Via Zamenhof. Creatore dell’esperanto PDF

Vari studi hanno dimostrato che si tratta di una lingua semplice da imparare anche da autodidatti e in età adulta, per via delle forme regolari, mentre altri dimostrano come dei ragazzi che hanno studiato l’esperanto apprendano più facilmente un’via Zamenhof. Creatore dell’esperanto PDF lingua straniera. L’espressività dell’esperanto, simile a quella delle lingue naturali, è dimostrata dalla traduzione di opere di notevole spessore letterario. Ci sono proposte per usare l’esperanto come lingua franca per i lavori nel Parlamento europeo, principalmente per motivi economici o per evitare che si vada verso una o più lingue nazionali. Lo stesso argomento in dettaglio: Dichiarazione di Boulogne e Manifesto di Praga.


Författare: Roman Dobrzynski.

Questo libro nasce dall’idea di Roman Dobrzynski, regista e scrittore polacco, di intervistare il professor Louis Christophe Zaleski-Zamenhof, nipote di Ludwik Lejzer Zamenhof (1859-1917), il creatore dell’esperanto. L’incontro si rivelerà poi talmente coinvolgente – sia per le vicende narrate, sia per la capacità dell’intervistato di collocarle nel loro contesto storico e sociologico riuscendo così a offrirci un affresco originale di un periodo che copre più generazioni – che l’intervista si tramutò in incontri ripetuti negli anni e divenne un libro, a oggi tradotto già in dodici paesi. Louis era nato a Varsavia nel 1925 e aveva quattordici anni quando i nazisti occuparono Varsavia, arrestarono gli appartenenti alla famiglia Zamenhof in quanto ebrei e li eliminarono fucilandoli o deportandoli nei campi di sterminio. Lui e sua madre furono rinchiusi nel ghetto. Il ragazzo, dopo aver rischiato più volte di essere deportato, riuscì a evadere dal ghetto insieme alla madre e partecipò alla resistenza. Non meno interessante la sua carriera professionale: laureatosi in ingegneria, divenne uno dei massimi esperti mondiali di costruzioni in cemento precompresso.

L’assunto di Zamenhof è che l’assenza o difficoltà di dialogo dovuta alle differenze linguistiche crea incomprensioni, ed è stata causa di violenza più volte nel corso della storia. Lo stesso argomento in dettaglio: Simboli dell’esperanto. La stella a cinque punte rappresenta i cinque continenti abitati, il colore verde la speranza di un futuro migliore, mentre il bianco rappresenta la neutralità e la pace. Tra vari simboli di limitato successo, un’altra bandiera ideata da un esperantista brasiliano nel 1987 è invece ampiamente conosciuta. Jubilea, e rappresenta due “e” verdi disposte simmetricamente su fondo bianco a rappresentare il mondo.

I colori sono anche qui il bianco e il verde, con i medesimi significati della bandiera più tradizionale. A parte alcune preferenze entrambe le bandiere sono riconosciute dagli esperantisti, anche se la più nota e usata è la tradizionale verda stelo. Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell’esperanto. Per qualche tempo fui sedotto dalle lingue antiche e sognavo che un giorno avrei potuto viaggiare per il mondo e con discorsi ardenti avrei convinto gli uomini a riesumare una di queste lingue per uso comune. In seguito, non ricordo più come, giunsi alla precisa conclusione che questo era impossibile e cominciai a sognare nebulosamente di una NUOVA lingua artificiale.

La genesi dell’esperanto non può che essere legata alla storia di Zamenhof. Questo luogo della mia nascita e degli anni della mia fanciullezza ha impresso il primo corso a tutte le mie aspirazioni successive. La popolazione di Białystok è formata da quattro elementi: russi, polacchi, tedeschi, ebrei. Ciascuno di questi gruppi parla una lingua diversa e ha relazioni non amichevoli con gli altri gruppi.

Lo stesso argomento in dettaglio: Protoesperanto. Grazie alla diffusione di quest’opera e di altre grammatiche, alla sua semplicità ma soprattutto ai suoi ideali, la lingua internazionale cominciò a diffondersi in tutta Europa tra intellettuali e persone comuni, che diedero vita al movimento esperantista. Lo stesso argomento in dettaglio: Esperantujo, Unione Europea d’Esperanto, Movimento esperantista e Movimento esperantista italiano. Un’immagine dell’uscita dei partecipanti al Congresso Universale di Esperanto del 1905, a Boulogne-sur-Mer, in Francia.

