Verginità Rubata PDF

L’opera venne originariamente dipinta per la Cappella del Santo Anello nel Verginità Rubata PDF di Perugia, dove era conservata la reliquia dell’anello nuziale della Vergine. La grande pala d’altare, dopo essere stata inizialmente commissionata al Pinturicchio, venne poi affidata al Perugino, che vi lavorò dal 1501 al 1504. L’edificio si trova alla sommità di una gradinata, ed ha quattro protiri rinascimentali con archi a tutto sesto e cupolette in corrispondenza dei quattro lati principali, dove si aprono verosimilmente quattro portali con timpano triangolare identici. Il motivo dell’arcata, cieca, si trova anche nei lati minori.


Författare: P. Torres.

Come nella maggior parte delle opere peruginesche, la composizione è impostata a criteri di simmetria, movimentati dal variare ritmico delle pose. Attorno al perno centrale del sacerdote, che sta perfettamente sull’asse dell’edificio centrale e, soprattutto della sua maestosa porta aperta sullo sfondo, sono disposti san Giuseppe, a sinistra vestito di giallo, con dietro il corteo maschile, e la Vergine Maria, a destra, seguita dalle donne. I panneggi ricadono pesanti e luminosi come macchie di colore, con quell’effetto “bagnato” che Perugino aveva appreso durante la sua formazione fiorentina nella bottega del Verrocchio. Il paesaggio sullo sfondo mostra dolci colline, punteggiate da esili alberelli, che sfumano in lontananza verso l’orizzonte, dando l’impressione di uno spazio infinitamente vasto e profondo. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 4 feb 2019 alle 18:23. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Sant’Agata, di Piero della Francesca, ca 1460-1470.

Catania, per non avere mai tradito la professione della sua fede cristiana. La sua biografia scritta menziona interrogatori, torture, una resistenza perseverante e la vittoria di una fede incrollabile, che nell’insieme sono uno dei primi esempi in assoluto della letteratura agiografica nel corso della storia della Chiesa. Il suo martirio testimonia come a Catania sicuramente già nel III secolo esistesse una comunità cristiana. Manoscritto miniato del martirio di Santa Ágata nel Códex Bodmer 127, ca. Secondo gli atti del martirio, Agata nacque in una famiglia ricca e nobile, per tradizione catanese. La località di nascita è stata in passato messa in discussione: si pensa che sia nata a Palermo o, più probabilmente, a Galermo nei dintorni a nord di Catania.

I documenti narrativi del martirio di Agata in realtà tacciono sui natali della Santa e tali citazioni restano dunque infondate. Tuttavia essi indicano in tre punti i sostanziali indizi sulla sua natività a Catania: il primo punto è quello relativo all’inizio del processo, secondo il testo fornito dalla redazione latina. Infine, va ricordato che al tesoro di Sant’Agata apparterrebbe anche un diploma di Papa Urbano II che decreta i natali catanesi della santa. In merito ai natali palermitani, tradizione piuttosto tarda, vi è chi ritiene essa si fondi sull’errata traslitterazione di Galermus in Palermus, di fonti latine nel primo caso e greche nel secondo, tradizione che attinge al fatto che effettivamente la giovane avrebbe soggiornato a Palermo prima di tornare alla sua città per essere giudicata. Anche sulla data di nascita non esiste particolare certezza, essendo questa taciuta dalle fonti.

Effettivamente, cosa documentata dalla tradizione orale catanese, dai documenti scritti narranti il suo martirio e dalle raffigurazioni iconografiche ravennate, con particolare riferimento alla tunica bianca e al pallio rosso, Agata viene rappresentata come una vera e propria diaconessa della Chiesa dei primi secoli. Inoltre, da un punto di vista giuridico, Agata aveva il titolo di “proprietaria di poderi”, cioè di beni immobili. Per avere questo titolo le leggi vigenti nell’impero romano pretendevano il raggiungimento del ventunesimo anno di età. Sebastiano del Piombo, Il martirio di sant’Agata, Firenze, Palazzo Pitti. Al rifiuto deciso di Agata, il proconsole l’affidò per un mese alla custodia rieducativa della cortigiana Afrodisia e delle sue figlie, persone molto corrotte. Il fine di tale affidamento era la corruzione morale di Agata, attraverso una continua pressione psicologica, fatta di allettamenti e minacce, per sottometterla alle voglie di Quinziano, arrivando a tentare di trascinare la giovane catanese nei ritrovi dionisiaci. Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i principi, Quinziano diede avvio a un processo e convocò Agata al palazzo pretorio.