La via del non attaccamento PDF

Oggi la poesia moderna è percepita come un unico macro-genere che raccoglie in sé testi anche molto diversi per forma e contenuto. Si tratta dello stadio finale di un processo iniziato alla fine del Settecento, grazie al quale le forme della scrittura in la via del non attaccamento PDF si emancipano dalle norme e prescrizioni della poetica classicista: è un fenomeno di lenta durata, che porta alla dissoluzione della suddivisione in generi poetici tipica della precettistica pre-moderna.


Författare: Dhiravamsa.

Approdato a Londra come bhikkhu buddhista in tutto e per tutto ligio all’ortodossia theravada, Dhiravamsa si rese conto che il mondo occidentale offriva un orizzonte culturale vasto e ricco, e che la meditazione buddhista, per infondere la propria linfa all’Occidente, aveva bisogno di eliminare tutto ciò che era legato a esotismi di stampo orientale. La verità si identifica con la vita stessa; vestire abiti religiosi, identificarsi con una tradizione specifica, significa creare un’illusoria frattura dualistica. Al culmine di questa ‘rivoluzione’ interiore, Dhiravamsa decise dunque di abbandonare l’abito monacale, e con esso ogni identificazione con una determinata tradizione religiosa. Da allora è invitato in tutto il mondo a condurre corsi di meditazione. Due sono i suoi principali influssi culturali: Krishnamurti e la psicologia occidentale. Il messaggio krishnamurtiano ha contribuito a infrangere gli angusti orizzonti del ‘provincialismo culturale’; l’influsso della psicologia occidentale è stato altrettanto importante, e si è concretizzato non solo nel linguaggio marcatamente ‘psicologico’ adottato da Dhiravamsa, ma anche nell’adozione di vere e proprie ‘tecniche meditative’ alternative a quelle orientali, desunte da una rielaborazione di diversi approcci psicoterapeutici, come i gruppi d’incontro, i gruppi reichiani o la terapia gestaltica.

Unita alla libertà stilistica pressoché totale dei poeti novecenteschi, la dissoluzione delle forme metriche non permette di avere spie di riconoscibilità dei generi poetici. Ciò non impedisce di identificare delle differenze tra i diversi testi, differenze però non più fondate su a priori convenzionali, ma su considerazioni di tipo stilistico e contenutistico. Spesso identificato con l’idea stessa di poesia, il modo lirico è stato riconosciuto come il centro della modernità poetica. Per la storia esterna, sia a inizio secolo che negli anni Cinquanta e Sessanta, l’Italia conosce due periodi di forte sviluppo economico e industriale, che creano le premesse per la società di massa prima e quella dei consumi poi. Una delle risposte a questo stato di cose è il modo satirico.

Come abbiamo detto, un’altra modalità di tipo satirico è quella che prevede una estrema politicizzazione della scrittura in versi. Lucini e Palazzeschi pubblicano le loro prime opere quando il Futurismo era ancora di là da venire. Il primo, infatti, negli ultimi anni dell’Ottocento è fra i maggiori portavoce di un’istanza simbolista nella poesia italiana, fondata sul modello della coeva poesia francese. Lucini e Palazzeschi, ha la possibilità di soddisfare la propria urgenza sperimentale. Revolverate di Lucini è un’opera complessa, scissa tra un’idea avanguardista di poesia, intesa come arma da usare per incidere nel reale, e un bagaglio culturale legato all’Ottocento e al Risorgimento italiano.

L’idea di satira luciniana è fondata su una tradizione lombarda di letteratura civile, che va da Parini a Dossi e della quale, sebbene con molte contraddizioni, Lucini è stato riconosciuto diretto discendente. La Canzone del Giovane Signore, vv. In questi versi, il diletto extraconiugale del giovane borghese viene direttamente collegato all’ideologia malthusiana e liberista, così da sottolineare la radice economico-sociale della pratica dell’aborto: l’interruzione della gravidanza della donna-oggetto è giustificata con il retroterra ideologico che prevede una limitazione delle nascite, affinché non ci sia sfasatura tra fabbisogno della popolazione e risorse alimentari. La terza sezione, invece, contiene poesie dedicate alla commemorazione di date ed eventi significativi. Anche Palazzeschi è irriducibile al Futurismo, sebbene la sua adesione sia stata, almeno in un primo momento, entusiasta e partecipata. A differenza di Lucini, Palezzeschi non delega a un unico personaggio la propria voce, ma intreccia le parole di più personaggi, fra i quali anche il poeta-clown, che si presentano simultaneamente sulla scena rappresentata.

Io lo farei volentieri a pezzetti. Sarebbe la fine che si merita! Non vedete che occhi che à? Perché non lo buttano in un pozzo? E ci sono di quelli che avrebbero pietà!

Prima di continuare quest’analisi, è opportuno illustrare brevemente la struttura del libro. In effetti, nell’Incendiario appaiono testi che, con la messinscena di situazioni comico-grottesche, rappresentano delle feroci critiche alla società borghese. Più che al poeta delle Fleurs du Mal, però, il riferimento più pertinente è a Jules Laforgue, poeta francese della fine dell’Ottocento. Alla luce di quanto detto, la seconda maniera montaliana ci restituisce quel percorso di saturazione delle modalità lirico-tragiche che attraversa tutto il Novecento, e dal quale la satira rappresenta una via di fuga. Nella prima strofa alla letteratura, quindi alla poesia, non viene riconosciuto più alcun privilegio, associata sì a discipline gravi come filosofia e teologia, ma anche a un fenomeno tipico della modernità quale la pornografia.

La stessa Piove ci permette di spostare il discorso sulle possibili influenze che contribuirono alla svolta montaliana. Non è del tutto improbabile, infatti, che questa poesia sia direttamente collegata a Lettera d’autunno di Ennio Flaiano, apparsa nell’antologia Poesia satirica dell’Italia d’oggi, curata da Cesare Vivaldi e pubblicata nel 1964. Sin dal titolo la raccolta di Fortini porta il segno della contraddizione: l’ospite, figura per eccellenza votata al sentimento di riconoscenza, è in realtà ingrato. Di aver scritto epigrammi mi pento. Gli imbecilli dissacrino, è il loro mestiere. Capire che il riso comporta un grado elevato di complicità con il potere e l’ideologia dominanti, non è facile da concedere, ne convengo. Che il riso non castighi i costumi ma li confermi, è duro da ammettere.