Nel 1905 a Boulogne-sur-Mer in Francia esperantisti provenienti da 20 Paesi si riunirono per trattare alcuni problemi e usarono esclusivamente l’esperanto, dimostrandone per la prima volta l’efficacia. Nel 1996 a Praga fu pubblicato l’omonimo Manifesto, che pone l’accento sui diritti linguistici che le politiche internazionali non rispetterebbero. Pietra posta a memoria di un convegno giovanile a Danzica in Polonia. 1927 – durante il Congresso Universale di Esperanto fu piantata qui una QUERCIA GIUBILARE, che poi il regime fascista distrusse. Quercia ripiantata durante il 15º Convegno Giovanile Internazionale della T.

Si stima che siano presenti esperantofoni in almeno 120 paesi nel mondo, principalmente in Europa, Brasile e Cina. Grazie alle associazioni esperantiste, alla diffusione delle grammatiche e recentemente anche per opera di Internet il numero di esperantisti è in aumento. Anche in Italia vengono organizzati annualmente molti incontri in cui viene utilizzata la lingua esperanto. Gli incontri, nazionali e non, creano quella che è anche un’attrattiva non ufficiale della lingua. Per facilitare gli spostamenti, servizi come Pasporta Servo raccolgono gli indirizzi di tutti gli esperantisti che sono disposti a ospitare gratuitamente coloro che conoscono la lingua internazionale.

Nel mondo esistono specifiche comunità locali che hanno adottato l’esperanto come lingua di comunicazione. Lo stesso argomento in dettaglio: Alfabeto dell’esperanto e Fonologia della lingua esperanto. L’accento tonico nelle parole plurisillabiche è posto sempre sulla penultima sillaba, quindi non è necessario ricorrere a segni grafici per gli accenti. La scrittura dell’esperanto è perfettamente monogrammatica: a ogni grafema corrisponde un fonema e viceversa. 28 elementi, Zamenhof introdusse due segni diacritici. Lo stesso argomento in dettaglio: Nova Help-Alfabeto. Le lettere con segni diacritici hanno dato alcuni problemi pratici per la loro rappresentazione.

Dapprima il problema si pose per le macchine per scrivere che non sempre erano fornite di tali segni, mentre più di recente con i computer fu ereditata la problematicità della scrittura e dell’invio di queste informazioni con sistemi non tutti atti a poterle scrivere o visualizzare. Di recente grazie alla diffusione di Unicode altre soluzioni permettono la scrittura e l’invio delle lettere tradizionali dell’alfabeto esperantista anche al computer, per cui si può prevedere una drastica riduzione dell’uso dei sistemi cx e ch entro non molti anni. Durante l’epoca sovietica, gli esperantisti dell’Est scrivevano frequentemente nella lingua internazionale usando i caratteri cirillici, giacché le macchine per scrivere provviste di lettere latine erano poco comuni. Il sistema qui descritto ha origine bielorusse, russe e serbe. Lo stesso argomento in dettaglio: Grammatica dell’esperanto e 16 regole dell’esperanto. Come detto in precedenza, Zamenhof creò una grammatica minimale basandosi su lingue etniche parlate quotidianamente, dalle quali ricavò il lessico e le regole di grammatica.

Era probabilmente affascinato dalla povertà di flessione della lingua inglese, che influenzò specie i verbi. Articolo: esiste un solo articolo, sia per il plurale sia per il singolare, cioè la. Non esistono gli articoli indeterminativi, se qualcosa è indeterminato, semplicemente non si pone l’articolo. Perciò, “floro” significa “fiore”, “un fiore”, mentre “la floro” significa “il fiore”.

Preposizioni: ogni preposizione viene usata in modo logico per formare un certo numero di complementi logicamente affini. Congiunzioni: si comportano in modo simile alle congiunzioni italiane. Le parti semantiche del discorso sono quelle che sono ricavate da una radice lessicale che contiene un significato generico che di per sé non è né nome, né aggettivo, avverbio o verbo, ma dalla quale si possono ricavare dette parti del discorso. Verbi: i modi e tempi dei verbi si distinguono dalle desinenze, che non cambiano in base alla persona ma solo per modo e tempo, senza bisogno di ausiliari. Avverbi: si comportano in modo simile agli avverbi in italiano e quindi non possono variare né per genere né per numero. Anche i pronomi prendono la desinenza dell’accusativo.