La notte della rabbia PDF

Prima per far piacere a mio padre, che mi aveva proibito di farlo, e poi perché non c’era più nessuna ragione perché digiunassi. Wiesel aveva 16 anni quando Buchenwald venne liberata la notte della rabbia PDF Alleati nell’aprile 1945, troppo tardi per suo padre, che era morto a causa delle percosse subite, mentre egli assisteva impotente e silenzioso nel letto a castello per paura di essere a sua volta colpito.


Författare: Roberto Riccardi.

Roma, 1974. I terroristi delle Sap hanno rapito il professor Marcelli, astro nascente della politica nazionale. Le indagini che il colonnello dell’Arma Leone Ascoli avvia insieme al giudice Tramontano si presentano subito complesse. L’unico appiglio è la presenza di una testimone. Come se non bastasse, alla porta dell’ufficiale bussa «Bepi», un ex partigiano che gli ha salvato la vita ad Auschwitz: l’uomo gli comunica che l’aguzzino del campo si trova in città sotto falso nome e gli chiede di consegnarglielo. Il problema è che l’ex SS è diventato un agente doppio, in bilico fra le due anime di una Germania divisa dalla conferenza di Yalta. Intanto le Sap lanciano un ultimatum: o lo Stato libera il loro capo, o Marcelli verrà giustiziato. Per Ascoli sono ore drammatiche. Nella sua mente passato e presente si rincorrono, e sono molte le cose con cui si trova a fare i conti: prima fra tutte la sua coscienza.

Per la perdita di fiducia in Dio e nell’umanità, Wiesel non volle parlare della sua esperienza per 10 anni. Anche con l’aiuto di Mauriac, trovare un editore non fu una cosa semplice perché il libro era ritenuto troppo morboso. Venne comunque pubblicato nel 1958 in Francia in una versione di 178 pagine con il titolo la Nuit, e nel 1960 negli Stati Uniti in una seconda versione di 116 pagine intitolata The Night. Il titolo rimarca la transizione dall’oscurità alla luce, secondo la tradizione ebraica di considerare l’inizio di un nuovo giorno il calar della notte. Ne La notte, egli dice, “voglio far vedere la fine, la finalità del tragico evento. Wiesel è nato il 30 settembre 1928 a Sighet, un paese di montagna sui Carpazi nel nord della Transilvania, in una affiatata comunità di 10000-20000 persone la cui maggior parte erano ebrei ortodossi. Improvvisamente la situazione cambiò nella mezzanotte del 18 marzo 1944 con l’invasione dell’Ungheria da parte dei nazisti tedeschi e l’insediamento del un governo fantoccio di Döme Sztòjay.

Il racconto inizia a Sighet nel 1941. Il narratore è Eliezer, un ragazzo ebreo ortodosso osservante, che studia il Talmud di giorno e di notte va nella Sinagoga a piangere per la distruzione del Tempio, una premonizione, scrive Fine, dell’ombra che sta per calare sugli ebrei in Europa. Verso la fine del 1942, il governo ungherese decreta che gli ebrei devono essere in grado di provare la loro cittadinanza o saranno espulsi: Moshe è caricato su treno bestiame e portato in Polonia. In qualche modo riesce a fuggire, miracolosamente salvato da Dio, come egli crede, così da poter salvare gli ebrei di Sighet.

Moshe racconta che non appena il treno bestiame aveva attraversato il confine con la Polonia era stato preso in consegna dalla Gestapo, la polizia segreta tedesca. Gli ebrei erano stati trasferiti nei camion e guidati in una foresta in Galizia, vicino a Kolomaye, dove erano stati costretti a scavare fosse. Nel corso dei successivi 18 mesi le restrizioni verso gli ebrei aumentano. Nelle case ebree non si possono custodire oggetti di valore.

Gli ebrei non sono autorizzati a entrare nei ristoranti, nelle sinagoghe, o uscire di casa dopo le sei di sera e devono indossare la stella gialla in ogni momento. Le SS trasferiscono gli ebrei in uno dei due ghetti, gestiti come una piccola città, ognuno con il proprio consiglio o Judenrat. Il filo spinato che ci aveva recintato, non ci aveva causato alcun timore reale. Nel maggio 1944 al Judenrat viene annunciato che i ghetti saranno chiusi con effetto immediato e gli abitanti saranno deportati. Non viene detta loro la destinazione, ma solo che possono portare con sé solo pochi effetti personali. Il giorno dopo, Eliezer osserva come la polizia ungherese, brandendo manganelli e fucili, raduna amici e vicini, per poi marciare attraverso le strade. Ed ero li sul marciapiede, incapace di fare una mossa.