Opere. Vol. 14: Mysterium coniunctionis PDF

Carl Gustav Jung riteneva che una psicologia dell’inconscio fosse presente sin dagli albori dell’umanità, collegata alle antiche pratiche sciamaniche dei popoli primitivi. Le origini del concetto si possono rintracciare già presso gli antichi Greci, che tuttavia non conoscevano ancora un termine equivalente a quello odierno di inconscio. In Platone si dà un’enorme importanza agli archetipi, quali idee metafisiche, opere. Vol. 14: Mysterium coniunctionis PDF o modelli, mentre gli oggetti reali sono trattati alla stregua di semplici copie di questi modelli ideali.


Författare: Carl Gustav Jung.

Nell’ampio panorama della produzione junghiana, il Mysterium coniunctionis rappresenta l’opera più importante degli ultimi anni. Oggetto di questi studi che tennero impegnati Jung per oltre trent’anni è la tradizione alchemica. È proprio grazie all’alchimia che riuscì ad agganciare le esperienze e intuizioni acquisite mediante la sua diretta e personale “discesa nell’inconscio” a un materiale parallelo e disponibile obiettivamente. Per Jung l’alchimia non rappresenta soltanto l’antecedente storico della moderna psicologia del profondo, ma soprattutto, con il suo infinito serbatoio di simboli e immagini, costituisce la prima rappresentazione di quegli archetipi sui quali ha innalzato l’edificio della psicologia analitica.

La filosofia medievale, dai tempi di S. Jung, Istinto e inconscio, in La psicologia dell’inconscio, trad. Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997, pag. Il primo filosofo a evidenziare l’esistenza di percezioni inconsce è stato nell’età moderna il neoplatonico Gottfried Leibniz, in opposizione alla dottrina di Cartesio che aveva identificato la coscienza con la totalità della vita pensante. Ognuno di noi infatti è una monade, secondo Leibniz, cioè un centro di rappresentazione, e quindi anche il processo della conoscenza avviene tutto al nostro interno. Percepire è diverso da accorgersi: vi sono monadi più elevate e meno elevate, cioè meno coscienti.

Tra noi e una roccia c’è alla fine solo una differenza di coscienza. Ma anche in noi ci sono certamente pensieri inconsci. Da mille indizi noi possiamo essere sicuri che ci sono in noi, in ogni momento, innumerevoli percezioni senza appercezione più efficaci di quanto sembra e anche le percezioni avvertibili derivano per gradi da quelle così piccole che non si possono avvertire. Così ad esempio il rumore del mare in fondo è il risultato del rumore delle piccole onde che essendo piccole percezioni noi assimiliamo inconsciamente, fino a comporre il quadro generale di cui abbiamo coscienza. L’esistenza di una zona inconscia divenne un cardine della scuola di Wolff e fu ammessa da Kant. Fichte riprese il concetto kantiano di immaginazione produttiva per indicare il modo in cui l’Io produce inconsciamente il mondo, cioè la materia o il non-io.