La fisica del Novecento. La fine della fisica è vicina? PDF

I primi strumenti efficaci, nell’ambito dei microscopi di tipo ottico, vennero prodotti nei Paesi Bassi alla fine del XVI secolo, ma l’invenzione vera e propria è tuttora controversa. Il microscopio è formato da una parte meccanica, strutturale e una parte tradizionalmente chiamata ottica, funzionale. La parte meccanica deve essere robusta la fisica del Novecento. La fine della fisica è vicina? PDF relativamente pesante per consentire la necessaria stabilità al sistema.


Författare: Franco Selleri.

Ma chi ha detto che la fine della fisica è vicina? Che tutto quello che c’era da scoprire è già stato scoperto? E che le generazioni future potranno solo precisare e raffinare, e mai negare o arricchire le attuali teorie? Questo libro si contrappone a pensatori come Heisenberg, Feyman e Hawking che hanno predetto la morte della fisica. L’autore sostiene che grandi progressi sono possibili, ma che il prezzo da pagare per realizzarli è una modifica radicale delle basi della fisica moderna, in particolare abbandonando l’indeterminismo, la non località (paradosso di Einstein, Podolsky e Rosen) e lo stesso principio di relatività

Lo stativo rappresenta il corpo principale del microscopio ed ha la funzione di fare da supporto ai meccanismi di movimento e di messa a fuoco ed alla parte ottica. La parte meccanica del microscopio alloggia anche il sistema di illuminazione, in caso di sistemi con illuminazione incorporata. Il preparato da osservare si pone sul tavolino portaoggetti, dotato di un carrello traslatore per mezzo del quale il preparato può essere spostato agevolmente eventualmente con movimenti meccanici micrometrici nelle direzioni destra-sinistra e avanti-indietro. Obbiettivi per Microscopio ottico: il primo a sinistra è un Koristka dei primi anni del Novecento. L’eventuale parte di microscopio, nella quale vanno inseriti gli obiettivi multipli, che possono essere scelti in base all’ingrandimento voluto, si chiama revolver. Nel caso che lo strumento si basi sull’utilizzo di radiazione con una propria lunghezza d’onda associata, come i tradizionali microscopi ottici, risoluzione e lunghezza d’onda utilizzata sono parametri tra loro strettamente correlati.

Questa relazione è generalmente nota come principio di Abbe. Il potere risolutivo è il reciproco della risoluzione laterale. Si definisce tale il rapporto tra le dimensioni dell’immagine ottenuta e quelle dell’oggetto originale. In passato era abbastanza diffusa la misura 170 mm, mentre attualmente ha preso piede la progettazione di sistemi corretti all’infinito. Quindi, per calcolare l’ingrandimento al quale si osserva un campione, si moltiplica quello proprio dell’obiettivo per quello dell’oculare.

Tale ingrandimento è quello dell’immagine visibile, idealmente riportata sul piano in cui giace il campione stesso, e cioè alla distanza tra quest’ultimo e l’occhio dell’osservatore. Aumentando il tiraggio del tubo o proiettando l’immagine su di uno schermo lontano, si potrebbero raggiungere ingrandimenti molto maggiori, ma il potere risolutivo che, come abbiamo visto sopra, è funzione della lunghezza d’onda della luce visibile, non ne sarebbe in alcun modo incrementato. A seconda della branca di microscopia considerata, tali difetti saranno più o meno rappresentati. Ad esempio utilizzando radiazione di una sola lunghezza d’onda, non avremo aberrazioni di tipo cromatico. Il microscopio ottico utilizza come sorgente la luce, intesa in senso generale come radiazione elettromagnetica dal vicino infrarosso all’ultravioletto, anche se i microscopi più diffusi utilizzano proprio la radiazione visibile, ha risoluzione tipicamente minore rispetto al microscopio elettronico, ma è generalmente economico e fornisce immagini a colori anche di organismi viventi. Le immagini, ottenute al di fuori del campo del visibile, possono essere in bianco e nero o a falsi colori. Altri tipi di microscopi sfruttano diverse radiazioni, le onde acustiche e differenti fenomeni fisici.

Data la vastità dell’argomento, quella che segue è solamente una sintesi. Per l’approfondimento si rimanda alle specifiche singole voci. Lo stesso argomento in dettaglio: Microscopio ottico. I microscopi ottici, che utilizzano le lunghezze d’onda della luce visibile, sono i più semplici e quelli di più comune utilizzo.

Sono costituiti da un sistema di lenti adatto a focalizzare la luce nell’occhio o in un altro dispositivo rivelatore. L’ingrandimento tipico dei microscopi ottici, all’interno dello spettro di luce visibile, è fino a 1500x, con un limite di risoluzione teorica di circa 0,2 µm. Lo stesso argomento in dettaglio: Microscopio a raggi X. Tale microscopio è basato sull’utilizzo di radiazioni X molli, come radiazioni sincrotroniche. A differenza della luce visibile, i raggi-X non si riflettono né si rifrangono facilmente, e sono invisibili per l’occhio umano, ponendo diversi problemi tecnologici. La risoluzione è intermedia tra il microscopio ottico ed elettronico, ma con diversi vantaggi nell’osservazione delle strutture biologiche. Viene utilizzato anche per studiare le strutture di molecole e ioni presenti all’interno della cellula mediante analisi delle figure di diffrazione analogamente alla cristallografia a raggi X.