Sottosviluppo PDF

Javascript non è abilitato su questo browser. Per utilizzare al meglio tutte le funzioni del sito ti consigliamo di abilitare javascript oppure di visitare il sito con un altro browser. Nuove economie, quelle dette emergenti, soprattutto dell’Asia, ma anche dell’America Latina, si scossero dal torpore del sottosviluppo e si affacciarono sottosviluppo PDF prepotenza sulla scena del commercio mondiale.


Författare: Paolo Sylos Labini.

I paesi in via di sviluppo rappresentano la più grande sfida del secolo appena cominciato, i loro problemi coinvolgono l’intera umanità, l’ambiente e le condizioni di vita sulla terra, i flussi migratori, gli spostamenti fra diversi paesi di unità produttive, con una conseguente incessante ridistribuzione internazionale del lavoro.

Quarta di copertina

Per cercare di interpretare l’evoluzione economica delle diverse società, dobbiamo considerare, insieme, tre aspetti fondamentali: la cultura, le istituzioni, le risorse naturali”. Questo assunto trae ispirazione dal pensiero di Adam Smith, costituisce il punto di partenza dell’analisi di Sylos Labini. Solo attraverso una prospettiva che tiene conto della storia e della teoria economica, della demografia e della scienza politica, del diritto e della sociologia, è possibile evitare letture ideologiche dei problemi legati al sottosviluppo e suggerire strade percorribili come quella, priva di scorciatoie, delle riforme istituzionali e organizzative.

Le economie mature continuarono nel loro progresso, coniugando una crescita soddisfacente con un’occupazione alta e un’inflazione bassa. In entrambi i casi, tuttavia, la crisi rimase geograficamente contenuta, e le conseguenze sull’economia reale furono relativamente modeste. Avvenne invece che il periodo d’oro ebbe una fine improvvisa e traumatica. Stati Uniti avrebbero causato un sostanziale deprezzamento di una buona parte delle attività finanziarie legate al credito fondiario. Quello shock, che in sé pareva poca cosa rispetto alle dimensioni dell’industria finanziaria mondiale, bastò a far collassare l’intero castello di carte che anni di crescita incontrollata e poi degenerata della finanza avevano eretto.

Le perdite dovute al crollo dei mercati azionari e alla caduta dei prezzi degli immobili si misurano in decine di migliaia di miliardi. Stati Uniti, poi nelle altre economie industrializzate, infine nel mondo intero. L’intervento della politica economica, oggi più tempestivo e deciso, probabilmente impedirà che essa si trasformi in una lunga depressione, ma, anche nella migliore delle ipotesi, la ripresa sarà lenta. L’instabilità si è manifestata quando una piccola spinta ha messo in moto una reazione a catena, che ha quasi provocato il meltdown del sistema. Se vi è complementarietà fra sviluppo fisiologico della finanza e crescita dell’economia, è anche vero che il settore finanziario è a continuo rischio di instabilità a motivo di sue caratteristiche intrinseche. Sovente segnano la fine brusca di quei periodi di euforia in cui un ottundimento della percezione del rischio dà luogo a una bolla speculativa, alimentata da una forte espansione del credito, e pertanto del grado di indebitamento, e spesso da ardite innovazioni finanziarie.

Pur se offrono strumenti utili di interpretazione, tali modelli presentano limiti notevoli, non solo perché privi di generalità, ma soprattutto perché rappresentano gli episodi di instabilità finanziaria come esito di comportamenti razionali degli operatori. Comunque, al di là della comunanza di alcuni tratti generali, ogni crisi finanziaria è diversa dalle altre per le cause specifiche che l’hanno innescata, per i modi in cui si manifesta, per la gravità e per la diffusione: l’analisi di ciascuna di esse, anche se deve avvalersi di strumenti teorici, appartiene dunque alla storia economica. In quella, gravissima, di cui ci si occupa in queste pagine, l’espansione del credito, e pertanto dell’indebitamento, che è un tratto comune a precedenti episodi, è avvenuta a ritmi straordinari e con modalità inconsuete. In un mondo di economie aperte questi squilibri sono fisiologici. In questo periodo, due gruppi di Paesi si sono collocati in situazioni opposte. Nel primo, di cui gli Stati Uniti sono l’esponente principale, la propensione a spendere ben più del reddito prodotto non ha trovato costrizioni.

Il secondo gruppo, composto soprattutto di Paesi emergenti e in cui la Cina rappresenta l’elemento di dimensioni maggiori, si è caratterizzato per un’elevata capacità di esportazione e per una bassa propensione alla spesa interna, soprattutto per consumi. Sul versante macroeconomico, trattandosi di grandi economie con valute impiegate come mezzo di pagamento e di riserva, non operarono quelle costrizioni esterne sulla bilancia dei pagamenti che limitano la libertà di economie più piccole. Soprattutto, l’innovazione finanziaria, incoraggiata dai governi, consentì di allentare i vincoli di bilancio che avrebbero altrimenti costretto le decisioni individuali di spesa: ne è prova la rapida caduta della propensione al risparmio delle famiglie statunitensi, che si è quasi azzerata nel periodo. Il nuovo modello, affermatosi soprattutto nell’ultimo decennio grazie all’innovazione finanziaria, in qualche senso rappresenta un ibrido fra banche e mercato. Le banche originano i crediti, ma, invece di tenerli all’attivo dei propri bilanci, li cedono, insieme ai rischi connessi e alle garanzie offerte dal debitore, a un’entità fuori bilancio all’uopo costituita.

In base alla distribuzione di probabilità degli eventi di insolvenza nell’intero insieme dei mutui sottostanti, ciascun certificato obbligazionario viene suddiviso in tranches, caratterizzate da una diversa esposizione a quegli eventi. I presunti benefici del nuovo modello. In via di principio, il nuovo modello dovrebbe consentire una distribuzione più efficiente del rischio. Questo viene frammentato e trasferito dalle banche a una pluralità di investitori non bancari.

Come oggi sappiamo, è avvenuto esattamente il contrario di quanto previsto. Le autorevoli opinioni appena riportate ben riflettono lo spirito del tempo, che trovava supporto negli sviluppi della teoria economica e nell’ideologia prevalente che li condizionava. Ai nostri fini interessano due caratteristiche di questi sviluppi. Un sistema di incentivi distorto si manifestava anche per i gestori di patrimoni, quali gli hedge funds, a motivo della struttura delle commissioni. Questo appetito per il rischio ha stimolato una domanda crescente di nuovi strumenti finanziari su cui scommettere. Per soddisfarla non bastavano le pur complesse obbligazioni strutturate di prima generazione: la fantasia e la tecnica della nuova finanza seppero offrire di più, recidendo qualsiasi residuo contatto degli strumenti finanziari con l’economia reale.