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Sul sito della chiesa esisteva un’antica chiesetta dedicata a Santa Maria dello Spasimo, dei vallombrosani, documentata già nel 1077. Si trovava al di fuori dalla cinta muraria matildina, ne fu in seguito inclusa nel 1172-75. Tra il 1250 e il 1258 vennero avviati dei lavori di ampliamento in visualità dello spazio architettonico medioevale PDF gotico su progetto che alcuni attribuiscono a Nicola Pisano o, più probabilmente, a Neri di Fioravanti. Gradualmente la chiesa venne ingrandita ed abbellita.


Författare: Angelo Ambrosi.

Nella prima metà del Trecento ottenne il titolo di abbazia. Il prestigio dei Vallombrosani si rifletteva anche nella grande quantità di opere d’arte che confluivano, come la monumentale Maestà di Cimabue, ora agli Uffizi. Alla fine del Cinquecento, nell’ambito dei rinnovamenti in seguito alla Controriforma che i granduchi medicei avevano promosso nelle chiese fiorentine, i Vallombrosani chiesero a Bernardo Buontalenti di rinnovare il presbiterio della chiesa di Santa Trinita e di ricostruire il convento. Il complesso assunse così uno stile sobrio e nel contempo imponente. Nel 1584 Alfonso Parigi il vecchio costruì, su disegni di Bernardo Buontalenti, il chiostro del convento. Quasi tutte le cappelle laterali furono rimaneggiate nel Seicento, con nuove decorazioni quasi scomparse dopo i restauri ottocenteschi.

In occasione dei restauri ottocenteschi si volle ripristinare l’aspetto gotico, anche a costo di interventi invasivi e deturpanti, come la rimozione dell’altare del Buontalenti. La chiesa venne danneggiata dall’alluvione del 1966, dopo il quale si avviò un ciclo di restauri che rimossero i falsi ottocenteschi e riguardarono tutti gli affreschi delle cappelle. La facciata di Santa Trinita del Buontalenti è un’opera tipica del tardomanierismo fiorentino, caratterizzata da un disegno geometrico simmetrico con elementi tradizionali ma disposti in varianti originali. Il doppio ordine di paraste scandiscono il prospetto dividendolo in tre zone. Si espande su tre navate divise da sottili pilastri rettangolari su archi a sesto acuto e volte a crociera. I pilastri della navata centrale divergono leggermente avvicinandosi al transetto, creando un effetto ottico di avvicinamento, probabilmente non casuale ma voluto, visto che anche le altezze delle arcate subiscono un simile incremento. Lungo le navate e sul lato di testa del transetto si dispongono le cappelle: cinque su ciascun lato e quattro ai lati della cappella maggiore, alle quali vanno aggiunte la cappellina di San Giovanni Gualberto alla testa del transetto destro, e la sagrestia nel transetto sinistro, già Cappella Strozzi.

Giovanni di Antonio Amati, attribuita ad Antonio del Pollaiolo. Le due acquasantiere marmoree poste in corrispondenza dei primi due pilastri, sono state disegnate da Battista Lorenzi tra il 1581 e il 1583. Nella navata destra la prima cappella che si incontra, chiusa da una grata, è la Cappella Gianfigliazzi, dal nome della famiglia che aveva numerose proprietà tra via Tornabuoni e il Lungarno Corsini. Segue la Cappella Davizzi, di Matteo Nigetti, ristrutturata verso il 1640-1642. La decorazione è sobriamente barocca e sull’altare si trova la pala della Predica di San Giovanni Battista, opera tarda di Francesco Curradi firmata e datata 1649. A fianco si incontra la Cappella Bartolini Salimbeni, chiusa dall’originaria cancellata del 1420 circa, opera forse di Manfredi di Franco da Pistoia.