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Le idee e le opere di Voltaire, così come quelle degli altri illuministi, hanno ispirato e influenzato moltissimi pensatori, politici e intellettuali contemporanei e successivi e ancora oggi sono molto diffuse. Voltaire aveva convinzioni forti, grandi passioni intellettuali, una vasta cultura, una scrittura ironica e scintillante, una straordinaria curiosità per gli avvenimenti del suo tempo e una per mia fortuna, amando, mi sono rovinato la vita PDF capacità di raccontare le idee.


Författare: Improta Andrea.

Un ricamo di parole fra metafore e similitudini, in un corteggiamento passionale che assorbe ogni idioma rendendo l’atmosfera del costrutto un’appassionante attesa di una nostalgica storia d’amore vissuta, posseduta con strappi e memorie da rivivere, da rievocare per non perderne alcuna traccia, odore, sensazione. Una lunga strada di parole dove le immagini sono flash di luci e soffuse ombre, odori e oggetti che creano vita nella vita in cui il sentimento d’amore va oltre le distanze temporali prendendo sopravvento nel presente da vivere e in quello che è stato vissuto nel passato. L’amore non ha limiti e chiusure; è materia di sensazione, energia, di ricevuto, donato, bramato.

Fu insomma, anche se la parola può sembrare riduttiva, un giornalista. François-Marie Arouet nasce il 21 febbraio 1694 a Parigi in una famiglia appartenente alla ricca borghesia. Originario dell’Haut Poitou, precisamente di Saint-Loup, piccola località situata nell’attuale dipartimento Deux-Sèvres, François si trasferì a Parigi nel 1675 e si sposò nel 1683. Voltaire fu l’ultimo di cinque figli: il primogenito Armand-François morì tuttavia ancora piccolo, nel 1684, e stessa sorte toccò cinque anni più tardi al fratello Robert. Nell’ottobre 1704 entrò al rinomato collegio gesuita Louis-le-Grand. In questo periodo il giovane Voltaire dimostrò una spiccata inclinazione per gli studi umanistici, soprattutto retorica e filosofia. Benché destinato a essere molto critico nei confronti dei gesuiti, Voltaire poté beneficiare dell’intensa vita intellettuale del collegio.

Nel 1711 lascia il collegio e s’iscrive, per volere paterno, alla scuola superiore di diritto che comunque lascerà dopo soli quattro mesi con fermo e deciso disgusto, in quanto egli non aveva mai espresso alcun desiderio di fare l’avvocato. Dal 1726 al 1728 visse in Maiden Lane, Covent Garden, nel luogo oggi ricordato da una targa al n. L’esilio di Voltaire in Gran Bretagna durò tre anni, e questa esperienza influenzò fortemente il suo pensiero. Voltaire, per separare il suo nome da quello del padre ed evitare confusioni con poeti dal nome simile. Questa è la teoria generalmente più diffusa. Un’altra teoria ricorre al luogo d’origine della famiglia Arouet: la cittadina di Airvault, il cui anagramma potrebbe rendere lo pseudonimo, nella forma “Vaultair”, con pronuncia francese identica a quella del nome scritto con la grafia “Voltaire”. Richard Holmes aggiunge che, oltre a questi motivi, il nome Voltaire fu scelto anche per trasmettere le connotazioni di “velocità” e “audacia”.

Nel 1736 Federico di Prussia cominciò a scrivere lettere a Voltaire. Due anni dopo Voltaire visse per un periodo nei Paesi Bassi e conobbe Herman Boerhaave. Si c’est ici le meilleur des mondes possibles, que sont donc les autres? Se questo è il migliore dei mondi possibili, gli altri come sono? Voltaire, completata poco dopo l’abbandono della Prussia. Voltaire collaborò all’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert, alla quale partecipavano anche d’Holbach e Jean-Jacques Rousseau. La tolleranza, che è una virtù, sarebbe in quel caso un vizio.

