Torino indaga. Le inchieste della Procura e Questura di Torino Vol. 2 PDF

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Författare: Di Fausto.

Queste tre inchieste che vedono impegnate Questura e Procura di Torino compenetrano episodi di cronaca nera con gli antefatti e gli impulsi interiori dei personaggi, offrendo esempi di condotte fuori dai limiti della razionalità, quali spesso s’incontrano negli esseri umani mossi da intense passioni. “Per la vita per la morte”. Racconta l’itinerario che porta alla soluzione d’un caso d’omicidio che vede implicati due gemelli, caso reso più intricato dalla complessità del legame genetico e psicologico della coppia. “Il Giardino di Epicuro”. L’uccisione d’una giovane madre apre lo scenario su comportamenti che si discostano dalle regole della società tradizionale e della moralità dominante. A districare il filo del delitto s’impegna il commissario Gabriella Maselli. “L’omicida di via Santa Giulia”. Tocca al commissario capo Giuseppe Pedante andare alla scoperta dei retroscena della vicenda umana d’una ragazza, vittima d’un mondo insensibile e maschilista, trovata morta in un misero locale della popolare borgata Vanchiglia. La narrazione si dipana con ritmo coinvolgente, in un linguaggio ricco e vivo per esprimere la multiformità dei temi, che lascia spazio a considerazioni psicologiche e sociali.

Le informazioni hanno solo un fine illustrativo. Wikipedia può contenere materiale discutibile: leggi le avvertenze. Le procure di Firenze e Perugia sono state impegnate in numerose indagini volte a individuare i responsabili esecutori materiali per 4 duplici omicidi e poi i possibili mandanti. I reati del Mostro di Firenze vennero commessi nell’arco di 17 anni e hanno riguardato giovani coppie appartatesi nella campagna fiorentina.

Generalmente, soprattutto nei delitti esplicitamente maniacali, il serial killer sparava preferibilmente prima alla vittima maschile e poi alla donna. Intorno alle due del mattino del 22 agosto, il bambino suona alla porta di un casolare sito in via del Vingone 154, a oltre due chilometri di distanza da dove era parcheggiata l’automobile. Il proprietario, De Felice, sveglio per via del figlio malato che ha chiesto dell’acqua, si affaccia immediatamente alla finestra, e davanti alla porta vede il bambino che scorgendolo a sua volta gli dice: “Aprimi la porta perché ho sonno, ed ho il babbo ammalato a letto. Le indagini conducono al marito della donna, Stefano Mele, sospettato di aver commesso il delitto per gelosia.

Il 23 agosto, dopo 12 ore di interrogatorio, e dopo aver negato inizialmente un suo coinvolgimento e aver gettato sospetti sui vari amanti della moglie, arriva a confessare il delitto. Nonostante il Vinci abbia portato un alibi confermato da due testimoni, il 24 agosto i due vengono messi a confronto. L’incontro però dura molto poco, perché dopo le prime battute Stefano Mele ritratta ancora e scagiona Salvatore. I magistrati intanto stanno nuovamente sentendo il bambino, che dopo aver sostenuto per giorni di non aver sentito, né visto nulla, adesso ammette di aver visto al suo risveglio il padre, e che questo lo avrebbe preso sulle spalle portandolo fino alla casa di Vingone dopo avergli fatto promettere di non dire nulla.

Le sevizie sul corpo di Stefania furono tanto violente da causare, in sede processuale, lo svenimento di un Carabiniere durante l’udienza in cui venivano mostrate le foto del corpo della ragazza. Il pomeriggio prima di essere uccisa la Pettini aveva confidato a un’amica di aver fatto uno “strano incontro” con una persona poco piacevole che l’aveva turbata, ma non ebbe tempo di approfondire il fatto. Un amico della Pettini, titolare della scuola guida dove la ragazza stava conseguendo la patente, raccontò ai carabinieri di un pedinamento da parte di uno sconosciuto in auto durante una lezione di guida, il venerdì sera prima del delitto. Dopo altri sette anni, nello stesso anno vengono commessi due duplici omicidi. Il primo nella notte tra il 6 e il 7 giugno 1981 nei pressi di Mosciano di Scandicci. Giovanni viene raggiunto da tre colpi di pistola esplosi attraverso il finestrino anteriore sinistro, mentre altri cinque proiettili colpiscono Carmela. I corpi dei due giovani saranno rinvenuti il mattino dopo.

L’uomo è ancora a bordo dell’auto, come nel delitto del 1974. Anche in questa occasione le armi usate sono la Beretta calibro . Vincenzo Spalletti, trentenne, sposato e padre di tre figli, era, ai tempi, un autista di autoambulanze presso l’Ospedale Misericordia di Montelupo Fiorentino, conosciuto in famiglia e presso la Taverna del Diavolo, un ristorante della zona, per essere anche un guardone. Il 22 ottobre 1981, a soli quattro mesi di distanza dal precedente omicidio, a Travalle di Calenzano vicino a Prato, in località Le Bartoline, lungo una strada sterrata che attraversa un campo, a poca distanza da un casolare abbandonato, vengono uccisi Stefano Baldi, di 26 anni, operaio tessile di Calenzano, e Susanna Cambi, commessa di 24 anni. La notte del 19 giugno 1982, a Baccaiano di Montespertoli vengono uccisi Paolo Mainardi, meccanico di 22 anni, e Antonella Migliorini di 19, dipendente di una ditta di confezioni. Paolo viene solo ferito e riesce a mettere in moto l’auto e a inserire la retromarcia. Tuttavia non è in grado di controllare l’auto che attraversa la strada e resta poi bloccata nella proda sul lato opposto.

Il delitto sarà infatti scoperto pochissimo dopo dagli occupanti una vettura sopraggiunta nel frattempo. Antonella è morta, Paolo respira ancora e viene trasportato al vicino ospedale di Empoli, dove muore il mattino seguente senza riprendere conoscenza. L’assassino fredda dapprima Meyer con tre colpi in rapidissima successione, mentre Rüsch tenta inutilmente la fuga ma viene poi colpito anch’esso da quattro proiettili, di cui uno al cervello, accasciandosi sul fondo dell’automezzo. Si pensò quindi che il killer, non potendo essere Stefano Mele – detenuto nel periodo in cui il “mostro” aveva continuato a colpire – e neppure Francesco Vinci, potesse invece essere un altro personaggio appartenente alla loro cerchia di frequentazioni e conoscenze. Furono pertanto indiziati e inquisiti Giovanni Mele, fratello di Stefano, e Piero Mucciarini, cognato di Giovanni Mele. Le vittime del penultimo delitto del Mostro di Firenze sono Claudio Stefanacci, studente universitario di 21 anni, e Pia Gilda Rontini di 18 anni, da poco tempo impiegata presso il bar della stazione ferroviaria di Vicchio e majorette nella banda musicale del paese.