La fisica del tacco 12 PDF

ROSSELLA GUADAGNINI – Destra e sinistra non esistono più? PIERFRANCO PELLIZZETTI – Il 2019 non promette nulla la fisica del tacco 12 PDF buono per il governo.


Författare: Monica Marelli.

Finalmente un punto di vista tutto al femminile verso la più ostica delle discipline scientifiche: la Fisica. Niente formule o teorie incomprensibili ma tanta ironia e spiegazioni alla portata di tutte le donne curiose di sapere perché il tacco 12 è decisamente più scomodo di una zeppa, come mai le diete devono sempre fare i conti con la termodinamica, per quale motivo gli schermi a cristalli liquidi e al plasma sono più delicati dei vecchi televisori e tante altre questioni quotidiane piene di scienza. In questo libro perfino lo shopping con le amiche diventa l’occasione giusta per scoprire le meraviglie della Fisica: Monica Marelli è una divulgatrice che vi farà scoprire il fascino di atomi, elettroni e un impensabile Big Bang nascosto nelle vostre borsette. E gli uomini? Ci sono anche loro, soprattutto nel reparto di elettronica…

MONICA LANFRANCO – Autority femminista sull’informazione? Mancuso confonde il moralismo col limitare l’oggettificazione dei corpi: qui non si tratta di operare una generica censura dell’utilizzo del corpo, bensì di definire vincoli sul tipo di utilizzo che è leggitimo farne nelle pubblicità1. Se devo vendere un costume da bagno è difficile pubblicizzarlo senza visualizzare un qualche tipo di corpo umano, ma se devo pubblicizzare le caratteristiche di un automobile non è necessario piazzare una donna seminuda sopra il cofano. Il discorso di Mancuso mi ricorda altri tipi di benaltrismo, come quello sul fatto che i diritti gay non sono una priorità per il paese.

Di solito quando i problemi sono difficili e strutturali, multi-causa, e necessitano di una pluralità di interventi come l’omofobia e il maschilismo, si tende molto a sottolineare l’inadeguatezza dei singoli provvedimenti. Il femminicidio, come dice la parola stessa, è innanzitutto un problema di genere. La donna viene ammazzata in quanto donna: perché l’uomo ha delle aspettative precise sul ruolo della donna che la donna disattende. L’uomo si sente autorizzato a perpetrare violenza perché pensa che la donna non stia rispettando una serie di doveri che lui si aspetta da lei. Il femminicidio è innanzitutto un fatto culturale e va attaccato da tante direzioni, compreso quello dell’oggettificazione dei corpi nelle pubblicità: la nostra formazione ci insegna a vedere le donne come oggetti e gli uomini come persone. Storicamente le donne sono state oggetti con precise funzioni nei confronti degli uomini: cura personale, servizi domestici, servizi sessuali, concepimento e crescita dei figli.

Il corpo umano dovrebbe essere utilizzato nelle pubblicità quando si tratta di promuovere prodotti direttamente legati al corpo, e le parti del corpo da mostrare dovrebbero essere quelle direttamente legate al prodotto. Scritto lunedì, 6 maggio, 2013 alle 17:30 nella categoria Barbara Befani. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2. I commenti e i pings sono disabilitati. No, Barbara, non hai sbagliato niente.

Il mio è stato un commento estremamente sintetico e ben poco articolato, lo so. Ma non avrei potuto aggiungere niente. In questo caso la sola cosa da fare è una legge per la limitazione della mercificazione del corpo femminile a scopi pubblicitari, e l’introduzione dell’aggravante per il delitto di ‘femminicidio’, sapendo che il termine, solo apparentemente semplificatorio, denota in realtà qualcosa di ben preciso che tu hai spiegato alla perfezione. Essere uomo sarà anche un limite, in certi casi: non essere d’accordo con te, stavolta, significherebbe essere un imbecille. E ti assicuro che nonostante le apparenze non lo sono. Bene, sono d’accordo, aboliamo pure tutta la pubblicità oggettivizzante del gruppo L’espresso a patto di lasciare quella del gruppo di Berlusconi, però.

60 milioni di individui educati spesso alla rovescia, è quasi “normale” che produca casi limitati di devianza-violenza-omicidio. In quale capitolo inscriviamo la ventina di infanticidi all’anno ad opera delle mamme? O casi, sebbene quantitativamente molto inferiori a quelli ad opera di maschi, di assassinii perpetrati da donne? Si può soltanto limitarne le conseguenze estreme attraverso un’educazione familiare – centrata sulla figura materna – basata sull’amore e sulla disciplina congrua. Ogni effetto ha una o più cause.

Perciò le pubblicità della televisione commerciale vanno benissimo, quelle dei giornali invece andrebbero abolite in quanto mercificanti. Mi spiego meglio: è proprio il contrario. Se si pubblicizza un capo d’abbigliamento ad esempio facendolo indossare a una donna, ecco che si avvia il processo di reificazione: la donna non è che una mannequin, è spersonalizzata, la sua presenza nella pubblicità non è in quanto soggetto donna, ma solo come appendice del vero soggetto che è la merce che reclamizza chiunque abbia un minimo di formazione marxiana questo lo capisce al volo. Al contrario, una donna anche svestita che pubblicizza una macchina è comunque un soggetto, proprio in quanto la sua presenza nella pubblicità non è meramente funzionale al prodotto.