Reciproche rinascite PDF

Questa voce o sezione sull’argomento religione non è ancora formattata secondo gli standard. L’afflusso della materia nell’anima è quello che è chiamato reciproche rinascite PDF karman. Il primo è limitato nell’estensione, il secondo è invece infinito.


Författare: Lino Milita.

Con i termini dharma e adharma i giainisti indicano due sostanze del tutto particolari: sono di fatto i presupposti del movimento e della stasi. Per comprenderne il senso la tradizione fa l’esempio dell’acqua per i pesci: il pesce è in grado di nuotare per sua capacità propria ma non potrebbe farlo se non avesse il mezzo che garantisse la possibilità di esercitare questa sua capacità. L’acqua, che è il mezzo che garantisce al pesce la capacità di nuotare, è dharma. Per i giainisti non c’è dunque distinzione tra essere e divenire perché la realtà coincide con ciò che esiste e si manifesta. La materia dunque si unisce all’anima determinandone una serie di conseguenze, in particolare un offuscamento delle possibilità e della capacità conoscitive.

Esistono diversi corpi tra i quali in particolare il corpo karmico che muta continuamente a causa dell’attrazione di particelle di materia da parte dell’anima a causa del desiderio e delle passioni. Vaiśālī, antica città situata nello stato di Bihar, dove nel 599 a. Il giainismo ha dedicato molta attenzione ai meccanismi che regolano l’afflusso karmico: le particelle karmiche sfiorano l’anima ma non riescono ad agganciarsi a essa se non per effetto delle passioni che consentono al karman di attaccarsi all’anima. Come la polvere il karman si aggancia all’anima solo se questa è “umida” a causa delle passioni. Esistono quattordici livelli di sviluppo spirituali denominati guṇasthāna che l’anima percorre da una condizione di totale assoggettamento alle passioni fino all’onniscienza e alla liberazione.

L’etica giainista prescrive dunque una vita di totale rinuncia e privazione: l’astensione da ogni forma di azione conduce alla liberazione dal karman che dall’azione è generato. Per eliminare il karma accumulato bisogna poi far maturare questo frutto attraverso la pratica ascetica: viene usato dai giainisti il termine tapas che in sanscrito significa calore. Vengono denominate tapas una serie di pratiche e di austerità che permettono di liberarsi dal karman accumulato. Il monaco giainista deve vivere una vita di rinunce e privazioni, esponendo il proprio corpo a un’autentica mortificazione e liberandosi dagli impulsi delle passioni.

L’anima sale verso le regioni superne del cosmo e vive in comunione con le altre anime nella condizione di conoscenza e perfezione assoluta. Lo stesso argomento in dettaglio: digambara e svetambara. L’ultimo di questi patriarchi fu Bhadrabāhu, morto 170 anni dopo la dipartita di Jina da questo mondo. Bhadrabāhu decise di guidare la comunità verso il sud dell’India e si allontanò dalle regioni originarie del Bihar a causa di una carestia. Ancora oggi i giainisti si distinguono in questi due gruppi.

La versione che ha come protagonista Bhadrabāhu è però di ambito Digambara e vuole di fatto rimarcare un allontanamento degli Śvetāmbara dalla pratica originaria: in particolare la nudità viene definita come un carattere distintivo della pratica trasmessa da Mahāvīra stesso. Esiste però anche una versione degli Śvetāmbara sullo scisma: dopo 609 anni dalla morte del Jina un certo Śivabhūti, divenuto monaco per auto-iniziazione, si unì a un gruppo di Śvetāmbara. Durante il suo peregrinare ascoltò un sermone nel quale si diceva che, secondo la tradizione, Mahāvīra avesse praticato la nudità. Questa versione di fatto non nega la nudità come pratica attuata da Mahāvīra ma ne vincola l’attuazione a un certo livello di elevazione spirituale. Di fatto nessuna di queste due storie spiega da un punto di vista storico l’origine della distinzione dei due gruppi.

La versione dei Digambara è probabilmente del X secolo mentre quella degli Śvetāmbara al V secolo. Mahāvīra vi fosse una distinzione delle pratiche secondo uno sviluppo graduale nel percorso di ascesi e di rinuncia. Esiste peraltro nei testi riferimento a un’ulteriore setta, quella degli Yāpanīya che attuò una sorta di compromesso tra i due gruppi, almeno stando a quanto riferisce Hariṣena nel X secolo. La definitiva acquisizione della distinzione avvenne durante il concilio di Valabhī, nel 453 o nel 466 d. Canone scritturale accettato dagli uni e dagli altri.