Utopia. Storia e teoria di un’esperienza filosofica e politica PDF

Torre di Babele, Pieter Bruegel, 1563. L’ambizione a uno “spazio ideale”, si può affermare, ha accompagnato l’uomo lungo tutta la sua storia, fin da quando, già nella remota antichità, ha dovuto confrontarsi con situazioni e problematiche che emergevano dallo strutturarsi degli insediamenti umani e dell’economia in forma urbana o protourbana. Quando si parla di “città utopia. Storia e teoria di un’esperienza filosofica e politica PDF”, un valore discriminante si attribuisce alla tensione ideale che ispira il progetto.


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Luogo ideale, eppure inesistente o impossibile, l’utopia rappresenta l’essenza della cultura moderna nel suo sforzo verso l’emancipazione dell’individuo e la realizzazione di una società garante di giustizia e libertà. In quanto comunità ideale, l’utopia si contrappone a una realtà storica degradata, proponendo un progetto di società giusta in cui bisogni individuali e beni collettivi, aspirazioni private e scopi pubblici trovano una logica e armonica compenetrazione, tanto da giungere a costruire un “paradiso in terra”. In questa prospettiva il carattere immaginario dell’utopia rimanda a una concezione aperta dell’agire individuale e sociale, arricchita dalla dimensione della possibilità e della libertà. Dell’utopia esiste però anche un’altra faccia: i progetti utopici di emancipazione possono infatti rovesciarsi nel loro esatto opposto, cioè in vere e proprie distopie caratterizzate da elementi totalitari. Nonostante questa eventuale deriva, attraverso l’immagine della “città ideale”si può comunque riflettere sulle possibilità del mutamento sociale e politico, grazie soprattutto all’elaborazione di una progettualità innovativa e non dogmatica. Con una consapevolezza: che l’utopia – se non vuol trasformarsi nel suo opposto, cioè nell’incubo delle distopie – deve delinearsi nella sua apertura e nella sua incompiutezza. L’utopia è tale solo se è un'”attesa”, cioè una modalità di opporsi alla necessità del mondo.

In mancanza di essa, infatti, la ricerca programmatica e gli esiti progettuali stimolati dalle criticità della struttura urbana non danno forma a ciò che si intende per “città ideale”. In assenza della dimensione ideale qualificante, i programmi edilizi, per quanto appaiano razionali e pianificati, possono risultare privi di qualsiasi spessore utopico e, anzi, finire semplicemente per riflettere, riprodurre, perpetuare, o consolidare, i rapporti di forza, gli assetti e le gerarchie sociali già espressi dalla società. Impianto planimetrico ippodameo della polis di Mileto, al Museo di Pergamo di Berlino. Ben presto, nella storia dell’uomo, questa aspirazione ha assunto il carattere di una riflessione teorica, declinata in chiave di Utopia filosofica o nei termini di un progetto politico. Lo stesso argomento in dettaglio: Ippodamo da Mileto, Urbanistica greca e Schema ippodameo.

Lo stesso argomento in dettaglio: Urbanistica rinascimentale e Architettura rinascimentale. La planimetria stellata e radiocentrica della città fortezza di Palmanova. Nello spazio delimitato della “città” dovevano idealmente convergere aspirazioni ed esigenze disparate, sia funzionali che estetiche, veri tratti culturali caratteristici dell’epoca, il cui equilibrio fosse espressione della nuova sensibilità affermatasi nella cultura e nella società del tempo. Antica pianta di Terra del Sole, presso Forlì.

Elementi fondamentali per raggiungere tale obiettivo furono l’apertura di nuove prospettive cittadine con realizzazioni, in forme regolari o rettilinee, di strade, ponti, canali e piazze. Non mancarono, a questo proposito, esempi progettuali di vere e proprie città militari. Fra queste, un esempio significativo è la città-fortezza di Terra del Sole costruita ex novo alla fine del Cinquecento per volontà di Cosimo I de’ Medici. La Città Ideale, dipinto esposto nella Galleria nazionale delle Marche e opera di un ignoto artista, è il “luogo ideale” in cui la classicità “moderna” trova la “sua” rappresentazione e raggiunge il suo culmine. Lo stesso argomento in dettaglio: Castiglione Olona. Chiostro e cortile d’onore del palazzo Ducale di Urbino.

Lo stesso argomento in dettaglio: Rinascimento urbinate e Palazzo Ducale di Urbino. Il bugnato liscio di Palazzo Piccolomini, a Pienza, nella sistemazione urbanistica di Bernardo Rossellino. Lo stesso argomento in dettaglio: Urbanistica di Pienza. L’intervento fu poi esteso al resto del borgo, fino a farne una perfetta residenza papale, improntata a un’omogenea visione architettonica, in cui la scansione orizzontale del lastrico pavimentato sembra rispecchiarsi sulla geometria regolare delle linee verticali dei prospetti dei palazzi, quasi assurgendo a modulo architettonico.