Orientamenti per educare alla cittadinanza PDF

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Il problema dell’educazione alla cittadinanza nel nostro tempo si presenta con esigenze nuove fortemente connotate in una dimensione ormai planetaria. Sempre meglio i problemi dell’uomo vengono assunti come questioni dell’umanità intera, anche se nuovi fenomeni di intolleranza, di povertà e sfruttamento rendono la qualità della vita e l’emancipazione degli “ultimi” una questione sempre più complessa e spesso drammatica. In questo quadro si fa forte l’esigenza di conoscere e di agire per sviluppare le condizioni minime di una reale cittadinanza in sede locale e in una prospettiva globalizzata; cittadinanza che non può essere ridotta al prendersi cura sul piano assistenziale o alla pura “prossimità”, ma la cui creazione necessita di specifici supporti per promuovere una partecipazione attenta alle singole identità. Il fine, che è anche il filo rosso che attraversa le riflessioni di questo libro, è quello di prevenire sul piano educativo e su quello etico-politico che alcuni possano ritenersi o costruirsi socialmente o culturalmente “più cittadini degli altri”.

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1971, per volere di Paolo VI, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II. Educazione alla pace e alla mondialità, dialogo, corresponsabilità sono anche le linee portanti degli impegni della Caritas nel mondo. Negli interventi internazionali vale il principio della sussidiarietà, nel senso di integrare gli sforzi che primariamente spettano a ciascuna Chiesa locale dei Paesi colpiti da calamità o in cammino verso lo sviluppo. Dal 1971 al 1999  –  2. Per questo nuovo organismo pastorale l’allora Papa Paolo VI indicava mete non assistenziali, ma pastorali e pedagogiche. Nel ’75 si tiene a Napoli il Convegno nazionale “Volontariato e promozione umana”: è l’avvio di una riflessione che porta ad una sempre più incisiva rilevanza del volontariato nella società italiana. Chiesa e la Caritas alla dimensione planetaria maturando la convinzione di non poter separare la condivisione dalla giustizia, grazie in particolare al decisivo apporto della “Sollicitudo rei socialis”.

Gli anni Ottanta si erano aperti con l’avvio dell’esperienza dell’Anno di volontariato sociale delle ragazze in alcune diocesi: assai più ridotto del servizio civile come numeri, ma segno eloquente di gratuità e di condivisione. Gli anni Novanta sono, per la Chiesa italiana, quelli degli Orientamenti pastorali “Evangelizzazione e testimonianza della carità”. Tra gli obiettivi indicati nel decennio dalla Cei c’è la costituzione della Caritas parrocchiale in ogni parrocchia. Jugoslavia e violenze in tutti i Balcani, Ruanda e intera regione africana dei Grandi Laghi. Quattro i grandi ambiti dell’impegno Caritas nell’anno del Giubileo a livello nazionale e diocesano: il debito estero, la tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale, il carcere, la disoccupazione giovanile.

Inoltre è da ricordare l’impegno diocesano e parrocchiale su: povertà di strada, devianza minorile, immigrazione, insediamenti di nomadi. Anche altri aspetti caratterizzano socialmente l’anno: il travagliato iter della legge per il riconoscimento del diritto d’asilo a chi fugge da regimi oppressivi e, più in generale, il fenomeno immigrazione. A livello planetario, il 2000 è segnato da eventi significativi: le alluvioni in Venezuela, Mozambico e golfo del Bengala, la siccità nel Corno d’Africa, i violenti conflitti interni in Colombia, Angola, Sudan, Repubblica democratica del Congo, Indonesia e Palestina. Il 2001 si apre con gravi emergenze naturali e non: i terremoti in America centrale e in India, l’acuirsi della crisi in Terra Santa, gli scontri in Macedonia. Si chiude con i terribili attentati terroristici dell’11 settembre, gli attacchi in Afghanistan e l’incubo della guerra globale. Nel 2002 continua l’impegno per i profughi dell’Afghanistan.

Un impegno che, come è nello stile Caritas, vuole andare oltre l’emergenza. Il 2002 è anche l’anno della ricerca sui conflitti dimenticati e dell’avvio di una presenza fissa di Caritas Italiana a Gerusalemme. Costante è lo sforzo della Caritas per la costruzione di una cultura di pace, in un anno segnato purtroppo dalla guerra e dalla lotta al terrorismo internazionale. Nel mese di marzo, la rete internazionale delle Caritas si mobilita per fronteggiare gli effetti della guerra in Iraq. Pace, giustizia e cura del creato. Sono le linee che guidano cammini, scelte e prassi della Caritas Italiana anche per il 2004. Due i Convegni sul tema: “Responsabilità per l’ambiente.

La lista dei “guasti del creato” continua ad allungarsi nel 2005: guerre, attentati, terremoti, alluvioni, inondazioni e uragani. Il lavoro della Caritas di lettura e intervento nei contesti nazionale e internazionale, è orientato dal documento “Partire dai poveri per costruire comunità”. Con tre seminari si cerca di agevolare la partecipazione attiva delle Caritas ai percorsi diocesani e regionali di preparazione. Tenendo presente anche la “Nota pastorale dopo Verona”, nel 2008 si cerca di coniugare il conoscere, il curare e il tessere in rete le opere della Chiesa locale. Nel 2009 la crisi economica e finanziaria produce forti ricadute sociali, sia nel Nord che nel Sud del mondo.

Ripensare i modelli di sviluppo nell’ottica del bene comune diventa fondamentale. Abruzzo e i vari fondi anticrisi vedono la Caritas in prima fila, in un lavoro di coordinamento e collegamento, a servizio delle iniziative ecclesiali. Non conformatevi a questo mondo – Rm 12,2. Grande attenzione mediatica nella prima emergenza per i terremoti che tra gennaio e febbraio 2010 hanno distrutto Haiti e devastato il Cile.

Caritas Italiana si è subito attivata. Un impegno che è proseguito accanto alle Caritas locali. Ma il 2010 è soprattutto l’Anno europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Il 2011 è segnato da nuove emergenze. Giappone, con danni anche ad impianti nucleari.