La mia Europa. Memorie di un federalista europeo PDF

La Chiesa cattolica lo la mia Europa. Memorie di un federalista europeo PDF come servo di Dio ed è in corso la causa di beatificazione. Figlio primogenito di Amedeo, maresciallo maggiore della gendarmeria locale tirolese originario di Sardagna, e di Maria Morandini originaria di Predazzo.


Författare: Sergio M. Pisana.

Sergio Maria Pisana, “europeo di Sicilia” come egli stesso si presentò in una riunione internazionale, è Presidente di Sezione della Corte dei conti, con pregresse esperienze di funzionario dello Stato, di docente, di diplomatico. Al suo attivo numerosi scritti giuridici, ma anche storici e letterari. In questo libro egli rivive la sua passione di federalista europeo, che ha costituito il leit motiv della sua esistenza. In tal modo il memoriale – ed è questo uno dei suoi maggiori motivi d’interesse – ci fa ripercorrere la storia dell’ascesa e caduta dell’ideale europeo dagli anni Cinquanta ad oggi, o se si vuole della sua parziale affermazione e dei suoi successi, che l’Autore, nei suoi rari momenti di ottimismo, definisce del tutto sporadici e assolutamente insufficienti. Se successi si ritiene che ci siano stati di quell’ideale, essi non sono comunque merito esclusivo dei politici di mestiere, responsabili al contrario del suo totale o parziale fallimento, ma anche e soprattutto di quegli ingenui e disinteressati idealisti che seppero vedere in esso una ragione di vita….

Ebbe due fratelli, Mario, seminarista morto nel 1906, Augusto, e una sorella, Marcellina. Italiano di lingua, De Gasperi nacque e si formò nell’allora Tirolo italiano, ovvero Trentino, che all’epoca era parte dell’Impero austro-ungarico. Nel 1906 entrò nel Partito Popolare Trentino e nel 1911 ne divenne il segretario, carica che mantenne fino al 1919, quando entrò nel Partito Popolare Italiano. Nelle elezioni del Parlamento austriaco del 13 e 20 giugno 1911 venne eletto tra le file dei Popolari: nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civezzano, di 4275 elettori, ottenne ben 3116 voti. Inizialmente De Gasperi sperò che l’Italia entrasse in guerra a fianco dell’Austria-Ungheria e della Germania sulla base della Triplice alleanza.

De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi di guerra. Dopo il passaggio del Trentino all’Italia nel 1919, accettò e prese la cittadinanza italiana. 1921 venne eletto deputato a Roma, in quanto il Trentino fino a quell’epoca era stato sottoposto a regime commissariale. Al tempo delle dimissioni di Don Sturzo da segretario del PPI De Gasperi era capogruppo alla Camera. Il 20 maggio 1924 assunse la segreteria del Partito popolare, carica che manterrà fino al 14 dicembre 1925.

Dopo la scarcerazione, alla fine del luglio 1928, venne continuamente sorvegliato dalla polizia e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà economiche e isolamento sia morale che politico. In quella sede passò lunghi anni di studio e di osservazione degli avvenimenti politici italiani e internazionali, nonché di approfondimento della storia del partito cristiano del Centro in Germania e delle teorie economiche e sociali maturate in seno alle varie correnti della cultura cattolica europea. In questo periodo De Gasperi scrisse articoli regolari su una rivista vaticana chiamata “L’Illustrazione Vaticana” e mostrò un evidente coinvolgimento nella lotta tra cattolicesimo e comunismo anche a scapito della perspicacia delle sue valutazioni sul Nazismo tedesco. Nel dicembre 1945 fu nominato presidente del Consiglio dei Ministri, l’ultimo del Regno d’Italia. Il 10 agosto 1946 intervenne a Parigi alla Conferenza di pace, dove ebbe modo di contestare, attraverso un elegante e impeccabile discorso, le dure condizioni inflitte all’Italia dalla Conferenza. Nel gennaio 1947 ebbe luogo la celebre missione di De Gasperi negli Stati Uniti, nel corso della quale lo statista conseguì un importante successo politico con l’ottenere dalle autorità americane un prestito Eximbank di 100 milioni di dollari.

Nell’occasione fu il terzo italiano a essere onorato di una ticker-tape parade dalla città di New York, e sarà l’unico a ripeterne l’esperienza, nel 1951. De Gasperi, temendo molto lo spettro dell’Unione Sovietica, voleva limitare l’ingerenza dei comunisti ma, differentemente da altri, al tempo stesso auspicava che tutto ciò fosse fatto con mezzi parlamentari e non con l’uso della forza come aveva fatto precedentemente il fascismo. Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono tra le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC e il Fronte popolare, composto da socialisti e comunisti. Sul risultato elettorale del 1948 pesò anche l’influenza delle vicende internazionali e in particolare il colpo di stato in Cecoslovacchia, ad opera di un partito comunista minoritario, che spaventò l’opinione pubblica italiana. Dopo il voto la tensione non si smorzò, ma anzi si arrivò sull’orlo della guerra civile vera e propria quando, in luglio, il leader comunista Togliatti subì un attentato. Venne proclamato lo sciopero generale e in tutte le piazze italiane i dimostranti si scontrano con le forze dell’ordine. Con una tale maggioranza inoltre, la DC era in grado di governare da sola, ma De Gasperi sollecitò invece la collaborazione di laici liberali, socialdemocratici e repubblicani.

Sempre in politica estera concluse importanti accordi con le potenze occidentali per finanziare la ricostruzione e il riassetto dell’economia italiana. Se mi verrà imposto, dovrò chinare la testa, ma rinunzierò alla vita politica. Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa. Di lì a poco, nello stesso anno, Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi in occasione del trentennale delle sue nozze con Francesca Romani. Come cristiano accetto l’umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Nel gennaio 1954 Giovannino Guareschi, direttore del Candido, fece pubblicare due lettere datate 1944 e firmate da De Gasperi, una dattiloscritta su carta intestata della Segreteria di Stato vaticana e una manoscritta.

Il Tribunale di Milano dopo tre giorni di udienze condannò Guareschi per diffamazione a mezzo stampa a un anno di reclusione senza disporre alcuna perizia calligrafica. Nella sentenza venne scritto che la perizia non avrebbe potuto far diventare credibile e certo, ciò che obiettivamente è risultato impossibile ed inverosimile, avendo lo statista dichiarato false le lettere. Una perizia richiesta dal Candido a un perito accreditato presso il tribunale aveva dichiarato autentiche le lettere. Il giornalista e scrittore, che si riferì alla vicenda chiamandola il ta-pum del cecchino, aveva già subito quattro anni prima una condanna a otto mesi con la condizionale per vilipendio a mezzo stampa del Presidente della Repubblica Einaudi.