Lo stato dell’arte PDF

Jump to navigation Jump to search La locuzione stato dell’arte deriva dall’espressione anglosassone state of the art, ma ha un significato diverso rispetto all’originale. Infatti l’originale inglese si riferisce al più alto livello di sviluppo di un dispositivo o in un campo tecnico lo stato dell’arte PDF scientifico, realizzato in un certo momento, con significato, quindi, analogo a “all’avanguardia, d’avanguardia”. Con questo significato comincia a comparire sui dizionari di lingua a partire dal 2005. In italiano esisteva già in precedenza, nella contrattualistica privata, il concetto di regola dell’arte, o regola d’arte, che era desunto dal codice civile e da altre leggi, e che rappresenta l’insieme delle norme e prassi consolidate in una specifica professione.


Författare: .

La Calabria ha una presenza notevole di artisti che spesso mostrano visioni originali e compiacimento o consapevolezza delle radici locali. La presenza a Reggio Calabria è equivalente a quella a Venezia. Talvolta ha più motivato titolo per considerazioni estetiche che prescindono dalla indicazione di uno scrittore, di un poeta, di un regista, di un filosofo, eletto a patrono, come accade a Venezia. Una commissione, aperta, anche con efficaci segnalazioni di provenienza regionale, in Calabria coordinate da Fernando Miglietta, ha proposto gli artisti che io ho osservato con grande interesse e selezionato, spero efficacemente e rispettosamente, per questa 54ª edizione della Biennale di Venezia, la prima a Reggio Calabria, in un Padiglione Italia che ha trovato la sua sede ideale nella ‘Villa Genoese Zerbi’, architettura di ispirazione veneziana, per felice coincidenza. Il nostro obiettivo è che la composizione di questo mosaico restituisca lo stato dell’arte nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia.” (Vittorio Sgarbi)

Anche l’espressione arte di base è utilizzata in certi ambiti legali, come nella Regola 27, ed ha lo stesso significato. L’espressione stato dell’arte interno è utilizzata per descrivere lo stato dell’arte solamente nell’ambito del possesso di applicazioni del brevetto, ma non nel dominio pubblico. URL consultato il 5 ottobre 2017. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta l’11 apr 2018 alle 10:31.

Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Questa è una voce di qualità. Le stazioni dell’arte sono un complesso artistico-funzionale, composto da quindici fermate della metropolitana di Napoli, in cui è stata prestata particolare attenzione a rendere gli ambienti belli, confortevoli ed efficienti. Le stazioni dell’arte nascono da un progetto elaborato nel 1995 dal comune di Napoli nell’ambito della costruzione e del potenziamento del proprio sistema di trasporto sotterraneo. Posa della prima pietra della metropolitana collinare, avvenuta il 22 dicembre 1976 alla presenza dell’allora sindaco napoletano Maurizio Valenzi e dell’assessore ai trasporti Luigi Buccico. La lunga storia della linea 1, detta originariamente metropolitana collinare, ha origine nel 1963, quando venne proposto un collegamento su rotaia tra il Vomero e il centro della città, non essendo le tre funicolari più in grado di soddisfare la domanda. Si iniziò quindi a discutere su eventuali altre soluzioni oltre la funicolare.

Dopo numerose discussioni, il progetto della metrò collinare venne approvato e alla fine degli anni settanta si passò alla canterizzazione di varie piazze del Vomero. I lavori subirono tuttavia una battuta d’arresto il 23 novembre 1980, quando Napoli fu colpita dal terremoto dell’Irpinia. Si rese infatti necessario l’adeguamento della progettazione alle nuove norme antisismiche appena emanate e soprattutto, prima di riattivare gli scavi, bisognava riconsolidare gli edifici soprastanti la linea. I lavori furono bloccati nel 1983 per mancanza di fondi e l’anno successivo il Comune accese i mutui per la realizzazione dell’opera. Dirà Eduardo Cycelin, ex direttore del MADRE: i valori storici della città antica i linguaggi della contemporaneità, mettendo insieme conservazione e innovazione. L’idea di realizzare un connubio tra urbanistica e arte risale al 1995, quando era in costruzione la tratta Vanvitelli-Museo che condusse la linea dal Vomero fino a piazza Cavour. Una metropolitana vuol dire anche stazioni: perché limitarsi a soluzioni puramente ingegneristiche e non trasformare questi luoghi in oggetti architettonici di pregio, con sistemazioni urbane di qualità e che invoglino a usare sempre di più il mezzo pubblico su ferro eliminando il profilo dimesso, punitivo che spesso comunicano tunnel, scale mobili e piattaforme?

Nel 2001 verranno inaugurate le prime stazioni dell’arte: Quattro Giornate, Salvator Rosa e Museo. La segnaletica nelle stazioni dell’arte è ordinata e chiara. Nella foto, la stazione di Toledo, con la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Toledo sulla destra. La funzionalità è assicurata dalla facile accessibilità a tutte le fasce d’utenza, resa possibile con un aumento delle aree di servizio per una rapida identificazione di una stazione. Il materiale informativo è esposto secondo un preciso progetto che integra in modo dinamico opere d’arte, segnaletica e spazio architettonico.

