La pelle e la traccia. Le ferite del sé PDF

In questi anni memoria è parola diffusa, quasi abusata. Viene utilizzata la pelle e la traccia. Le ferite del sé PDF indicare fenomeni estremamente differenziati, non sempre legati ai processi di elaborazione dei ricordi.


Författare: David Le Breton.

David Le Breton mostra in questo libro come il ricorso al corpo rappresenti talvolta le inadeguatezze della parola e del pensiero. Le persone che si tagliano, si incidono, si feriscono volontariamente e segretamente tentano in realtà di portare il linguaggio a un altro livello, di trascendere la razionalità. Scalfiscono il proprio corpo per sentirsi più vive. La loro pelle diventa la superficie d’iscrizione del loro malessere e del loro rifiuto. Non potendo cambiare il mondo, cambiano il proprio corpo. Secondo l’autore, la ricerca della fabbrica del sacro a uso personale, di un “oltre” nell’ambito del sociale, è la manifestazione del desiderio smarrito di esistere, ai limiti della condizione umana.

Spesso sinonimo di discorso, si riferisce alle grandi narrazioni che la nazione ha generato per rappresentarsi. In realtà si dovrebbe sempre parlare di memorie al plurale e differenziare i vari ambiti e livelli cui attiene la memoria. Gli eventi e le storie scelte per costruire una narrazione congruente vengono enfatizzati e reinterpretati nella retorica nazionale. Ma le esperienze e i vissuti delle persone non coincidono, o, in alcuni casi, possono essere irrimediabilmente dissonanti dalle rappresentazioni retoriche. Non trovando linguaggi e immagini con cui identificarsi, permangono quindi come memorie private, si trasmettono nei circuiti familiari. Uno degli obiettivi di questa sezione è quello di dare conto di questa complessità e di presentare i processi di rammemorazione tra narrative pubbliche e ricordi privati, tra livello nazionale e locale.

Il ricordo pubblico come l’interpretazione di un determinato evento sarà legato alla capacità e alla possibilità dei protagonisti di farsi sentire, di accedere ai mezzi di comunicazione attraverso cui circolano le idee, alla loro forza e alla loro legittimazione sulla scena nazionale. Che ruolo hanno avuto in Italia le istituzioni? Quale parte hanno giocato le regioni e i territori nei processi di costruzione della memoria pubblica? Tutti i discorsi, le narrazioni che si sono prodotte e sviluppate nel corso della storia nazionale hanno rafforzato la rappresentazione di due opposte realtà sociali e culturali, Nord e Sud. Stereotipi, interpretazioni dotte, visioni politiche hanno contribuito di volta in volta a leggere e tramandare in ogni frangente storico determinante della nazione una memoria dualistica. Non è semplice scegliere quali memorie e quali luoghi privilegiare. Memorie traumatiche, che hanno segnato e segnano la storia e le identità del Paese, delle regioni, delle comunità.

Le comunità locali appaiono come i veri, spesso unici, luoghi della memoria del Paese: interpretano quella nazionale, conservano quella locale. Se ne fanno promotori sindaci, associazioni, gruppi di cittadini. La Seconda guerra mondiale è uno di quegli eventi discrimine nella storia della nazione, in Italia come in tutti i Paesi europei: morti di massa, paesi distrutti, lutti impossibili da elaborare, società traumatizzate, guerre civili, popolazioni sradicate dai loro territori, uomini reduci da lunghe prigionie. L’elaborazione della memoria non è stata semplice. La composizione delle vittime delle violenze di guerra era estremamente differenziata e irriducibile in un’unica categoria. Immediatamente dopo la guerra, l’enfasi sulla Resistenza armata serviva a sottolineare l’apporto militare degli italiani nella liberazione del proprio Paese.