Preti PDF

Celebrazione dei Vespri con sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e membri di alcuni movimenti ecclesiali nella Chiesa della SS. Questa voce o sezione sull’preti PDF gerarchia cattolica non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Chiesa locale, citando anziani e vescovi.


Författare: Vittorino Andreoli.

Prima o poi, nella vita, tutti incontriamo un sacerdote. E tutti, pur ammirando il coraggio di una “scelta estrema”, constatiamo le difficoltà a vivere questa scelta in rapporto alla modernità. Vittorino Andreoli compie – da non credente – un viaggio attento e rispettoso fra gli “uomini di Dio” del nostro tempo. Un itinerario in cui si raccontano la vita, le storie e le fatiche di tanti sacerdoti. Storie di preti anonimi, che vivono nelle periferie delle grandi città e nelle parrocchie di montagna. Uomini generosi, ma in crisi d’identità, di vocazione, di solitudine. Preti che talvolta fanno audience e talvolta suscitano scandalo. Preti di cui lo psichiatra si è occupato anche in veste professionale. Sono pagine ricche di umanità, che non tralasciano domande scomode: perché seminari sempre più vuoti? Perché tanti preti stanchi e infelici, che non riescono ad avvicinare la gente e in particolare i non credenti? Pagina dopo pagina, l’analisi si apre a una riflessione sulla nostra società: sulla grande “domanda di sacro” del nostro tempo e sulla fatica della Chiesa a rispondere, sulla necessità di ritrovare frammenti di senso al non-senso dilagante, sul bisogno di ritrovare luoghi e tempi per coltivare valori preziosi. Una lettura illuminante per credenti e non credenti.

Il testo esprime la coscienza che il servizio del presbitero sia una funzione assimilabile a quella del pastore, cioè di guida del popolo di Dio. Conviene procedere d’accordo con la mente del vescovo, come già fate. Il vostro presbiterato, ben reputato, degno di Dio, è molto unito al vescovo come le corde alla cetra. Quando, più tardi, l’uso della parola “sacerdote” si estese fino a indicare i membri del collegio dei presbiteri, si cominciò a usare anche l’espressione sommo sacerdote per riferirsi al vescovo. Ciò corrispondeva a un processo che era generale nella chiesa di quel periodo, e che consisteva nel riscoprire tipi e figure dell’Antico Testamento. Fu solo in quest’epoca, dunque, che si cominciò a vedere nei sacerdoti dell’Antico Testamento una prefigurazione dei ministri cristiani.

Dopo l’editto di Milano, la vita religiosa dei cristiani aveva cominciato a perdere il suo primitivo entusiasmo, dal momento che il cristianesimo era sempre più religione istituzionalizzata. Vercelli Eusebio tentò di unire vita clericale e vita monastica. Tentativi simili a questi, li troviamo anche in Martino di Tours, Paolino di Nola e nella Regola pastorale di papa Gregorio I, che non a caso era stato un monaco, divenuto poi vescovo di Roma. Nei secoli successivi, con la diffusione del cristianesimo nei centri rurali, si accentuò la funzione liturgica dei presbiteri: da collegio di collaboratori del vescovo, i presbiteri diventavano suoi rappresentanti e sostituti nelle comunità lontane dalla sede episcopale.

Dopo il crollo dell’Impero Romano e un primo periodo di smarrimento, la chiesa cristiana in Occidente rinforzò la propria autoconsapevolezza di garante della civiltà terrena, oltre che della predicazione evangelica. Soprattutto nell’Alto Medioevo la Regola pastorale di Gregorio Magno fu in Occidente il principale documento normativo per il clero, esattamente come la Regola benedettina lo era per il monachesimo. Nonostante i tentativi di riforma dell’epoca carolingia, nei secoli centrali del Medioevo la qualità morale e culturale della vita del clero decadde rapidamente. Il XIII secolo si segnalò per la nascita degli Ordini mendicanti e per l’apogeo della filosofia scolastica. Tra le sue accuse contro le pessime condizioni del cristianesimo al suo tempo, Martin Lutero metteva in rilievo anche la mancanza di preparazione culturale del clero e il suo basso livello morale.

Di fatto, l’accusa di Lutero e di Calvino toccava un nervo scoperto della chiesa cattolico-romana, e con il Concilio di Trento si istituzionalizzò e si uniformò un modello di formazione dei preti: il seminario. L’inserimento e la realizzazione del seminario in ogni diocesi si dimostrò comunque molto difficile: soltanto agli inizi dell’Ottocento troviamo questa istituzione in quasi tutte le diocesi dell’Europa cattolico-romana. Soprattutto Maria Teresa d’Austria e suo figlio Giuseppe II promossero una serie di riforme volte a sollecitare una più regolare e organica gestione amministrativa degli enti ecclesiastici e in particolare delle parrocchie. Anche il seminario, da luogo “aperto” sulla città quale era originariamente, si chiuse bruscamente, appartandosi dalla vita sociale, puntando a divenire un luogo che preservasse i candidati al presbiterato dagli influssi negativi del mondo. I seminari entrarono ben presto in una fase di staticità, di fronte alla storia che si evolveva sempre più rapidamente. Con il proprio rinnovamento ecclesiologico, il concilio Vaticano II tentò di imprimere un nuovo impulso anche al clero cattolico.