Per questo dissidio umano e intellettuale sono interessanti anche le lettere scambiate direttamente tra due filosofi: in una missiva sul Discorso sull’origine della diseguaglianza di Rousseau, in polemica col primitivismo del ginevrino, Voltaire gli scrisse che leggendo la vostra opera viene voglia di camminare a quattro zampe. Tuttavia, avendo perso quest’abitudine da più di sessant’anni, mi è purtroppo impossibile riprenderla. Voltaire, in questo periodo, si impegnò anche al fine di evitare il più possibile le guerre che insanguinavano l’Europa. Al contempo però bisogna ricordare che, nella vita privata, portava avanti lucrosi e poco onesti affari proprio nel campo dei rifornimenti all’esercito. La sua salute intanto cominciava a declinare, ed egli chiese di poter rientrare in patria.

Nonostante l’ostinato rifiuto, sino alla morte, della religione cattolica e della Chiesa – Voltaire era un deista – viene sostenuta la tesi che il filosofo si sia convertito in extremis alla fede cristiana. A riprova della conversione di Voltaire abbiamo uno studio dello spagnolo Carlos Valverde. Anche altri autori hanno riferito di una presunta autenticità della conversione di Voltaire e su i suoi rapporti col parroco Gauthier. La conversione di Voltaire nei suoi ultimi tempi venne decisamente negata dagli illuministi, in particolare dagli anticlericali, in quanto ritenuta offuscare l’immagine di uno dei loro principali ispiratori e spesso non considerata sincera nemmeno dai cattolici. Voltaire morì, probabilmente per un cancro alla prostata di cui avrebbe sofferto già dal 1773, la sera del 30 maggio 1778, all’età di circa 83 anni, mentre la folla parigina lo acclamava sotto il suo balcone. La repubblica ginevrina, che gli apparve giusta e tollerante, si rivelò un luogo di fanatismo. Nelle opere successive esprime la volontà di lavorare per la libertà politica e civile, concentrandosi molto sulla lotta all’intolleranza, soprattutto religiosa, non appoggiandosi più ai sovrani che lo avevano deluso.

Mi piaceva l’autore de L’Esprit . Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato”. Il grande obiettivo è di servire il pubblico, e senza dubbio un uomo dedicato per tutti i giorni della sua vita a salvare una contea dalle inondazioni o a scavare dei canali per facilitare il commercio rende un servizio maggiore allo stato, che non uno scheletro che dondola da un palo, appeso con una catena di ferro. Quando la giustizia penale condanna un innocente è un assassinio giuridico e il più orribile di tutti. Quando si punisce con la morte un crimine che nelle altre nazioni prevede castighi più leggeri la giustizia penale è crudele e non politica. Un impiccato non serve a nulla. Probabilmente qualche boia, ciarlatano quanto crudele, avrà fatto credere agli imbecilli del suo quartiere che il grasso dell’impiccato guarirà dell’epilessia.

Per Voltaire il crimine più orrendo che un uomo possa commettere è la pena di morte applicata per motivi religiosi o ideologici, anche mascherati da crimini comuni, come nel caso Calas, ma dettati dal puro fanatismo religioso, per cui il principio del governo deve essere la tolleranza. Tuttavia non si può omettere e sottoporre ad una valutazione critica il fatto che lo stesso Voltaire contraddisse questi principi di tolleranza durante il suo dissidio con Rousseau. Se la guerra stessa è diventata meno crudele, il governo di ogni Stato sembra divenire ugualmente meno inumano e più saggio. Per Voltaire l’eguaglianza formale è una condizione di natura, l’uomo selvaggio è libero, anche se non civilizzato. Politicamente, invece, il suo pensiero non aderisce al liberalismo democratico poiché ancora legato ad una concezione oligarchica e gerarchica della società, come si evince ad esempio da questo passaggio: Lo spirito di una nazione risiede sempre nel piccolo numero che fa lavorare il gran numero, ne è nutrito e lo governa.

Immerso nello studio della cultura anglosassone, Voltaire rimane accecato dalle luminose e rivoluzionarie dottrine scientifiche di Newton e dal deismo e l’empirismo di John Locke. Non mancano tuttavia nelle sue opere accenti critici contro gli inglesi. Pagina autografa di una lettera di Voltaire sul caso Calas, che gli ispirerà il Trattato sulla tolleranza e in calce è visibile la sua firma tipica Écrasez l’infame! Il problema che Voltaire principalmente si pone è l’esistenza di Dio, conoscenza fondamentale per giungere a una giusta nozione dell’uomo.