La gradevolezza delle stazioni è garantita da notevoli livelli di qualità architettonica, congiuntamente con la riqualificazione delle zone limitrofe. Ciò si rende utile anche per invogliare l’utenza ad assumere comportamenti corretti. Generalmente le stazioni dell’arte sono progettate secondo precisi standard tecnici, che prevedono la presenza di tre corpi funzionali costituiti dalle banchine, dal mezzanino e dai locali tecnici. Pertanto l’obiettivo del progetto architettonico è quello di prefigurare una struttura in vista di un uso che giustifichi i significati dell’esistenza stessa del progetto. La luce è in grado di dare espressività plastica alle singole funzioni e rappresenta anche un arricchimento rispetto al minimo necessario per soddisfare le sole necessità. La luce naturale deve essere inoltre dosata con l’ausilio di filtri regolatori e deve essere integrata con l’illuminazione artificiale in modo da garantire il comfort del fruitore e la naturale percezione degli ambienti. Di seguito sono riportati i vari elogi e le critiche che ha ricevuto il progetto.

Invece, sono state criticate a causa del loro costo e in quanto rallentano la costruzione dello scalo stesso. Il progetto avvicina l’utenza all’arte contemporanea, favorendone sia conoscenza che diffusione. Per merito del progetto, le aree urbane servite dalle stazioni dell’arte sono state sensibilmente riqualificate – per via della pedonalizzazione di assi viari, dell’installazione di nuove opere artistiche o statue e della ripavimentazione del manto stradale. Il progetto funge da elemento motore per la realizzazione di nuove opere pubbliche. Nel progetto vengono attuati investimenti, ritenuti cospicui, che potrebbero essere invece indirizzati per altri scopi. La stazione di Garibaldi, uscita dalla matita dell’architetto francese Dominique Perrault, serve la zona ferroviaria della città e i rioni Duchesca e Vasto. La parte esterna del complesso ferroviario occupa la sezione meridionale della piazza ed è occupata dal grande pergolato metallico in teflon forato, il cui scopo è quello di fornire ombra alla sottostante piazza ipogea in cui – a breve – apriranno numerose attività commerciali.

Gli interni, fortemente caratterizzati dalla scelta dell’acciaio – satinato o lucidissimo e riflettente – cui fa contrasto soltanto il colore brillante di alcuni dettagli in arancione, ospitano due grandi opere di Michelangelo Pistoletto, uno dei protagonisti della scena artistica internazionale. Le due installazioni dal titolo “Stazione”, collocate appena prima delle ultime rampe di scale verso i treni –  una sul lato della banchina di arrivo, l’altra su quello della banchina in direzione Piscinola – sono costituite da pannelli in acciaio specchiante sui quali sono serigrafate, a grandezza naturale, fotografie di passeggeri in attesa o in cammino. Questo progetto è molto poetico, volevo dare alle persone che al mattino vanno al lavoro o all’università, che frequentano la metropolitana, cinque minuti di ispirazione. La fermata, eclettica e piena di colori, è stata concepita per simboleggiare l’era digitale e l’informazione. Ha affermato infatti Rashid che lui immaginò degli spazi che incarnassero i saperi e i linguaggi della nuova era digitale, che trasmettessero le idee di comunicazione simultanea, d’innovazione e di mobilità proprie dell’attuale Terza Rivoluzione Tecnologica. Nella hall ci sono numerose opere d’arte. Al di là dei tornelli è presente Conversational profile, ovvero due grandi pilastri cilindrici nei quali è possibile intravedere due volti di profilo, che simboleggiano il dialogo e la comunicazione tra gli esseri umani.

La seconda, Ikon, è un esteso light box in cui sembrano galleggiare numerose figure tridimensionali. I lavori sono iniziati nel 2003, ma il progetto originario ha dovuto subire 27 varianti, dato l’alto numero di reperti storici ed archeologici ritrovati durante gli scavi. L’area della stazione, ricompresa tra il Palazzo del Municipio, il Maschio Angioino ed il mare è stata infatti occupata nei secoli da numerose strutture militari e civili. Il ritrovamento dei resti storici ed archeologici ha richiesto il loro inglobamento nella strutta della stazione, che similmente ad altre della Metropolitana di Napoli, è diventata uno spazio logistico e museale insieme. In particolare, le torri delle fortificazioni esterne del Maschio angioino sono state integrate nel corridoio di accesso dal Molo Beverello alla stazione, e risultano quindi immediatamente visibili a quanti sbarcano al porto moderno. Il piano banchine della stazione di Toledo. Si nota la predominanza del colore blu, che richiama il mare, e la monumentale bocca ovoidale Crater de luz.