro non è il primo, allora è non-essere. Se infatti A è l’essere, e B non è A, allora B è non-essere, ossia non è. Questo ragionamento impediva di parlare di enti e portava alla negazione del divenire, che gli antichi non riuscivano a spiegare.

Il problema più rilevante non era tanto la molteplicità degli enti che abbiamo sotto gli occhi, quanto il senso greco del divenire per cui tutto muta, che si scontra con una ragione, altra dimensione fondamentale della grecità, che è portata a negarlo. Poiché l’essere coincide col pensiero, quest’ultimo non è in grado di oggettivarlo, perché per farlo dovrebbe uscirne fuori: ma ciò è impossibile, perché al di fuori dell’Essere non c’è nulla. La realtà è mutevole: non ci si può immergere due volte nella stessa acqua di un torrente e una salita può essere vista come una discesa pur rimanendo la stessa cosa. Empedocle e Anassagora, due filosofi del V secolo a. Essere, cioè tutte le cose, compresa l’anima, sia costituito da oggetti indivisibili, gli atomi. Questi si muovono nel vuoto, il quale è il non-Essere, di cui è ammessa quindi l’esistenza a differenza di Parmenide. Democrito allo scopo di dimostrare l’impossibilità di compromettere la felicità dell’uomo, in quanto il mondo è retto dal solo movimento di atomi.

L’atomismo sarà poi sostanzialmente abbandonato fino all’Ottocento. Platone si considerava filosoficamente erede di Parmenide, anche se nei suoi confronti compirà una sorta di “parricidio” in merito alla questione dell’Essere, secondo un termine da lui adoperato enfaticamente nel Sofista. Egli infatti concepisce l’Essere non più staticamente contrapposto al non-essere, ma ipotizza una loro parziale convivenza. L’uomo, secondo Platone, si trova a metà strada tra Essere e non-essere. Per spiegare la situazione paradossale in cui si trova l’uomo, egli introduce una differenza tra essere ed esistere. Mentre l’Essere è qualcosa di assoluto che è in sé e per sé, l’esistenza non ha l’essere in proprio: l’essere le viene “donato”. Per Platone, dunque, le caratteristiche dell’Essere parmenideo permangono intatte finché si resta all’interno del mondo iperuranio delle idee: esse sono eterne, immutabili, e incorruttibili.